lunedì 17 giugno 2013

Vassapere, ma poi mi passa: ABBA

ABBA was a Swedish pop group formed in Stockholm in 1972, comprising Agnetha Fältskog, Björn Ulvaeus, Benny Andersson and Anni-Frid Lyngstad. ABBA is an acronym of the first letters of the band members' first names (Agnetha, Benny, Bjorn and Anni-Frid) and is sometimes stylized as the registered trademark ᗅᗺᗷᗅ. They became one of the most commercially successful acts in the history of pop music, topping the charts worldwide from 1972 to 1982. They are also known for winning the 1974 Eurovision Song Contest, giving Sweden its first victory in the history of the contest and being the most successful group ever to take part in the contest.
(la Wiki, ça va sans dire).

È tutta la mattina che ascolto gli ᗅᗺᗷᗅ. E siccome sono fondamentalmente buono voglio condividerli con voi. Ma prima un minimo di intro, un tentativo di giustificarmi: ho la fama di tipo noioso e barbogio (questo termine mi piace parecchio) faticosamente costruita nel corso degli anni da difendere. Per dire mi piacciono Mozart (sembra tanto semplice la sua musica), Ciaikowski (idem, rinuncio da subito a scriverlo come si dovrebbe) per arrivare fino al sommo JSB (molto meno facile). Poi, venendo a tempi più recenti ci metto i Fab4, i Pink Floyd (spesso angosciosi) e i TMBG (poco noti da noi, male!).
In ogni caso ieri sera li ho intravisti in TV, mentre stavo zappando per via della pubblicità che adesso sta arrivando anche su RaiNews24. Poi stamattina qualcuno (non temere Giuseppe Deliso non lo dico a nessuno --OOPS!) posta su G+ un video di jazz, bello come al solito ma là indovina chi c'era anche? Esatto, loro.


C'è da dire anche un'altra cosa: questa notte ho dormito male. Faceva caldo, c'è afa, ci sono le zanzare. E appena mi addormentavo sognavo sempre la stessa cosa: tentavo di spiegare a uno ancora più gungnu di me come si fa senza variabili, sapete, la programmazione funzionale.


E allora cosa fai? Link tira link, come le ciliegie. E allora la colonna sonora oggi è quella. Pensa che a suo tempo non li avevo mai considerati; ma con il tempo si matura (è un sintomo di maturazione vero?). E siccome sono un buono, fondamentalmente --OOPS, già detto. Eccoli, tutti per voi (e notare che ho scelto versioni con le parole, vero che sono buono fond?



Se volete ci sono anche Kansas City e Waterloo.

E che dite: devo diminuire la dose giornaliera di Lisp?

domenica 16 giugno 2013

Cose (di Scienza) dal Web #3


L'intelligenza del futuro: l'integrazione uomo-computer

[...] Agli uomini manca la capacità di memorizzare e rintracciare una mole mostruosa di dati e ai computer manca la capacità di uscire dagli schemi. Metteteli insieme e faranno sfracelli. Questa che segue è la TED conference di Shyam Sankar, direttore di una compagnia della Silicon Valley e grande estimatore di JCR Licklider, fautore della  IA, l'intelligent amplification. Un esempio recente è Foldit, un videogioco che ha lo scopo di trovare la struttura delle proteine. Due anni fa, alcuni giocatori che probabilmente poco sapevano di biologia o chimica, hanno trovato la struttura di una protease che sfuggiva a supercomputer e scienziati [Kathib et al. 2011]: l'approccio misto, uomo per il lavoro creativo, computer per quello di routine, sembrerebbe dunque vincente. [...]


Un fiore al giorno toglie il medico di torno: i fiori di bach

L'articolo affronta l'argomento in chiave esplicitamente ironica.
[...] I fiori di bach sono armoniose essenze di natura.
Sono prodotti raccogliendo fiori in un mattino di sole, tagliandoli senza toccarli e mettendoli in infusione per 4 ore in una boccia con acqua di fonte (3 ore bastano in Italia perché fa più caldo), o in alternativa bollendoli un po'. Poi si prende l'infuso che ne risulta e lo si mischia al cinquanta per cento con brandy, sul cui tipo e origine spirituale non ci sono precise indicazioni. Il prodotto così ottenuto è la tintura madre, che viene poi diluita qualche migliaio di volte per produrre le boccettine che si trovano in vendita. [...]


Esplorare Il DNA e il codice genetico - Unità di apprendimento

[...] Il percorso di apprendimento è destinato ad una classe 3° secondaria di 1° grado.
Compito unitario:

Realizzare una ricerca sulle “impronte genetiche”. Descrivere come sono rilevate e in quali altri settori della scienza vengono impiegate. Documentarsi su Internet e su riviste specializzate.
Obiettivi formativi. L’alunno:
   - descrive la struttura e la funzione di geni e cromosomi;
   - illustra graficamente le strutture del DNA e dell’RNA e le spiega verbalmente;
   - descrive il codice genetico e ne spiega il funzionamento;
   - comprende e descrive i meccanismi di trasmissione dei caratteri ereditari e le leggi di Mendel;
   - descrive come avviene la trasmissione di alcune malattie ereditarie. [...]


Le curve di legame per l’ossigeno della mioglobina e della emoglobina

[...] Nel ventesimo secolo, la maggior parte delle connessioni o delle interazioni tra la matematica e la chimica ma in particolar modo tra la matematica e la biochimica sono state affrontate da molti ricercatori per risolvere alcuni concetti in maniera tale che determinate interpretazioni e/o la soluzione di processi biologici potesse avvenire con configurazioni, strutture e/o modelli.
Alcuni esempi di queste interazioni sono rappresentate dallo studio della combinazione reversibile tra proteine (P) (enzima, recettore, trasportatore) e ligandi (L) (substrato, ormone, molecole) come base della funzione di molte proteine; interazioni in genere governate da un equilibrio chimico mediante la legge dell'azione di massa. [...]


