“Vivisezione” o “Sperimentazione animale”?
I ricercatori usano solamente quest'ultima dizione, e accusano di falsità gli animalisti (uso questo termine in senso lato
1) per utilizzare la parola
vivisezione, che ufficialmente da tempo non si effettua più. Be', guardate un attimo qui:
questo è un animale vivo, e quell'artilugio inserito nel suo cranio non è cresciuto lì spontaneamente, glielo hanno messo dei ricercatori, tagliando o sezionando sia la pelle sia forse le ossa del cranio. Il termine sarà quindi ufficialmente non corretto, ma dal punto di vista linguistico è validissimo.
Ciononostante, preferisco usare la dicitura ufficiale sperimentazione animale (SA).
In questi giorni si è parlato moltissimo di sperimentazione animale. In particolare, sabato 8 giugno in varie città d'Italia si è svolto l'evento Italia unita per la corretta informazione scientifica, che ha consentito a studiosi di Scienze (da studenti a professori a esperti di comunicazione) di far conoscere al pubblico vari argomenti attualmente dibattuti, spaziando dagli OGM ai vaccini, dalla sperimentazione animale alle “scie chimiche”, tutti argomenti su cui spesso c'è disinformazione. Un evento veramente meritevole di plauso, cui hanno partecipato a titolo gratuito, regalando il proprio tempo e il proprio entusiasmo, vari operatori dell'ambito scientifico.
Parallelamente, in varie delle stesse città, è stata organizzata una contromanifestazione da parte di vari gruppi animalisti, contrari per principio alla sperimentazione animale. Anche questi gruppi hanno regalato tempo ed entusiasmo alla loro causa.
Se ne è discusso diffusamente nel gruppo Facebook Dibattito Scienza (DS) di cui faccio parte e di cui ho parlato più volte in questa sede.
In genere mi sono limitata a leggere i post e i relativi commenti, o tutt'al più a condividere qualche link a articoli altrui. Purtroppo il sistema dei commenti è limitativo, perché non si può essere sempre presenti su Facebook per rispondere in tempo reale (di conseguenza la risposta può perdersi nel fiume ininterrotto di altri commenti), inoltre da molti commenti nasce un altro spunto di discussione: perdonatemi, sono anziana e non ho più la capacità di saltabeccare da un argomento all'altro, di confutare una osservazione qui, allargare un concetto là, puntualizzare più in là...
Pertanto preferisco scriverne qui, con il tempo e la calma che mi sono necessari, nei momenti in cui sono libera dai miei impegni personali.
Mi metto nei panni dei ricercatori che fanno sperimentazione animale, convinti che sia l'unica opzione possibile; mi metto anche nei panni di quelli tra i ricercatori che non si pongono il problema, che fanno così perché “si è sempre fatto così”, senza progredire, metodo direi ascientifico. “People in the 1940s are to be excused for thinking that animals and humans would react more or less the same to drugs and disease.” ((Greek et al.: The Nuremberg Code subverts human health and safety by requiring animal modeling. BMC Medical Ethics 2012 13:16) 2
Ma mi metto anche nei panni (sono nei panni) di chi crede che, esistendo ormai altri metodi possibili, ed esistendo anche una normativa che li imporrebbe 3, è giunto il momento di abbandonare progressivamente la sperimentazione animale, così fallace, involontariamente (spero) crudele e alla fin fine pericolosa per l'uomo.
Per “carità di patria” (si tratta di membri del gruppo cui appartengo) non scrivo nomi, ma c'è chi asserisce "la "fazione" degli animalisti si è ingrossata talmente tanto che all'interno ci sono finiti i peggiori delinquenti, come sappiamo tutti."
