domenica 30 marzo 2014

Vi chiedo un consiglio



Va bene, sono vecchia, d'accordo, sono imbranata, ma certo non vengo molto aiutata dal tipo di marketing deciso dalle grandi compagnie di gadget elettronici...

Mesi fa ho letto che da allora in poi le industrie produttrici di telefoni cellulari, tablet, lettori MP3, macchine fotografiche e quant'altro avrebbero dovuto uniformare i loro caricatori.

Ora, questi sono i caricatori dei cellulari e macchina fotografica che uso:





Le prime due foto si riferiscono ai caricatori di due cellulari di gamma bassa: non sono modelli recenti, anzi il primo ha diversi anni, per cui posso capire che non siano al corrente. Infatti, il cavo  dall'attacco miniUSB  si incorpora al caricatore stesso, in un tutto unico: insomma, poiché oltretutto pare che non esistano due miniUSB uguali (in questo caso infatti sono tutti e 4 diversi), ogni alimentatore può essere usato solo per quel particolare modello.

Gli altri due caricatori sono più moderni e infatti il cavo di alimentazione da un lato ha il miniUSB da inserire nell'apparecchio e dall'altro ha un USB standard da inserire nell'alimentatore.
Insomma, parrebbe finalmente risolto il problema di caricarsi di accessori tutte le volte che si viaggia (vabbè, ora sono molto più leggeri di quelli di vari anni fa, però si gradisce sempre aver minor ingombro).
Però...

Però vedo che l'output, pur essendo in entrambi a 5.0V, in uno è  a 1A, nell'altro a 0,55A.

Ed ecco la mia richiesta di consiglio, rivolta a chi di voi se ne intende: potrei usare l'alimentatore di uno dei due apparati anche per l'altro, cambiando solo il cavo USB-miniUSB?
Lo smartphone ha una batteria a 1.600mAh, mentre la macchina fotografica ce l'ha a 925mAh.

Insomma, psso avere la sicurezza di non  rovinare le batterie usando i caricatori scambiati? (o meglio, portandomene dietro solo uno dei due -quale?- e i due cavi).

O addirittura è meglio usare solo un terzo alimentatore, che intendo comunque comprare?

Si tratta di una batteria esterna, ne esistono di molti tipi e capacità, alcuni possono caricare più di un apparato alla volta, alcuni addirittura perfino un computer portatile, ma io mi accontenterei -per i miei apparatini da poco prezzo e batteria scarsa- di un modello basico che ho visto: offre 2.600mAh di carica, pesa pochi grammi - forse un po' di più dei due alimentatori sommati, però ha il vantaggio di poter caricare gli apparati (magari entrambi uno dopo l'altro) anche in mezzo a un deserto, senza prese elettriche a portata di mano...



o meglio ancora questo (pesa 62 gr. quindi ancor più leggero) con la medesima capacità:



...e sì, dopo l'esperienza di cui vi parlerò nel prossimo post, credo proprio che mi comprerò e porterò sempre in viaggio, ben caricato, questo aggeggino.


Attendo il vostro parere e consigli. Grazie.


20 commenti:

  1. AFAIK, puoi tenere quello con l'amperaggio maggiore e usarlo per tutti.

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  2. .mau. vuol dire che puoi tenere quello in grado di erogare la corrente maggiore, poi il circuito di ricarica dell'apparecchio si adatta. Quel che conta è la tensione (5V), la corrente erogabile può anche essere maggiore.
    .mau., "amperaggio" e "voltaggio" in italiano non esistono. Vabbè che sei un matematico, ci va pazienza, ma... :-D
    (qui di dice "pesantore" per massa, figurati)

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    1. Che se poi uno se lo deve portare in giro farebbe bene a tener conto anche del quintalaggio, non eccessivo ma tutto cuba.

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    2. am·pe·ràg·gio
      s.m. TS fis.
      intensità di una corrente elettrica misurata in ampere o suoi sottomultipli e multipli

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    3. (attestato dal 1935, e derivato dal francese e non dall'inglese)

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    4. .mau.: [citation needed]. Magari c'è anche quintalaggio.

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    5. Non riuscirete mai a prendere in castagna .mau. Non dimenticate che è un "grammarnazi" e un wikipedista!

      A proposito:
      "La polirematica Prendere in castagna è un'antica frase fatta con cui si intende sorprendere qualcuno in errore. La data e il luogo d'origine del detto non sono certi. Probabilmente, il modo di dire trae origine dal termine tardo latino marro o marronis che significa errore. Bisogna anche considerare che in francese antico "marrir" significava "confondersi" analogamente allo spagnolo "marrar" che significava "errare".[1] Con il passare del tempo la frase "prendere in marrone" è diventata "prendere in castagna", associando il frutto dell'albero Castanea sativa all'errore. L'uso dell'antico significato è rimasto nel termine italiano "smarronare". (da Wikipedia)

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    6. E qui entra in gioco l'annosa questione: come si fa a distinguere la castagna dal marrone?
      Io resto dell'idea che si siano messi d'accordo, non dico un complotto (gomblotto) ma una congiura sì.