Manipolare la memoria

[...] La memoria fa strani scherzi, lo sappiamo. Ogni giorno dimentichiamo di compiere un’azione che in genere replichiamo centinaia di volte. Purtroppo accade pure che le conseguenze di una dimenticanza siano tragiche, come riportano alcuni fatti di cronaca. La memoria può manifestarsi non solo per sottrazione, ma anche per addizione, cioè non solo dimentichiamo un appuntamento, un evento o un nome, è possibile pure che aumentino i ricordi di eventi anche se in effetti non sono mai accaduti. Questo genere di fenomeno è chiamato misinformation effect, cioè l’effetto di un’informazione sbagliata inserita tra l’acquisizione di informazione e il richiamo in memoria (una sorta di interferenza retroattiva), che conduce a ricordi di eventi mai esistiti. [...]



PS di Marco:
Sarebbe finito qui (per oggi), ma c'è una prelibatezza che ho visto qualche settimana fa che, pur non essendo "cosa di Scienza" nel senso stretto del termine, mette magistralmente in pratica uno dei principi/consigli che preferisco: guardare le cose da diversi punti di angolazione.

Donne a metà


[...] Oggi non ci è più concesso uno sguardo ingenuo. Dobbiamo interrogarci a fondo sulle storie che raccontiamo, e provare a raccontare storie diverse. Come scrive Iaia Caputo:
"Siamo, in fondo, animali narranti. Ignari delle nostre storie, smemorati di racconti, ci condanniamo ad assistere atterriti al dispiegarsi di una violenza che, se non viene educata o sublimata, ha il volto dell’ordinaria barbarie quotidiana del nostro tempo".
È ora, per noi uomini, di resistere a tale barbarie, e strapparci dalla carne il richiamo della violenza e il gusto della sopraffazione. Sarebbe l’unico potere di cui andare fieri. [...]

E io applaudo...

Gazze, magpies, urracas...

La gazza (pica pica) è un uccellaccio della famiglia dei corvidi. E' diffusa in tutta l'Eurasia, dice Wiki. Non so se sia ladra come vuole la tradizione, ma si dice che dove ci sono le gazze (cioè ovunque) esse distruggano i nidi degli altri uccelli, mangiando le uova e i pulcini. Sarà... però come molti corvidi, sono intelligenti, sono fra i pochi animali che riconoscono se stessi in uno specchio, e cacciano in gruppo. In più, hanno un piumaggio molto bello, bianco e nero con sfumature di blu o verde, dipende dalla luce (intendiamoci, le gazze sono gli unici esseri che stanno bene in bianco e nero - non fraintendetemi, che poi Juhan non mi fa più amico). Questa eleganza, oltre alla cattiva fama (ladra, uccello delle streghe e di malaugurio in alcune culture) ha probabilmente ispirato Gioacchino Rossini nella spendida opera "La gazza ladra", dove però la ladra è un mammifero bipede, non un corvide.


Ieri ero a Pragelato, con un nuovo telescopio - un apocromatico da 80/500 f/6. Niente di meglio che usarlo per fare un pò di bird watching... sulle gazze, perchè i passeri locali e i rondoni non si mettono mica in posa. Loro, sì!

Per cui, ascoltando in cuffia  l'ouverture rossiniana, mi son dato da fare con il tele. Le bestiacce mi osservavano, direi con sguardo malevolo... mah!

Le vedette:


Che fai, stasera?


Vado a fare un tuffo



Esempio di estrema manovrabilità aerea


Io so che tu sai che io so che ti vedo...


 uffa che barba che stufa che barba...


Pronta al decollo 

 ciau, neh?






Panico all'alba del giorno di festa


Oggi, come ogni domenica che Sua Pastosità FSM (sempre sia condito, RAmen) ci manda ho fatto la rassegna di cosa ho visto nel Web sul blog noioso.


Subito dopo, mentre stavo surfando tipo domenica (è domenica no?) si scatena l'inferno! Non l'infrno di noi devoti pastafariani (è come il paradiso ma la birra è calda e rancida e le ballerine hanno --beh lasciamo perdere va') ma l'inferno su Twitter, una situazione panicosa e panicante, giudicate voi:




Insomma panico sì!


E io a controllare facendo click su tutti i link senza scoprire niente. Richieste disperate di aiuto (qui non riportate, non ci faccio una bella figura a dire che non sapevo cosa fare). Ho anche controllato il codice HTML (solo i tag href) ma niente, disperassiun.

Poi arriva il mante:


OK, mistero risolto. Bene.

Però, a ripensarci, anzi avete tutti gli elementi e ve ne sarete già accorti e avrete già senz'altro detto "però!".
Ma lo scrivo lo stesso, mica capita tutti i giorni di scoprire di stare mobilitando (in ordine alfabetico):
  • Alessio Biancalana, il dottor Bl@ster;
  • Andrea Colangelo;
  • Massimo Mantellini, il mante.
Dai, sono soddisfazioni!
Ecco, scopro anche che il mante non lo seguo su Twitter, provvedo prima di subito.

Adesso, anzi no dopo pranzo, passeggiata lunga con Pico e Pero: è domenica.

sabato 15 giugno 2013

Il blog ti cambia e poi ...


Lo sapete vero che tra un tre settimane giuste c'è l'anniversario vero?
L'avete segnato sul calendario, l'armanac d'l fra? O l'agenda o il to-do o quello che è perché facciamo una grossa festa, nèh!
Come quella che abbiamo fatto per i centomila (adesso siamo oltre 145K), anzi di più.
Naturalmente se volete; io lo voglio perché ho visto una volta di più quanto è importante tenere un blog. OK, parlo per me.

E poi se arrivate fino in fondo a questo post c'è una notissia di quelle da brekkynius, una tantum, mac 'na vota. Ma non voglio anticipare niente, andiamo per ordine, che se no perdo il filo.