È vero che tra gli animalisti, come in qualunque altro gruppo sociale, ci può essere di tutto: tra gli stessi membri di DS c'è chi non sa scrivere una frase in italiano corretto (per esempio, scrive “non centra” per dire “non c'entra” o al contrario “occorre c'entrare” per “centrare”, o “eccezzionale” a parte i numerosi “qual'è” ecc.), cosa che cozza con il supposto livello culturale dei membri; ci sono alcuni che travisano per errore o direttamente manipolano le informazioni 4; ma ci sono anche persone aggressive che ad ogni minimo motivo di attrito iniziano a offendere, a volte pesantemente, gli altri commentatori, ugualmente appartenenti al gruppo (altro motivo per cui raramente commento), e una parte notevole di essi chiama gli animalisti (termine di per sé già impreciso, come sarebbe chiamare “scienziati” tutti i fautori della sperimentazione animale) “animalari” con smaccato disprezzo: si aspettano quindi di essere rispettati e che durante le manifestazioni essi si limitino a scuotere la testa e a dire loro “no no, così non si fa”? È ovvio, a insulto molti rispondono con insulto... E per ogni “animalaro” che grida o scrive sui muri ”assassini!” c'è almeno un “ricercatore” che definisce in blocco gli animalisti delinquenti, ignoranti, o peggio.
Intendiamoci, ci può davvero essere un gruppo o vari appartenenti a un gruppo che si comportano in modo incivile: ricordo per esempio il blitz di Green Hill o quello all'Università di Milano. Disapprovo questi comportamenti, che reputo indegni di persone civili e da sanzionare, se non altro perché nessuno può permettersi di rubare o distruggere la proprietà altrui.
Ma in generale le manifestazioni anti sperimentazione animale sono tutt'altro che violente, i veri animalisti sono persone pacifiche, statisticamente di livello culturale medio-alto e in genere si comportano così:
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| a Roma |
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| a Napoli |
Rispondo ora qui all'amico e co-blogger Paolo Pascucci, che nel gruppo DS chiede:
“Vorrei chiedere a chi è contrario alla sperimentazione animale: se scopriste che i modelli sperimentali che utilizzano gli animali da laboratorio sono validi e utili alla salute umana sareste ancora contrari?”
Ecco, Paolo, tu sai da tempo quale sia la mia opinione in proposito.
Sono una animalista razionale, come ce ne sono tanti: auspico, chiedo, che si diminuiscano fino a eliminarli col tempo del tutto i crudeli esperimenti animali. Sono conscia del fatto che gli animali soffrono, fisicamente ma anche psichicamente (sì, anche gli animali hanno una psiche, perché altrimenti verrebbero fatti tutti quegli esperimenti per studiare gli effetti psicologici della deprivazione affettiva, separando madri e figli e altre torture psicologiche?). Oltretutto senza rendersi conto, come farebbe un umano, del perché di tali torture, il che ne aggrava l'orrore.
Non sono vegetariana né tantomeno vegana, però predico per la limitazione del consumo di carne, pesce, latticini, e per l'abolizione dei “lager” dell'allevamento intensivo. Un'alimentazione più dedicata a cereali, verdura e frutta non può che migliorare sia le sofferenze animali (ne occorrerebbe allevare molti meno), sia l'ambiente (occorrerebbe meno acqua e meno risorse in generale, senza contare l'emissione di metano), sia soprattutto la salute umana (diminuendo drasticamente le malattie “da benessere” che rappresentano una larga fetta dei disturbi che vengono poi curati con i farmaci, i quali a loro volta provocano altri disturbi o vere e proprie malattie, basta leggere un qualunque “bugiardino”...).
Inoltre non condivido alcuni dei dogmi dei vegani e vegetariani: per esempio, sono convinta che se l'uomo si è evoluto fino a questo punto è stato anche grazie al consumo di proteine da carni di altri animali (e, ahimé, anche di altri Homo, sapiens o neanderthalensis che fossero...). Mi è rimasto impresso nella memoria un racconto di fantascienza di cui purtroppo non ricordo né l'autore né il titolo, in cui una scienziata terrestre finiva col giustificare il comportamento degli alieni che mangiavano carne umana, poiché solo cosí potevano raggiungere la maturità sessuale e riprodursi: probabilmente è ispirato al bisogno delle zanzare femmine di cibarsi di sangue ai fini riproduttivi.
