venerdì 7 marzo 2014

Noi Bogianen

Oggi scrivo il piemontese come si dovrebbe; per i forestieri si pronuncia "nui bùgia-nèn" e sta per "noi non ci muoviamo".


Tutto questo nasce per via del nostro futuro collaboratore Comandante Marco, quello in effige. Piemontese Onorario (ha trascorso parte della sua carriera professionale a Turin (pronuncia Türin)) e --ma vi racconterà tutto lui, forse. Chissà.
Per intanto oggi ha deviato le mie attività, pensa te che stavo cercando materiale su Larry Tesler (SIWOTI, prossimamente) ma, appunto, entra a gamba tesa il Comandante.

Intanto, con tradussione a fronte, un pezzo di storia. Qui: La battaglia del Colle dell'Assietta, 1747 (ahemm, sarebbe La bataja dël Còl ëd la Assieta, pronuncia la bata-ia d'l Col d'la Sc'ta).

Potrei raccontarvi per ore su parole che io direi in altro modo, per dirne una grossa: dòp per me sarebbe aprés ma forse non 'nteressa.
Molto meglio parlare di un episodio collegato, fa parte anche questo della cultura locale e poi mi permette di rimediare a una mia manchevolezza.

Gipo Farassino: un cantante, bravo, dialettale, giusto politicamente ma che poi finisce nella Lega Nord. Anzi diventa il leader locale (OK, l'alternativa era Domenico Comino, qualcuno lo ricorda?). Poi gli passa, è vecchio e malandato. Io non l'ho perdonato finora. Ma sbagliando. L'ho già ricordato qui: Sangon redux ma oggi completo dicendo che, Lega a parte, è stato OK. Purtroppo non è più con noi.

Allora, ecco, Baron Litron (al sòlit: barun litrun, nèh!)


Dai, vi faccio la traduzione, va'
Dentro Torino ci son dei conti
Ci son dei conti e delle dame
E delle dame e dei baroni
Piangon la morte del Baron Litron (von Leutrum).

Signore il Re quando ha saputo
Baron Litron era malato
Prese carrozze e carrozieri
Baron Litron è andato a visitare.

Quando è arrivato a Madonna dell'Olmo
Prima d'entrare nella citta di Cuneo
Suonano le trombe, sparano i cannoni
Per rallegrare Baron Litron.

Il signore il Re quando è giunto là
"Baron Litron come la va?'"
"Questa malattia è da morire
Niente più speranza di guarire"

Signor il Re viene a dire
"Baron Litron fatti coraggio,
Detto da re, d'oro e d'argento
Io ti farò generale"

"O, se non c'è ne oro ne argento"
"Che per la morte sia una scusa
Non c'è ne re ne generale
Cui la morte abbia riguardo"

"O, dimmi Baron Litron
Non vuoi che ti battezziamo?
Farei venire il vescovo di Torino
Io servirei da tuo padrino"

Baron Litron: "sia ben detto
Sia ringraziato vostra Corona
Non posso giungere a tanto
O buon valdese (barbèt) o buon cristiano"

"Baron Litron stai per morire
Dove vuoi che ti seppelliscano?
Ti farò fare una bara d'oro
Ti farò fare un grande lutto"

"Io ho lasciato per testamento
Che mi seppelliscano nella valle di Luserna (quella dei valdesi)
Nella valle di Luserna mi sotterreranno
dove il mio cuore si riposa tanto"

È spirato Baron Litron
Piangete baroni, piangete voi signore
Suonate le campane, sparate i cannoni
Che è spirato Baron Litron.

7 commenti:

  1. Aggiungerei una cosa, che secondo me spiega molto del carattere locale. Come tutti dovrebbero sapere, il "ciao" italico deriva dal veneto "sciavo vostro". Insomma, il salutante si inchina al salutato, e si dichiara suo schiavo. Il nostro "cerea" (ormai sempre meno usato) deriva da "signoria". Il salutante onora il salutato, ma non si abbassa. Bugia nen!
    Bel post, Juhan,e onore ai combattenti dell'Assietta.