Recentemente, seguendo il consiglio di un nostro collaboratore ho iniziato a predisporre degli indici per argomento del blog, l'altro, quello noioso, Ok, panico insomma. L'operazione è tutt'altro che finita ma ci sto lavorando (si dice sempre così). Per far ciò sono costretto a rileggere quasi tutti i post, partendo dai primi. E lì sono saltate fuori cose che non m'aspettavo: link non più attivi, immagini (come le due qui sopra) e cose dimenticate, cose che rifarei in modo completamente diverso e poi ho rivisto una traccia delle cose di cui mi sono occupato, non è che ne parlo espressamente ma c'è tutto. OK, quasi tutto; almeno un po', dai!

E lo stile dei post è cambiato, parecchio. Adesso non fiondatevi subito là, sono cosciente che il mio modo di scrivere attuale non mi abrebbe garantito la sufficienza della Berta (la prof. di 'taliano, prima o poi vi racconto) ma è già meglio di allora. Anche perché c'è chi mi chiede spiegazioni, chiarimenti, chi evidenzia inesattezze e errori. Insomma è proprio vero che fare il blog ti serve, come dicono i saputi. E poi, se sei giovane, puoi sempre far vedere che sai fare delle cose (non mettere le foto sexy delle ragazze in quel caso).

C'è poi chi il blog lo fa bene, tematico. E alla fine i post si possono anche raccogliere e fascicolarli, insomma fare come il nostro Enrico.
La recenssiun del suo libro (quello che mi ha regalato e firmato (che altrimenti uno chissà cosa va a pensare)) l'ho già fatta. Ma c'è la notizia che si diceva: ieri c'è stata la presentassiun a Lisandria.

Enrico ne parla sul suo blog. Avete un'occasione di quelle che ora o mai più: Enrico in giacca e cravatta che legge una piccola parte del libro, cioè del blog. Non che l'argomento sia così nobile e rappresentativo del contenuto del libro, cioè del blog ma attira le masse.

Insomma fateci un salto, mi ringrazierete, qui: Ringraziamento.

Che poi quando parlano dialetto i mandrogni non si capisce niente ma in italiano si sente che sono piemontesi, con un accento quasi non migliore del mio. Bravo Enrico!


giovedì 13 giugno 2013

Intervista esclusiva a Wolfgang Amadeus Mozart (1° parte)

Cari tamburisti e cari lettori, ho il piacere di annunciarvi che sono riuscito a fare un'intervista esclusiva nientepopodimeno che a Wolfgang Amadeus Mozart, un'intervista che va al di là delle leggi della Fisica! ;)


Questa è la prima intervista in assoluto che abbia mai realizzato.
Spero dunque che mi perdonerete nel caso non fossi stato all'altezza (tenete poi conto che avevo Mozart di fronte; non capita tutti i giorni)! ;)
Ma non perdiamo tempo in chiacchiere inutili; procedo subito a riportare l'intervista effettuata.
Bando alle ciance!!!

Buongiorno egregio signor Mozart, sono Leonardo, di Al Tamburo Riparato; volevo farle alcune domande perché i nostri lettori sono molto curiosi di saperne di più riguardo alla sua vita e alle sue maestose opere.

Ma certo, spari pure tutte le domande che desidera porgere. Sono disponibilissimo, anche a parlare a lungo. Sa, la mia esistenza terrena è stata sì abbastanza breve ma certamente ricchissima di esperienze.

Mi scusi. Lei a che età sarebbe deceduto? (Molto probabilmente starà pensando: "Questo qui viene a farmi un'intervista e la prima domanda che mi chiede è "quando sono morto?" Che insolenza!")

Sono nato, a Salisburgo, il 27 gennaio del 1756 e sono morto, a Vienna, precisamente 50 minuti dopo la mezzanotte del 5 dicembre 1791, dunque a soli 34 anni. Contento adesso?

La ringrazio della risposta rapida e concisa, nello stile del Tamburo. Ora vorrei chiederle, se non la metto troppo in inbarazzo, di raccontarci un po' la sua infanzia. Come è stata? Felice o travagliata? I suoi genitori inoltre cosa facevano?

Beh, mio padre, Leopold, era un musico di corte, oltre ad essere un uomo di gran cultura (aveva compiuto studi di filosofia e giurisprudenza).
In particolare, era un bravo violinista ed un eccellente ma assai pedante didatta.
Tutto il mondo lo conosceva per la sua opera Metodo per lo studio del violino.
Mia madre, Anna Maria Pertl, era invece figlia di un funzionario clericale di St. Gilgen, piccola cittadina austriaca.
Questi ebbero ben 7 figli ed io fui l'ultimo, il piccolino di casa!
Essi mi assegnarono un nome di battesimo assurdo: Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart.
Come diavolo si fa a dare a dei bambini 5 nomi di battesimo?
Comunque, ritornando seri, alla fine scelsi di utilizzare ufficialmente gli ultimi 3; tuttavia, "Theophilus" non era per niente di mio gradimento.
Così decisi di usare la sua forma latineggiante, ovvero Amadeus.
Vi svelo una piccola curiosità: il nome Wolfgangus significa letteralmente "camminare come un lupo" e mi è stato dato perché era il nome del mio nonno materno.


Non per vantarmi, ma già da poco più che bebè dimostravo una predisposizione pazzesca per la musica.
Come ha infatti descritto Marie-Henri Beyle (ma forse voi lo conoscete meglio come Stendhal) nella biografia dedicata a me, il grande e inimitabile Mozart:

"Nulla lo rendeva felice come trovare accordi armoniosi. Quando compì 4 anni Leopold cominciò, per gioco, a insegnargli facili brani; pochi minuti per imparare un minuetto. In meno di un anno il piccolo componeva pezzi di insolito fascino."