Anche alcuni dei concetti sostenuti da gruppi contrari alla SA sono per me opinabili.
Ma argomentare aprioristicamente, come un membro di DS "inoltre,qualsiasi cosa che venga da un sito chiamato "novivisezione.org" è sbagliato al 99%" non mi pare molto “scientifico”: non sono proprio gli “scienziati” quelli che chiedono la prova di ogni cosa venga asserita? Vabbè, c'è anche chi vedendo un post dal titolo scherzoso, senza neppure aprire il link e leggere inizia a criticare come se la frase ironica del titolo fosse il pensiero condiviso da chi posta: ho notato molti preconcetti tra i membri di DS, purtroppo...
Ammesso che per assurdo (le prove dei fatti sono contrarie) si scoprisse che il modello animale porta a formulare medicine e pratiche mediche valide e utili per l'uomo, senza pericolosi effetti collaterali e numerose morti e invalidità, sarei comunque abbastanza se non totalmente contraria al suo utilizzo, perché non è insostituibile. Già ora, pur senza le ricche sovvenzioni dello Stato, gli investimenti della industria farmaceutica e il finanziamento attraverso le donazioni del pubblico di Enti tipo AIRC, Telethon ecc., si sono sviluppati molti metodi non solo “alternativi” ma addirittura “sostitutivi”, che al vantaggio etico aggiungono l'incommensurabile vantaggio di essere più sicuri per l'uomo. Se l'opinione pubblica chiedesse di finanziare in modo adeguato la ricerca di altri metodi, ben presto il modello animale potrebbe essere superato e dimenticato. Te ne cito qualcuno (perdonami, metto i link o copioincollo, come sai ho poco tempo a disposizione):
Biochip abbina tecniche in vitro e tecniche in silico. Si tratta fondamentalmente di un microchip che funge da scaffold e che può rappresentare a seconda della cellula utilizzata un determinato sistema miniaturizzato. Non è solo possibile impiantare specifiche colture cellulari, ma addirittura organi e interi sistemi di un organismo. Il biochip permette di valutare in modo piuttosto tempestivo gli svariati dati in uno spazio molto piccolo.
PyroDetect Questo metodo prevede l’utilizzo di sangue umano proveniente da donazioni di sangue. La sostanza di prova viene aggiunta al sangue e mantenuta alla normale temperatura corporea umana. Se la sostanza in questione è contaminata da pirogeni, si creano – proprio come avverrebbe nel corpo umano a causa del sistema immunitario - anticorpi e messaggeri comprovabili in modo inequivocabile.
Genomica: le ricerche in corso sul genoma umano sono fortemente orientate a prevedere lo sviluppo di possibili malattie e a valutare in anticipo l’efficacia, anche a livello individuale, di nuovi farmaci.
HepaTox: L’HepaTox è un bioreattore 3D miniaturizzato che ricostruisce sulla base dello stesso principio fondamentale del «bioreattore per la coltura di epatociti di maiale» un modello di coltura epatica tridimensionale.
Nell’HepaTox viene però utilizzato del materiale biologico umano che riproduce molto realisticamente l’aggregato cellulare del fegato umano.
Stampa in 3D di cellule staminali embrionali umane
Skimune, test cutaneo sulle reazione avverse
Vasi sanguigni di bioingegneria, creati partendo da cellule umane
Certo, i sedicenti “ricercatori”, numerosi dei quali scrivono attivamente i propri commenti nel gruppo DS, asseriscono che non esiste scelta. Bene, se fossero veri “ricercatori” potrei forse credere loro, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone che operano effettuando acriticamente e ripetitivamente, giorno dopo giorno, anno dopo anno, esperimenti il cui modello risale ad almeno cinquanta anni fa (quando non 70!): una catena di montaggio di manovali che indossano il camice bianco di cui vanno tanto fieri. (A questo punto, potrei definirmi anch'io “ricercatrice” perché cinquant'anni fa, all'Università, col mio bel camice bianco, eseguivo analisi sul B.O.D. (Biological Oxygen Demand) delle acque inquinate, maneggiando provette e burette e reagenti, secondo le indicazioni del docente di Igiene)
Che “ricerca” fanno? la”ricerca” presuppone il battere nuove strade, il tentare di trovare procedimenti e risultati nuovi, non è un ripetuto inciampare nello stesso errore per cinquant'anni...