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  3. Io avrei risposto l'esatto contrario, tutto dipende dalla qualità (o addirittura dall'esistenza) del circuito di ricarica all'interno del dispositivo.
    Uso abitualmente batterie ai polimeri di litio per gli aeromodelli, ed i caricatori che usiamo, oltre ad equilibrare costantemente la tensione delle singole celle, permettono di predeterminare la corrente di ricarica: una carica troppo veloce (ovvero con una corrente impressa troppo elevata) danneggia infatti le batterie, se non sono state appositamente progettate.
    Leggo qui http://www.elio.org/iw2bsf/litio_batt.pdf che "per quanto i telefoni cellulari la carica avviene in modo brutale e a corrente non costante, ma il microprocessore che controlla il telefono controlla la tensione ai capi della batteria e durante la carica impedisce il superamento della soglia di fine carica".
    Il gioco non è bello ma ci può stare a patto che l'alimentatore, del suo, fornisca una corrente massima (riportata in Ampére sull'etichetta) compatibile con la batteria dello specifico modello.
    In questo caso caricare a 1,0A una batteria il cui specifico caricatore ha la capacità di 0,5A significa probabilmente condannarla a una morte prematura, mentre il viceversa significa solo impiegare più tempo a ricaricarla completamente.
    Presumo che questo sia il motivo per cui gli alimentatori da collegare agli accendisigari delle automobili erogano 100mA @ 5V, una corrente decisamente bassa se comparata con la capacità di erogazione della batteria a 12V dell'auto, ma del tutto sicura per per le batterie di qualsiasi dispositivo!

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    1. Giorgio, ma se il circuito di ricarica del device regola la corrente non capita mica nulla. L'idea del caricatore universale è che qualunque porta USB è in grado di fornire qualche centinaio di mA. Ma deve lavorare a tensione costante, non a corrente costante. In altre parole, questi sono alimentatori, non caricabatterie; un caricabatterie (ho fatto anch'io aeromodellismo) è tutta un'altra cosa, deve controllare la corrente, e si deve accorgere della tensione di fine carica, oltre a controllare la temperatura del pacco e (per le Li in serie) la tensione di ogni elemento. Lo scopo di questi alimentatori è emulare la tensione fornita da una porta USB. Le litio-ioni dei telefonini (cella singola) hanno una tensione di lavoro di 3,3-3,6V. La tensione di ricarica è di circa 4,3V. Il che vuol dire che con un diodo in serie, e magari una resistenzina, hai fatto il circuito di ricarica dal 5V. Semplice, e non vai mai in sovraccarica; certo la durata non sarà quella ottimale, ma pazienza. Quindi collegando il telefono ad un caricatore che può erogare 1A non dovresti proprio danneggiarlo.

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    2. Grazie, Giorgio, era esattamente questo il mio dubbio: che una carica troppo veloce potesse rovinare una batteria, del tempo non mi importa molto, posso caricare nei momenti di riposo (mio e dell'apparato!).
      Grazie comunque a tutti per la rapida risposta.
      Marco, non esisteranno quei termini, ma chi mai non li usa? ;-)

      Allora è deciso. nel prossimo viaggio, entrambi i cavi+caricatore Olympus+batteria esterna (delle due, quella che riesco a trovare, del resto spaziano tra i 62 e i 74 gr., non si può parlare di "quintalaggio" come per gli antichi caricatori...)

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    3. AAARGH! AD, mi vergogno di lei. Anzi, mi vergognerebbi se potrebbi - maccome! Esistono "tensione" e "corrente" senza bisogno di usare anglismi indigesti. da oggi prometto di !!!!!! esagerare con i !!!!, xkè ce n'è bisogno. E ammazzare i congiuntivi, e via di questo passo! XD

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    4. Hai ragione Marco, d'ora in poi userò i termini giusti. Te lo giuro solennemente, purché tu non mi punisca con quegli orrori di cui mi minacci! :-D

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    5. piu alta e la tensione prima si ricarica e cosi l incontrario, l unico problema e che se si ricarica troppo in fretta si rischia di indebolire piu in fretta la batteria, lo standard dei trasformatori e 3,7v a 250 milliampere DC che ci mette circa 2-3 ore a ricaricarsi completamente, e una volta carica continua a consumare corrente anche se non in modo significativo in quanto l assorbimento e minore, non credo che nessuno superi i 5v e i 500milliampere, la porta usb del pc eroga 5vdc 500milliampere per una potenza di 2,5 wolt all ora per cio i rischi sono molto bassi ma non improbabili, per quanto riguarda la batteria ogni volta che si ricarica si indebolisce per cio prima di ricaricare cerca di sfruttarla del tutto, in media ogni 800-1000 cariche ce da sostituirla, ma dippende dai casi e da quanto la si usa! di piu non so saluti!