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    1. Grassie, sükür. Appena mi riprendo ne ho un altro. Anzi no, lascio passare un po' di tempo.

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  2. Eh già, che non è più con noi. Che darmagi, neh? Di tanto in tanto mi trovo a canticchiare "Serenata ciucatuna" (n.d.r. "ciocatona", per i puristi ortografici, purtroppo a differenza dell'italiano il piemontese non è una lingua che si pronuncia come si scrive [ogni tanto ancora dopo tanti anni Ila ed io ci facciamo qualche risata su 'sta cosa! {per una volta in vita mia mi prendo il lusso di usare l'ordine delle parentesi che fin da piccolo ho sempre pensato fosse più logico }]).
    Quando canticchio quella canzone vuol dire che sono triste, e ogni volta che arrivo al punto giusto mi rendo conto che (pur comprensibilmente) i circuiti integrati li saldo a stagno e non con con la fiamma ossidrica come farebbe un Vero Uomo, e questo mi intristisce ancora di più.
    Sul perdonare la deriva leghista, non posso che citare quella vecchia ma pur sempre divertente barzelletta su Gesù che, colpito da una sassata alla nuca subito dopo aver detto "Chi è senza peccato scagli la prima pietra!", si gira e con aria stupefatta dice "Mamma, ma non è che per una volta puoi farti i cazzi tuoi?"
    La Wiki lo definisce (Gipo, non Gesù [n.d.r. questo è un esempio di tipico umorismo anglosassone in perfetto stile Jerome K. Jerome]) come "Spesso sottovalutato o relegato alla canzone dialettale", sia pur con l'attenuante "[senza fonte (le parentesi quadre sono all'interno della citazione, quindi questa specificazione per coerenza la devo mettere tra parentesi tonde)]".
    Allora colgo l'occasione per suggerire a Nino di scrivere qualcosa, in qualcuna delle sue prossime tamburate, su Fausto Amodei, un cantautore nostrano davvero troppo sottovalutato, probabilmente per le oggettivamente non brillanti qualità canore, ma con spunti creativi davvero straordinari dal punto di vista dei contenuti, come "Dal produttore al consumatore" o "La canzone della classe dirigente".
    Mi sento moralmente in dovere di dismettere per un attimo le vesti del campanilista e dire "Giovanna Marini", donna meravigliosa che nell'anno in cui sono nato si diplomò in chitarra classica al conservatorio di Santa Cecilia, perfezionandosi poi con Andrés Segovia, e scrisse poi una canzone come "I treni per Reggio Calabria", che mi fa venire un centimetro di pelle d'oca ogni volta che l'ascolto.
    Cosa penso di lei? Guardate lo stupendo film "Harold e Maude" e lo saprete.
    Tornando dalle nostre parti, ne approfitto per proporre un ricordo affettuoso di Felice Andreasi, di cui non posso non ricordare la deliziosa partecipazione, nelle vesti di Pietro Micca, alla trasmissione radiofonica "Le interviste impossibili", in cui raccontava ad un giovane Umberto Eco come effettivamente si svolsero le cose durante l'assedio di Torino.
    Ho dato troppi spunti di riflessione e ricerca? Spero di no, magari segnateveli su un foglietto e con calma andatevi a vedere le cose, poi fatemi sapere se erano consigli così tanto sballati!

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    1. Parecchi spunti. Fausto Amodei (io l'ho conosciuto per lavoro): spetterebbe a Marco Delmastro, lui è più addentro. Andreasi, chissà...

      Ma (per le parentesi
      (secondo me (nèh!))
      ci sarebbe da discuterne
      (parecchio) (e ricordarsi di chiuderle tutte (nèh!)))

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    2. OOPS! dimenticate un paio, e Blogspot non lascia correggere. Saltata via anche l'indentazione: #epic-fail!

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  3. Andreasi che fa Micca è una vera perla, di quelle che la RAI non ci offre più.
    Comunque, Giogio, saldeur che saldano a stagno (senza l'ombra d'istruzione) siamo almeno in due... assolutamente non "cap torniur"!

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    1. Invertire il 2 con il 3, m'arcomando, nèh.

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