Che talento che possedevo, eh? :)
Anche mio padre, ovviamente, se ne rese conto e incominciò a tartassarmi con un'educazione rigida in campo musicale (forse voleva ottenere, attraverso di me, il successo che non aveva mai conseguito di persona).
Nel 1762 la famiglia Mozart, una famiglia di musicisti (anche i miei fratelli lo erano, ma sicuramente meno dotati di me!), si recò, su invito dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, a Schönbrunn, la sua monumentale dimora.


E proprio durante cotal soggiorno strinsi amicizia nientemeno che con la figlia dell'imperatrice, Maria Antonietta (che, come tutti dovreste sapere, morì ghigliottinata durante la Rivoluzione Francese).
Devo confessare che, almeno per me, era un po' più che un semplice legame d'amicizia: mi ero preso, come si suol dire al giorno d'oggi, "una cotta" per lei, tanto da dichiararle: "Da grande, giuro, Vi sposerò".
Intanto, più passava il tempo, più le mie abilità si sviluppavano e maturavano.
Come potete andare a verificare nelle biografie scritte sul mio conto, già da molto piccolo ero capace di inserirmi come secondo violino in un quartetto sconosciuto, riuscivo con le mie orecchie a cogliere persino il "mezzo quarto di tono" e avevo composto addirittura un rudimentale concerto.
Nel 1763 dovetti affrontare un secondo viaggio, o meglio, un grande viaggio, che cominciò precisamente il 9 giugno.
Un grande viaggio poiché esso non è durato una manciata di mesi, bensì più di 3 anni, anni in cui sono stato lontano dalla mia Salisburgo.
Ho infatti girato tutta l'Europa; in ogni città in cui mi fermavo dovevo effettuare, tra l'altro, un'esecuzione o un concerto.
Sono stato a Monaco, Augusta, Heidelberg, Magonza, Francoforte, Bonn, Bruxelles, Parigi e in tante, tantissime altre località.
Per rispondere quindi alla sua domanda su come è stata la mia infanzia, io direi che è stata a dir poco errabonda.
Devo specificare che diversi mesi li ho trascorsi nella capitale francese, dove la nostra famiglia conobbe l'eminente scrittore Melchior Grimm, che ci mise sotto la sua egida.
Nel frattempo, mio padre fece pubblicare le prime Sonate da me scritte, le Sonates pour le clavecin avec l'Accompagnement de Violon K. 6-9.
Le sono sufficienti queste informazioni?

Davvero molto interessanti questi particolari della sua biografia.
Riporto qui sul blog un video relativo proprio alla Sonata K 6, in modo che possiate ascoltare un'ottima esecuzione dei primi 2 movimenti di una delle primissime composizioni del genio mozartiano:


Ha appena citato una delle sue prime composizioni (per cui le faccio i complimenti). Ciò mi ha fatto pervenire in mente un'interessante domanda: che cosa indica quella lettera K posta alla fine dei titoli di tutte le sue composizioni?

A dir la verità, l'idea di usare questa fantomatica K non è mia. Fu un certo Ludwig von Köchel ad introdurre tale particolarità.
In effetti, costui, appassionato delle mie opere (se penso che oggi c'è invece gente che va matta per il pulcino pio e il gangnam style, un po' di inc...avolatura mi viene!), decise di preparare un bel elenco di tutte le mie composizioni, il Catalogo Köchel appunto, la cui prima edizione risale al 1862.
Ecco dunque l'origine della K.
Essa, seguita da un numero intero positivo, serve proprio a numerare le mie opere seguendo un ordine cronologico, cioè, più il numero è basso, più la composizione è antica.
Ecco quindi perché le composizioni da me citate prima sono indicate con K compreso tra 6 e 9, mentre, ad esempio, il Requiem (il mio ultimissimo capolavoro) è designato con K 626.

Devo proprio constatare che ha descritto tale curiosità con una chiarezza straordinaria. Mi piacerebbe tuttavia, visto che ha dato la sua disponibilità a parlare a lungo, scoprire il proseguimento della sua biografia, narrata da chi l'ha vissuta in prima persona. Chiedo troppo?

Se proprio fa piacere a lei e ai lettori del Tamburo, andiamo avanti con il racconto. Quante cose sono accadute!


CONTINUA! ;)

mercoledì 12 giugno 2013

Contrapposizioni



“Vivisezione” o “Sperimentazione animale”?
I ricercatori usano solamente quest'ultima dizione, e accusano di falsità gli animalisti (uso questo termine in senso lato 1) per utilizzare la parola vivisezione, che ufficialmente da tempo non si effettua più. Be', guardate un attimo qui:

questo è un animale vivo, e quell'artilugio inserito nel suo cranio non è cresciuto lì spontaneamente, glielo hanno messo dei ricercatori, tagliando o sezionando sia la pelle sia forse le ossa del cranio. Il termine sarà quindi ufficialmente non corretto, ma dal punto di vista linguistico è validissimo.

Ciononostante, preferisco usare la dicitura ufficiale sperimentazione animale (SA).


In questi giorni si è parlato moltissimo di sperimentazione animale. In particolare, sabato 8 giugno in varie città d'Italia si è svolto l'evento Italia unita per la corretta informazione scientifica, che ha consentito a studiosi di Scienze (da studenti a professori a esperti di comunicazione) di far conoscere al pubblico vari argomenti attualmente dibattuti, spaziando dagli OGM ai vaccini, dalla sperimentazione animale alle “scie chimiche”, tutti argomenti su cui spesso c'è disinformazione. Un evento veramente meritevole di plauso, cui hanno partecipato a titolo gratuito, regalando il proprio tempo e il proprio entusiasmo, vari operatori dell'ambito scientifico.

Parallelamente, in varie delle stesse città, è stata organizzata una contromanifestazione da parte di vari gruppi animalisti, contrari per principio alla sperimentazione animale. Anche questi gruppi hanno regalato tempo ed entusiasmo alla loro causa.