Il simpatico prof. Sergio Della Sala, nel suo interessante intervento all'incontro dell'8 giugno a Milano, tra le altre cose ha detto “quando una cosa viene ripetuta più volte diventa realtà” -cito a memoria, mi scuso se le parole non erano esattamente queste. Ma sono solo io a pensare che questa frase si attaglia alla perfezione a quanto va facendo da decenni l'industria basata sulla SA?
Se ci fossero veri ricercatori, di molte malattie si sarebbero trovati metodi di prevenzione, altre, oltre a quelle infettive in cui effettivamente qualcosa si è ottenuto con antibiotici e vaccini, sarebbero già debellate.
Sai anche che reputo la sperimentazione animale nella ricerca farmacologica estremamente pericolosa per l'uomo perché fuorviante: non sto qui a ripeterti perché il modello animale non può funzionare, mi pare intuitivo. Del resto, anche gli stessi fautori della SA lo ammettono indirettamente “(ogni specie animale può avere effetti diversi dalla stessa molecola)” cito da MedBunker .
Ti ricordo che “Solo una molecola su 10.000 riesce ad arrivare allo sviluppo clinico; e solo una su 10 riesce a superare con successo tutte le fasi dello sviluppo clinico e giungere ai pazienti come farmaco standard.” (fonte eclintrials.org) , dati confermati dalla FDA. In altre parole, solo lo 0,1% dei farmaci testati sugli animali viene momentaneamente ammesso alla commercializzazione (si sa che poi molti devono essere ritirati): tanto varrebbe tirare la monetina... 5
Insomma, mentre a un metodo sostitutivo è richiesto che funzioni nel 90% dei casi per essere validato, i metodi tradizionali (sperimentazione animale) vengono considerati validi e insostituibili pur “funzionando” nei test clinici solo nel 10% dei casi: non è assurdo?
Ma non è finita qui: anche questo ridotto 10% riesce a provocare annualmente circa 106.000 morti all'anno negli USA ( dato del 2000) -la tragedia delle Torri Gemelle ha provocato 3.000 vittime- e circa 167.000 morti all'anno in Europa -i morti /anno per incidenti stradali sono 120.000- (dato del 2008) e questo a fronte di 115 milioni di animali uccisi all'anno (dato del 2005).
È da notare che questi numeri sono sicuramente molto inferiori alla realtà, perché riportano solo i dati ufficiali: se io avessi continuato come richiedeva la mia dottoressa la “cura” contro un'ipertensione che non avevo (inventata dagli attuali parametri medici) e che mi aveva innalzato spaventosamente i valori, ora probabilmente sarei morta, ma non rientrerei nel numero delle morti iatrogene, mi avrebbero considerato morta per la “mia” ipertensione! Un amico nostro purtroppo, affidatosi alla medicina ufficiale, non è stato così fortunato, la sua ipertensione con tali “cure” è andata crescendo di anno in anno fino alla sua morte una decina di mesi fa... neppure lui fa parte delle statistiche ufficiali di morte a causa dei farmaci!
E non pare che le percentuali sfavorevoli siano in diminuzione: è vero, la popolazione mondiale è in aumento, sempre più individui hanno accesso ai farmaci, ma vedo che la salute media sta peggiorando, pur calcolando l'allungamento del periodo di vita, secondo me da attribuire più alla alimentazione sufficiente, all'igiene e ai grandi progressi nella prevenzione che ai farmaci.
Insomma, una strage di persone e di animali.