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    6. grazie anche a te, Skender Azizi.

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  4. anch'io ho sempre questo dubbio..

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  5. Per la verità non mi sono mai posto il problema e ho sempre collegato i dispositivi al primo alimentatore micro USB che mi capitava a tiro, senza mai percepire danni apparenti!

    Ora che me lo sono posto, però, tanto vale ragionare ad alta voce con voi! XD
    In effetti la corrente erogata, a parità di tensione, dipende dalla resistenza interna della batteria, che presumo aumenti al crescere della carica, quindi non ci sarebbero problemi se la resistenza interna della batteria fosse tale da mantenere la corrente entro i limiti leciti.
    Il mio dubbio è legato al fatto che la resistenza interna di una batteria LiPo è molto bassa, quindi c'è la possibilità che il progettista abbia sfruttato il limite di potenza esprimibile dall'alimentatore fornito a corredo (e/o quello caratteristico dello standard USB, probabilmente inferiore a quello degli alimentatori 220Vac) per ottenere una caduta di tensione e una conseguente riduzione della corrente.
    In presenza di un alimentatore più potente la caduta di tensione si verificherebbe in presenza di una corrente maggiore, con potenziali danni per la batteria.

    Nel regno puramente ipotetico dell'esplorazione dei meandri più reconditi della mente dei progettisti cinesi, quindi puro pourparler, come circuiteria di controllo a infimo costo un diodo ci sta bene, con i suoi 0,6V di caduta, per portarsi facilmente alla tensione di carica.
    Ma la piccola resistenza in serie alla batteria non farebbe da partitore abbassando la tensione ai capi della batteria? Se è vero dovrebbe avere un valore molto minore della resistenza interna della batteria, e in tal caso perderebbe la capacità di limitare la corrente, o sbaglio?

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  6. @Bruna: in termini pratici credo che comprare un alimentatore da viaggio con uscita micro USB sia un'idea più sicura che prendere un alimentatore a caso e collegarlo a un dispositivo a caso, ho la ragionevole certezza che quelli da viaggio siano pensati per non far danno in nessun caso (a parte i tempi di ricarica potenzialmente dilatati), ma migliore di tutte credo sia l'idea di convertire un vecchio beauty-case in un futuristico power-case, in cui mettere tutti gli alimentatori di tutti i dispositivi e adottare la sempre saggia regola di "a ognuno il suo"!
    Il vantaggio accessorio di questa tecnica è che ti consentirebbe anche il multi-powering! :D

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  7. UPDATE: stavo guardando "PNY PowerPack 7800 Mobile Charger" (in effetti potrebbe essere una bella comodità avere uno di quelli grossi: di notti ricarichi la batteria, di giorno ricarichi due dispositivi, e probabilmente lo puoi legare alla telecamera e avere una enorme durata aggiuntiva in piena portabilità!) e ho visto che le uscite sono minimo a 1A, definitivamente HA RAGIONE MARCO e i dispositivi hanno i necessari circuiti di regolazione!
    Migliori prezzi che ho trovato:
    http://www.siimsrl.it/default.asp?l=1&cmd=getProd&cmdID=141387 dall'Italia a 40€
    http://www.bhphotovideo.com/c/product/998053-REG/pny_technologies_p_b_7800_12_s01_rb_battery_powerpack_7800.html dagli USA a 34$, forse si recuperano le spese di spedizione, magari prendendone due dividiamo le spese di trasporto, fammi sapere! :D

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  8. Giorgio, per risponderti in merito a due messaggi fa: la R ed il diodo (o, meglio, un generatore di corrente costante) sono in serie alla batteria nel circuit di ricarica, che non ha nulla a che fare con quello di scarica; quindi non limitano la corrente erogabile.
    Dato che spesso mi ritrovo a dover progettare circuitini di ricarica "quick and dirty", la situazione peggiore si ha quando la batteria è molto o completamente scarica. In questo caso la dissipazione del circuito di ricarica, se puramente resistivo, diventa davvero alta. Però costruire un generatore di corrente costante che consumi poco e abbia una caduta minima di 0,6V è decisamente difficile, per cui ci si adatta... di solito io progetto i miei caricatori (per NiMh o Pb, di solito) con partenza da 18V e tensione di fine carica a 14, e allora c'è spazio per gestire la corrente costante. I produttori di appliances invece usano degli IC dedicati, Maxim o LT. Ad esempio, vedi http://www.linear.com/parametric/Battery_Charger_IC#!chem_!vmax_!icharge_ - solo da LT ce ne saranno 60 modelli, e le application notes sono una miniera.
    Mi scuso con i non-elettronici per i tecnicismi, ma la faccenda è, decisamente, un problema serio per chi deve usare una batteria in un prodotto consumer. Alla fine ha ragione .mau., a parte quella dell'amperaggio ;-) che non gli perdonerò mai.

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