Se ne è discusso diffusamente nel gruppo Facebook Dibattito Scienza (DS) di cui faccio parte e di cui ho parlato più volte in questa sede.
In genere mi sono limitata a leggere i post e i relativi commenti, o tutt'al più a condividere qualche link a articoli altrui. Purtroppo il sistema dei commenti è limitativo, perché non si può essere sempre presenti su Facebook per rispondere in tempo reale (di conseguenza la risposta può perdersi nel fiume ininterrotto di altri commenti), inoltre da molti commenti nasce un altro spunto di discussione: perdonatemi, sono anziana e non ho più la capacità di saltabeccare da un argomento all'altro, di confutare una osservazione qui, allargare un concetto là, puntualizzare più in là...

Pertanto preferisco scriverne qui, con il tempo e la calma che mi sono necessari, nei momenti in cui sono libera dai miei impegni personali.

Mi metto nei panni dei ricercatori che fanno sperimentazione animale, convinti che sia l'unica opzione possibile; mi metto anche nei panni di quelli tra i ricercatori che non si pongono il problema, che fanno così perché “si è sempre fatto così”, senza progredire, metodo direi ascientifico. “People in the 1940s are to be excused for thinking that animals and humans would react more or less the same to drugs and disease.” ((Greek et al.: The Nuremberg Code subverts human health and safety by requiring animal modeling. BMC Medical Ethics 2012 13:16) 2
Ma mi metto anche nei panni (sono nei panni) di chi crede che, esistendo ormai altri metodi possibili, ed esistendo anche una normativa che li imporrebbe 3, è giunto il momento di abbandonare progressivamente la sperimentazione animale, così fallace, involontariamente (spero) crudele e alla fin fine pericolosa per l'uomo.

Per “carità di patria” (si tratta di membri del gruppo cui appartengo) non scrivo nomi, ma c'è chi asserisce  "la "fazione" degli animalisti si è ingrossata talmente tanto che all'interno ci sono finiti i peggiori delinquenti, come sappiamo tutti."

È vero che tra gli animalisti, come in qualunque altro gruppo sociale, ci può essere di tutto: tra gli stessi membri di DS c'è chi non sa scrivere una frase in italiano corretto (per esempio, scrive “non centra” per dire “non c'entra” o al contrario “occorre c'entrare” per “centrare”, o “eccezzionale” a parte i numerosi “qual'è” ecc.), cosa che cozza con il supposto livello culturale dei membri; ci sono alcuni che travisano per errore o direttamente manipolano le informazioni 4; ma ci sono anche persone aggressive che ad ogni minimo motivo di attrito iniziano a offendere, a volte pesantemente, gli altri commentatori, ugualmente appartenenti al gruppo (altro motivo per cui raramente commento), e una parte notevole di essi chiama gli animalisti (termine di per sé già impreciso, come sarebbe chiamare “scienziati” tutti i fautori della sperimentazione animale) “animalari” con smaccato disprezzo: si aspettano quindi di essere rispettati e che durante le manifestazioni essi si limitino a scuotere la testa e a dire loro “no no, così non si fa”? È ovvio, a insulto molti rispondono con insulto... E per ogni “animalaro” che grida o scrive sui muri ”assassini!” c'è almeno un “ricercatore” che definisce in blocco gli animalisti delinquenti, ignoranti, o peggio.
Intendiamoci, ci può davvero essere un gruppo o vari appartenenti a un gruppo che si comportano in modo incivile: ricordo per esempio il blitz di Green Hill o quello all'Università di Milano. Disapprovo questi comportamenti, che reputo indegni di persone civili e da sanzionare, se non altro perché nessuno può permettersi di rubare o distruggere la proprietà altrui.
Ma in generale le manifestazioni anti sperimentazione animale sono tutt'altro che violente, i veri animalisti sono persone pacifiche, statisticamente di livello culturale medio-alto e in genere si comportano così: 

a Roma
a Napoli



anche se almeno uno al contrario ha compiuto atti vandalici  (in apparenza si tratta della stessa mano in tutte le scritte).

Rispondo ora qui all'amico e co-blogger Paolo Pascucci, che nel gruppo DS chiede:
Vorrei chiedere a chi è contrario alla sperimentazione animale: se scopriste che i modelli sperimentali che utilizzano gli animali da laboratorio sono validi e utili alla salute umana sareste ancora contrari?”
Ecco, Paolo, tu sai da tempo quale sia la mia opinione in proposito.
Sono una animalista razionale, come ce ne sono tanti: auspico, chiedo, che si diminuiscano fino a eliminarli col tempo del tutto i crudeli esperimenti animali. Sono conscia del fatto che gli animali soffrono, fisicamente ma anche psichicamente (sì, anche gli animali hanno una psiche, perché altrimenti verrebbero fatti tutti quegli esperimenti per studiare gli effetti psicologici della deprivazione affettiva, separando madri e figli e altre torture psicologiche?). Oltretutto senza rendersi conto, come farebbe un umano, del perché di tali torture, il che ne aggrava l'orrore.
Non sono vegetariana né tantomeno vegana, però predico per la limitazione del consumo di carne, pesce, latticini, e per l'abolizione dei “lager” dell'allevamento intensivo. Un'alimentazione più dedicata a cereali, verdura e frutta non può che migliorare sia le sofferenze animali (ne occorrerebbe allevare molti meno), sia l'ambiente (occorrerebbe meno acqua e meno risorse in generale, senza contare l'emissione di metano), sia soprattutto la salute umana (diminuendo drasticamente le malattie “da benessere” che rappresentano una larga fetta dei disturbi che vengono poi curati con i farmaci, i quali a loro volta provocano altri disturbi o vere e proprie malattie, basta leggere un qualunque “bugiardino”...).
Inoltre non condivido alcuni dei dogmi dei vegani e vegetariani: per esempio, sono convinta che se l'uomo si è evoluto fino a questo punto è stato anche grazie al consumo di proteine da carni di altri animali (e, ahimé, anche di altri Homo, sapiens o neanderthalensis che fossero...). Mi è rimasto impresso nella memoria un racconto di fantascienza di cui purtroppo non ricordo né l'autore né il titolo, in cui una scienziata terrestre finiva col giustificare il comportamento degli alieni che mangiavano carne umana, poiché solo cosí potevano raggiungere la maturità sessuale e riprodursi: probabilmente è ispirato al bisogno delle zanzare femmine di cibarsi di sangue ai fini riproduttivi.
Anche alcuni dei concetti sostenuti da gruppi contrari alla SA sono per me opinabili.
Ma argomentare aprioristicamente, come un membro di DS "inoltre,qualsiasi cosa che venga da un sito chiamato "novivisezione.org" è sbagliato al 99%" non mi pare molto “scientifico”: non sono proprio gli “scienziati” quelli che chiedono la prova di ogni cosa venga asserita? Vabbè, c'è anche chi vedendo un post dal titolo scherzoso, senza neppure aprire il link e leggere inizia a criticare come se la frase ironica del titolo fosse il pensiero condiviso da chi posta: ho notato molti preconcetti tra i membri di DS, purtroppo...