Perché allora si continua con la SA? Perché è più facile adagiarsi nel trantran consueto, perché non occorre imparare metodi nuovi, perché non occorre cambiare macchinari ma soprattutto mentalità, perché molte “ricerche”, pur trite e ritrite e ripetitive, vengono fatte perché qualcuno possa poi pubblicarne il paper ricavandone autogratificazione quando non promozioni nella carriera...
“Gli animali vengono utilizzati perché la legge obbliga a farlo, perché esiste molta resistenza al cambiamento (Rovida 2010), perché a volte la ricerca focalizzata sull’uomo viene frenata (Rice 2011) e perché come già detto in precedenza, le procedure di validazione ufficiali sono lente e laboriose, oltre a non contemplare ancora un approccio integrato alla validazione (Hartung 2013). Tale approccio integrato sarebbe auspicabile, soprattutto data la scarsa rilevanza dell’animale, particolarmente nota da tempo in taluni settori della ricerca (consultare letteratura internazionale, dati FDA ed articoli sul blog per approfondimenti) e le enormi potenzialità delle nuove tecnologie. “ (fonte: Critica scientifica alla sperimentazione animale).
Bada bene, non dico che in passato non si siano, tra milioni di tentativi, ottenuti risultati apprezzabili pur con metodi così maldestri... certamente quel che è costato tanto in tempo, denaro, sofferenza e morte sia animale sia umana non è il caso di buttarlo via, ma adesso che moltissimi (e in un futuro forse tutti) quei procedimenti antidiluviani posso essere sostituiti con metodi più sicuri (e più veloci e probabilmente meno costosi, anche considerato l'ammortamento delle spese iniziali) vogliamo continuare a insistere nell'errore? Teniamoci i farmaci che, nei decenni d'uso, si sono dimostrati sicuri (molti però non molto efficaci, servono solo ad alleviare i sintomi) ma per i nuovi farmaci cerchiamo vie più sicure e più etiche!
Dicevo, non sono invece contraria ai vaccini, sebbene anche in questo caso si uccidano parecchi animali: ecco, i vaccini, purché usati per le malattie per cui non c'è cura, o quando il rischio percentuale è molto grande, sono molto utili, come mostra questa tabella, e possono far sparire dalla faccia della terra alcune malattie infettive.
Certo hanno i loro rischi, in primis i problemi di allergia o di insufficienza dell'apparato immunitario (immaturo o debilitato), per cui una percentuale minima di persone, spesso bambini, finisce col morire: si sa per esempio che recentemente è morta una bambina vaccinata contro il papillomavirus, questo è uno dei vaccini che sconsiglierei perché il cancro dell'utero può essere prevenuto e scoperto a tempo, per esempio con esami istologici regolari ecc. Ma si tratta sempre di mettere sui due piatti della bilancia i relativi rischi: con o senza vaccinazione. A me sembra che, fino a prova in contrario, la bilancia penda a favore della vaccinazione, tanto più utile quanto più estesa nella popolazione.
Paolo, sono stata abbastanza esauriente nella mia risposta?
1 Di animalisti ce n'è di vari tipi: da quelli “per moda” che non sanno quasi di cosa si tratti, tranne avere un vago amore per gli animali “pucciosi”, a quelli che non vogliono che si uccidano o maltrattino gli animali in generale, neppure quelli dannosi per l'uomo ma poi mangiano carne e indossano pellicce, da quelli che -come me- non rifiutano di mangiare moderatamente carne e derivati animali, né escludono totalmente l'uso di oggetti di cuoio né la difesa da animali pericolosi -in genere insetti-, ma che chiedono di eliminare per motivi etici gli allevamenti intensivi, la crudeltà sugli animali e la sperimentazione animale, fino a quelli che a questo mio comportamento aggiungono anche la rinuncia a tutto quello che prevede sfruttamento animale: vegetariani e soprattutto vegani.