Ammesso che per assurdo (le prove dei fatti sono contrarie) si scoprisse che il modello animale porta a formulare medicine e pratiche mediche valide e utili per l'uomo, senza pericolosi effetti collaterali e numerose morti e invalidità, sarei comunque abbastanza se non totalmente contraria al suo utilizzo, perché non è insostituibile. Già ora, pur senza le ricche sovvenzioni dello Stato, gli investimenti della industria farmaceutica e il finanziamento attraverso le donazioni del pubblico di Enti tipo AIRC, Telethon ecc., si sono sviluppati molti metodi non solo “alternativi” ma addirittura “sostitutivi”, che al vantaggio etico aggiungono l'incommensurabile vantaggio di essere più sicuri per l'uomo. Se l'opinione pubblica chiedesse di finanziare in modo adeguato la ricerca di altri metodi, ben presto il modello animale potrebbe essere superato e dimenticato. Te ne cito qualcuno (perdonami, metto i link o copioincollo, come sai ho poco tempo a disposizione):

Biochip abbina tecniche in vitro e tecniche in silico. Si tratta fondamentalmente di un microchip che funge da scaffold e che può rappresentare a seconda della cellula utilizzata un determinato sistema miniaturizzato. Non è solo possibile impiantare specifiche colture cellulari, ma addirittura organi e interi sistemi di un organismo. Il biochip permette di valutare in modo piuttosto tempestivo gli svariati dati in uno spazio molto piccolo.

PyroDetect Questo metodo prevede l’utilizzo di sangue umano proveniente da donazioni di sangue. La sostanza di prova viene aggiunta al sangue e mantenuta alla normale temperatura corporea umana. Se la sostanza in questione è contaminata da pirogeni, si creano – proprio come avverrebbe nel corpo umano a causa del sistema immunitario - anticorpi e messaggeri comprovabili in modo inequivocabile.

Genomica: le ricerche in corso sul genoma umano sono fortemente orientate a prevedere lo sviluppo di possibili malattie e a valutare in anticipo l’efficacia, anche a livello individuale, di nuovi farmaci.

HepaTox: L’HepaTox è un bioreattore 3D miniaturizzato che ricostruisce sulla base dello stesso principio fondamentale del «bioreattore per la coltura di epatociti di maiale» un modello di coltura epatica tridimensionale.
Nell’HepaTox viene però utilizzato del materiale biologico umano che riproduce molto realisticamente l’aggregato cellulare del fegato umano.

Stampa in 3D di cellule staminali embrionali umane
 
Skimune, test cutaneo sulle reazione avverse

Vasi sanguigni di bioingegneria, creati partendo da cellule umane

e potrei continuare ancora... 

Certo, i sedicenti “ricercatori”, numerosi dei quali scrivono attivamente i propri commenti nel gruppo DS, asseriscono che non esiste scelta. Bene, se fossero veri “ricercatori” potrei forse credere loro, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone che operano effettuando acriticamente e ripetitivamente, giorno dopo giorno, anno dopo anno, esperimenti il cui modello risale ad almeno cinquanta anni fa (quando non 70!): una catena di montaggio di manovali che indossano il camice bianco di cui vanno tanto fieri. (A questo punto, potrei definirmi anch'io “ricercatrice” perché cinquant'anni fa, all'Università, col mio bel camice bianco, eseguivo analisi sul B.O.D. (Biological Oxygen Demand) delle acque inquinate, maneggiando provette e burette e reagenti, secondo le indicazioni del docente di Igiene)
Che “ricerca” fanno? la”ricerca” presuppone il battere nuove strade, il tentare di trovare procedimenti e risultati nuovi, non è un ripetuto inciampare nello stesso errore per cinquant'anni...
Il simpatico prof. Sergio Della Sala, nel suo interessante intervento all'incontro dell'8 giugno a Milano, tra le altre cose ha detto “quando una cosa viene ripetuta più volte diventa realtà” -cito a memoria, mi scuso se le parole non erano esattamente queste. Ma sono solo io a pensare che questa frase si attaglia alla perfezione a quanto va facendo da decenni l'industria basata sulla SA?

Se ci fossero veri ricercatori, di molte malattie si sarebbero trovati metodi di prevenzione, altre, oltre a quelle infettive in cui effettivamente qualcosa si è ottenuto con antibiotici e vaccini, sarebbero già debellate.  

Sai anche che reputo la sperimentazione animale nella ricerca farmacologica estremamente pericolosa per l'uomo perché fuorviante: non sto qui a ripeterti perché il modello animale non può funzionare, mi pare intuitivo. Del resto, anche gli stessi fautori della SA lo ammettono indirettamente “(ogni specie animale può avere effetti diversi dalla stessa molecola)” cito da MedBunker .
Senza contare i  travisamenti voluti.

Ti ricordo che “Solo una molecola su 10.000 riesce ad arrivare allo sviluppo clinico; e solo una su 10 riesce a superare con successo tutte le fasi dello sviluppo clinico e giungere ai pazienti come farmaco standard.” (fonte  eclintrials.org) , dati confermati dalla FDA. In altre parole, solo lo 0,1% dei farmaci testati sugli animali viene momentaneamente ammesso alla commercializzazione (si sa che poi molti devono essere ritirati): tanto varrebbe tirare la monetina... 5


Insomma, mentre a un metodo sostitutivo è richiesto che funzioni nel 90% dei casi per essere validato, i metodi tradizionali (sperimentazione animale) vengono considerati validi e insostituibili pur “funzionando” nei test clinici solo nel 10% dei casi: non è assurdo?

Ma non è finita qui: anche questo ridotto 10% riesce a provocare annualmente circa 106.000 morti all'anno negli USA ( dato del 2000) -la tragedia delle Torri Gemelle ha provocato 3.000 vittime- e circa 167.000 morti all'anno in Europa -i morti /anno per incidenti stradali sono 120.000- (dato del 2008) e questo  a fronte di 115 milioni di animali uccisi all'anno (dato del 2005).


È da notare che questi numeri sono sicuramente molto inferiori alla realtà, perché riportano solo i dati ufficiali: se io avessi continuato come richiedeva la mia dottoressa la “cura” contro un'ipertensione che non avevo (inventata dagli attuali parametri medici) e che mi aveva innalzato spaventosamente i valori, ora probabilmente sarei morta, ma non rientrerei nel numero delle morti iatrogene, mi avrebbero considerato morta per la “mia” ipertensione! Un amico nostro purtroppo, affidatosi alla medicina ufficiale, non è stato così fortunato, la sua ipertensione con tali “cure” è andata crescendo di anno in anno fino alla sua morte una decina di mesi fa... neppure lui fa parte delle statistiche ufficiali di morte a causa dei farmaci!
E non pare che le percentuali sfavorevoli siano in diminuzione: è vero, la popolazione mondiale è in aumento, sempre più individui hanno accesso ai farmaci, ma vedo che la salute media sta peggiorando, pur calcolando l'allungamento del periodo di vita, secondo me da attribuire più alla alimentazione sufficiente, all'igiene e ai grandi progressi nella prevenzione che ai farmaci.

Insomma, una strage di persone e di animali.
Perché allora si continua con la SA? Perché è più facile adagiarsi nel trantran consueto, perché non occorre imparare metodi nuovi, perché non occorre cambiare macchinari ma soprattutto mentalità, perché molte “ricerche”, pur trite e ritrite e ripetitive, vengono fatte perché qualcuno possa poi pubblicarne il paper ricavandone autogratificazione quando non promozioni nella carriera...
Gli animali vengono utilizzati  perché la legge obbliga a farlo, perché esiste molta resistenza al cambiamento (Rovida 2010), perché a volte la ricerca focalizzata sull’uomo viene frenata (Rice 2011)  e perché come già detto in precedenza, le procedure di validazione ufficiali sono lente e laboriose, oltre a non contemplare ancora un approccio integrato alla validazione (Hartung 2013). Tale approccio integrato sarebbe auspicabile, soprattutto data la scarsa rilevanza  dell’animale, particolarmente nota da tempo  in taluni settori della ricerca (consultare  letteratura internazionale, dati FDA ed articoli sul blog per approfondimenti) e le enormi potenzialità delle nuove tecnologie. (fonte: Critica scientifica alla sperimentazione animale).

Bada bene, non dico che in passato non si siano, tra milioni di tentativi, ottenuti risultati apprezzabili pur con metodi così maldestri... certamente quel che è costato tanto in tempo, denaro, sofferenza e morte sia animale sia umana non è il caso di buttarlo via, ma adesso che moltissimi (e in un futuro forse tutti) quei procedimenti antidiluviani posso essere sostituiti con metodi più sicuri (e più veloci e probabilmente meno costosi, anche considerato l'ammortamento delle spese iniziali) vogliamo continuare a insistere nell'errore? Teniamoci i farmaci che, nei decenni d'uso, si sono dimostrati sicuri (molti però non molto efficaci, servono solo ad alleviare i sintomi) ma per i nuovi farmaci cerchiamo vie più sicure e più etiche!

Dicevo, non sono invece contraria ai vaccini, sebbene anche in questo caso si uccidano parecchi animali: ecco, i vaccini, purché usati per le malattie per cui non c'è cura, o quando il rischio percentuale è molto grande, sono molto utili, come mostra questa tabella, e possono far sparire dalla faccia della terra alcune malattie infettive.

Certo hanno i loro rischi, in primis i problemi di allergia o di insufficienza dell'apparato immunitario (immaturo o debilitato), per cui una percentuale minima di persone, spesso bambini, finisce col morire: si sa per esempio che recentemente è morta una bambina vaccinata contro il papillomavirus, questo è uno dei vaccini che sconsiglierei perché il cancro dell'utero può essere prevenuto e scoperto a tempo, per esempio con esami istologici regolari ecc. Ma si tratta sempre di mettere sui due piatti della bilancia i relativi rischi: con o senza vaccinazione. A me sembra che, fino a prova in contrario, la bilancia penda a favore della vaccinazione, tanto più utile quanto più estesa nella popolazione.

Paolo, sono stata abbastanza esauriente nella mia risposta?

Di animalisti ce n'è di vari tipi: da quelli “per moda” che non sanno quasi di cosa si tratti, tranne avere un vago amore per gli animali “pucciosi”, a quelli che non vogliono che si uccidano o maltrattino gli animali in generale, neppure quelli dannosi per l'uomo ma poi mangiano carne e indossano pellicce, da quelli che -come me- non rifiutano di mangiare moderatamente carne e derivati animali, né escludono totalmente l'uso di oggetti di cuoio né la difesa da animali pericolosi -in genere insetti-, ma che chiedono di eliminare per motivi etici gli allevamenti intensivi, la crudeltà sugli animali e la sperimentazione animale, fino a quelli che a questo mio comportamento aggiungono anche la rinuncia a tutto quello che prevede sfruttamento animale: vegetariani e soprattutto vegani.