2 Avevo un collega, in tutt'altro campo, che si comportava così: ha continuato per anni a redigere certificati compilati in modo erroneo perché superato, che poi venivano restituiti dagli utenti perché venissero rifatti in modo corretto, e a chi fra noi colleghi gli suggeriva di utilizzare direttamente il metodo nuovo rispondeva “ma si è sempre fatto così”!).
3 Sì, esiste la normativa in proposito: l’art.4 del D.L.vo 116/92 punto 1 stabilisce che “gli animali possono essere utilizzati solamente quando non sia possibile ricorrere ad altro metodo scientificamente valido, ragionevolmente e praticamente applicabile, che non implichi l’impiego di animali”. Mentre l'art 17 specifica “1. Nella programmazione e pianificazione dei piani di ricerca scientifica applicata alla sanità umana e animale ed alla salubrità dell'ambiente, saranno preferiti, ove possibile:
a) quelli che non si avvalgono di sperimentazione animale”; b) quelli che si avvalgono di metodi alternativi;”
Lo stesso articolo richiede anche “d) le ricerche su protocolli per il minore impiego di specie e di numero di animali;
e) le ricerche intese allo studio di metodi alternativi.”
Ricerche che lo Stato stesso non finanzia o lo fa in quantità irrisoria, tantomeno lo fanno le imprese che usano la sperimentazione animale, né gli Enti che raccolgono fondi privati, a parte poche lodevoli eccezioni.
4 Riferisco un esempio: in data 5 giugno un membro di DS scrive “La libreria che sta organizzando l'incontro sta ricevendo numerosi post minacciosi su FB. Sapete se sta succedendo anche in altre parti del Paese dove si organizzano altri incontri come questo' (se vi interessa cercate il profilo Ubik Trieste e vedrete quello che sta succedendo)” , mentre il giorno dopo, 6 giugno ribadisce “ Anche se per qualcuno non sono minacce, sono riusciti a far sospendere l'evento dell'8 giugno a trieste. Notizie più confortanti dal resto dello stivale?“ e non smentisce questa notizia nei giorni successivi; però risulta che il giorno 8 giugno qualcuno abbia assistito all'incontro suppostamente “cancellato” a Trieste: “Ieri a Trieste (in una libreria di Trieste che sosteneva l'evento dei pro-vivisezione) c'è stata una vergogna porpaganda pro vaccini ... e tra le domande che ho fatto al professore dell'Università di Trieste dicendo ad es. come mai i grafici completi dimostrano che la malattia stava già naturalmente scomparendo ed il fatto che nei Paesi dove hanno fatto la vaccinazione la malattia ha avuto un picco perché chi era predisposto a prendersela se la sarebe presa comunque soprattutto nel caso di una "vaccinazione di massa" dove ha raggiunto tutti coloro che erano predisposti alla malattia (ed alle quali affermazioni non ha saputo dare una risposta se non dirmi "non credo a quello che dice ... per me sono solo dicerie"), inoltre una delle domande che ho rivolto è se hanno fatto delle indagini epidemiologiche e statistiche fra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati, la risposta è stata (in pratica) che non li hanno ma che sono "molto interessati" .... “
Quindi l'incontro non era stato cancellato... ma nel frattempo gli “animalari” hanno fatto la figura dei prevaricatori, QDV.
5
Queste percentuali sono oggetto di discussione, in effetti da un lato i contrari alla SA danno le loro percentuali, in genere basate sui rarissimi documenti resi pubblici dalle strutture sul tipo di FDA ecc., dall'altro i sostenitori della SA affermano che si tratti di dati falsati: occorrerebbe più trasparenza, come più volte chiesto dagli animalisti ma non solo da loro. Ora pare che finalmente qualcosa si smuova in quanto a pubblicazione dei dati reali.
Un'altra cosa che forse inizierà la sua marcia è la da tempo auspicata creazione di un data base con tutti i risultati di tutte le ricerche, accessibile a tutti gli operatori del settore, se non altro per evitare inutili e costosi doppioni...