2 Avevo un collega, in tutt'altro campo, che si comportava così: ha continuato per anni a redigere certificati compilati in modo erroneo perché superato, che poi venivano restituiti dagli utenti perché venissero rifatti in modo corretto, e a chi fra noi colleghi gli suggeriva di utilizzare direttamente il metodo nuovo rispondeva “ma si è sempre fatto così”!).

3 Sì, esiste la normativa in proposito: l’art.4 del D.L.vo 116/92 punto 1 stabilisce che “gli animali possono essere utilizzati solamente quando non sia possibile ricorrere ad altro metodo scientificamente valido, ragionevolmente e praticamente applicabile, che non implichi l’impiego di animali”. Mentre l'art 17 specifica “1. Nella programmazione e pianificazione dei piani di ricerca scientifica applicata alla sanità umana e animale ed alla salubrità dell'ambiente, saranno preferiti, ove possibile:
a) quelli che non si avvalgono di sperimentazione animale”; b) quelli che si avvalgono di metodi alternativi;”
Lo stesso articolo richiede anche “d) le ricerche su protocolli per il minore impiego di specie e di numero di animali;
e) le ricerche intese allo studio di metodi alternativi.”

Ricerche che lo Stato stesso non finanzia o lo fa in quantità irrisoria, tantomeno lo fanno le imprese che usano la sperimentazione animale, né gli Enti che raccolgono fondi privati, a parte poche lodevoli eccezioni. 


4 Riferisco un esempio: in data 5 giugno un membro di DS scrive “La libreria che sta organizzando l'incontro sta ricevendo numerosi post minacciosi su FB. Sapete se sta succedendo anche in altre parti del Paese dove si organizzano altri incontri come questo' (se vi interessa cercate il profilo Ubik Trieste e vedrete quello che sta succedendo)” , mentre il giorno dopo, 6 giugno ribadisce “ Anche se per qualcuno non sono minacce, sono riusciti a far sospendere l'evento dell'8 giugno a trieste. Notizie più confortanti dal resto dello stivale?“ e non smentisce questa notizia nei giorni successivi; però risulta che il giorno 8 giugno qualcuno abbia assistito all'incontro suppostamente “cancellato” a Trieste: “Ieri a Trieste (in una libreria di Trieste che sosteneva l'evento dei pro-vivisezione) c'è stata una vergogna porpaganda pro vaccini ... e tra le domande che ho fatto al professore dell'Università di Trieste dicendo ad es. come mai i grafici completi dimostrano che la malattia stava già naturalmente scomparendo ed il fatto che nei Paesi dove hanno fatto la vaccinazione la malattia ha avuto un picco perché chi era predisposto a prendersela se la sarebe presa comunque soprattutto nel caso di una "vaccinazione di massa" dove ha raggiunto tutti coloro che erano predisposti alla malattia (ed alle quali affermazioni non ha saputo dare una risposta se non dirmi "non credo a quello che dice ... per me sono solo dicerie"), inoltre una delle domande che ho rivolto è se hanno fatto delle indagini epidemiologiche e statistiche fra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati, la risposta è stata (in pratica) che non li hanno ma che sono "molto interessati" .... “
Quindi l'incontro non era stato cancellato... ma nel frattempo gli “animalari” hanno fatto la figura dei prevaricatori, QDV.


5
Queste percentuali sono oggetto di discussione, in effetti da un lato i contrari alla SA danno le loro percentuali, in genere basate sui rarissimi documenti resi pubblici dalle strutture sul tipo di FDA ecc., dall'altro i sostenitori della SA affermano che si tratti di dati falsati: occorrerebbe più trasparenza, come più volte chiesto dagli animalisti ma non solo da loro. Ora pare che finalmente qualcosa si smuova in quanto a pubblicazione dei dati reali. 
Un'altra cosa che forse inizierà la sua marcia è la da tempo auspicata creazione di un data base con tutti i risultati di tutte le ricerche, accessibile a tutti gli operatori del settore, se non altro per evitare inutili e costosi doppioni...  

A cosa servono i social-cosi?

Non so se sto per violare un segreto segretissimo. Che poi, essendoci di mezzo anche un paese extracomunitario (anche se vicino e con dentro amici miei 'taliani e indigeni (almeno due)) le cose sarebbero anche peggio.
Per cui non dirò il nome di chi mi ha passato il link, solo le sue iniziali: ZL (wie mit dem Geheimnis des Mom Vergleich H.?). (OK, non so cosa ho scritto, me l'ha suggerito big G).

Allora, dicevamo, i social-cosi: io non è che li uso tutti, solo G+, Twitter e Fèisbukk, quest'ultimo anche poco. Ma ce ne sono tanti, per dire Instagram. L'altro giorno ero in compagnia di tre meravigliose ragazze (davvero!) che commentavano con l'aiFon le foto fatte pochi minuti prima. E le stesse cose continuavano a girare lì intorno (erano persone) urlando (erano appartenenti alla specie Homo decisamente-non-sapiens padanus Bossi).

Ecco io Instagram so che c'è ma non l'ho mai usato. Non ho neanche lo smartphone (me la tiro à la Michele Serra, sono davvero vecchio).

Ci sono invece altre cose che so di non sapere, prendi per esempio i Nickelback. Dice la Wiki: Nickelback is one of the most commercially successful Canadian groups, having sold more than 50 million albums worldwide and ranking as the eleventh best-selling music act, and the second best-selling foreign act in the U.S. behind The Beatles. Roba da matt! Ma, si sa, a me nessuno dice mai niente.

OK, torniamo a noi, il video suggeritomi dalla mysteryousa amica ZL.


Danke Z! mit all my heart, und eine big Kussen, nèh!