mercoledì 23 ottobre 2013

Me piemonteis

Tutto è cominciato il primo di gennaio quando al pranzo di famiglia per capodanno, mio nonno ci ha insegnato una canzone che gli insegnò suo nonno.

In un attimo si era creato un collegamento tra la nostra realtà presente e il presente di 4 generazioni precedenti, presente-passato che dovrebbe stare all'inizio del secolo scorso (ma mi piace pensare alla fine del XVIII secolo che fa ancora più vintage). Fatto sta che la cosa meritava di essere ricordata e magari indagata meglio, quindi cosa c'era di meglio che prendere nota della canzone e trascriverne il testo? E poi il primo dell'anno siamo predisposti a fare cose nuove, no? Ma c'è un problema, la canzone è in dialetto piemontese e a scuola non me l'hanno insegnato...

Mio nonno non lo parlava più con i suoi figli (solo con la nonna) e così già i miei genitori non lo parlano più, e poi per la mia generazione una gran parte della popolazione cittadina proveniva da altre regioni. Io potrei quasi dire che ho cominciato a usarlo ai tempi dell'università (e non perché me lo insegnassero ma) perché ho frequentato e conosciuto ragazzi provenienti dalla provincia.

Insomma dovevo imparare a scrivere il piemontese. Ma posso scrivere una lingua se non la so ascoltare? Beh, sì! Con l'inglese io faccio così e scommetto di non essere il solo! Allora diciamo che non posso trascrivere quella piccola cultura orale che mio nonno mi aveva appena insegnato se prima non la so ascoltare. Sarete d'accordo anche voi, no?

Sono un po' prolisso, ma volevo solo dire che la fonetica mi ha sempre affascinato: mi ricordo quando ero bambino e mia mamma mi raccontava che la sua maestra di origine toscana la rimproverava perché diceva casa o zucchero, sbagliando la s e la z, e io bimbo che aveva appena imparato l'alfabeto non capivo che la s e la zeta hanno due suoni (per intenderci la mia s di casa non è la s che uso in cassa e la mia z di zucchero non è la stessa z di ozio ma io bimbo non me ne rendevo conto). Comunque dovendo cominciare perché non cominciare dalle vocali?

E comincio proprio male perché anche se so che in italiano le vocali sono sette1, io ne ho sempre solo usate quelle cinque che mi hanno insegnato a scuola. So di sbagliare ma io uso una sola e unica e mentre in italiano ce ne sono due nettamente distinte che permettono di capire che il frutto della pesca è un prodotto ittico e lo stesso discorso vale per la o per la quale non so nemmeno fare un esempio!
Dalla coffa un grido: «Capitano, capitano, arrivano i monsoni!»
Il capitano urla perentorio l'ordine: «Sterminateli tutti quanti!»
Dalla coffa, titubante: «Ma... capitano, sono venti!»
«Fossero anche quattrocento!»
Se non avete sentito questa barzelletta raccontata da Garrani e Mirabella alla radio qualche decennio fa come me, probabilmente non vi ha fatto ridere.
Pronuncia delle vocali ai raggi X
Immagine presa da wikipedia.org
Sembra una banalità ma non mi ero accorto che parlare è solo una questione di coordinare alcuni muscoli più che tentare di riprodurre i suoni che si ascoltano, ma in effetti è in questo modo che mi hanno insegnato il th inglese: metti la lingua così, metti i denti cosà, sposta le labbra colà e adesso respira: sorprendente funziona! Per le vocali è molto semplice ed è (quasi) tutto una questione di posizionare la  lingua.

In tutto il mondo le vocali che vengono usate sono più di trenta (e qui potete ascoltarne una buona parte), ma io non voglio arrivare a tanto. E poi a dire la verità, a scuola ho imparato altre vocali: la "u" francese e quindi siamo a sei e un'altra "e" muta che uso un po' per tutto in francese e per un suono che mi aiuta a riflettere prima di iniziare a parlare, avete presente? E così siamo a sette.

E guarda caso sono proprio le sette vocali piemontesi, almeno per le vocali sono a posto, e posso passare a scriverle:
  • a
  • e, come italiano anche in piemontese corrisponde a due suoni diversi, "e aperta" ed "e chiusa",
  • ë, la e "muta" di cui dicevo sopra,
  • i
  • o, indica la "u" italiana,
  • ò, indica la "o" aperta italiana,
  • u, indica la "u" alla francese.
 Ed è già un primo risultato! Vi torna tutto? se ho sbagliato, correggetemi! E voi come pronunciate le vocali (italiane o regionali)?

Aggiornamento: come ha notato bruna (laperfidanera), queste vocali non si pronunciano esattamente come in italiano nemmeno per la a, o la e. Credo che questa sia quella che si chiama l'inflessione dialettale. E anche per la i, andrebbero precisate le cose, magari lo farò.



Se qualcuno pensa che io sia andato fuori tema, io lo ringrazio ma so fare di meglio.

1 Mi risulta che su questo ci siano poche controversie, ma per sicurezza potete approfondire sul MaPI. Manuale di pronuncia italiana di Luciano Canepari.

9 commenti:

  1. Io il piemuntèis lo scrivo come se fosse italiano. Il guaio è che pronuncio così anche tutte le parole forestiere.
    Per le vocali conviene farsi un giro in Olanda, istruttivo. Per me non è facile perché mi chiamo RRRGGRRRRhhhiovanni, si con le consonanti è anche peggio. E più in su c'è il set di {D:T} ma le usano solo in casa.

    RispondiElimina
  2. A momenti dimenticavo: benvenuto!

    RispondiElimina
  3. @ Brusapa Jon
    Benvenuto.

    @ Juhan
    che dici lo schediamo questo ennesimo piemontese? ☺

    RispondiElimina
  4. Benvenuto, Brusapa!
    Devo correggerti, pare che in piemontese anche la A abbia due suoni.
    Ricordo che il mio professore di Linguistica all'Università (ebbene sì, per un anno sono stata iscritta a Lingue) ci diceva che in piemontese oltre alla A normale che si usa in tutta Italia ce n'è una molto più aperta, ci citava l'esempio della località di Bra: in effetti la sua pronuncia della A di Bra era veramente da ascoltare! (credo che lui stesso fosse piemontese)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bra è ancora normale; invece la zona più a est, sotto Asti hanno (avevano) suoni diversi dal resto della regione. Se poi proseguivi entravi nei posti di Enrico e lì perdevi ogni speranza di capire senza una guida locale.
      Ma, come ho già detto più volte, ancora 40-50 anni fa era possibile capire da dove veniva uno semplicemente sentendo come parlava.

      Elimina
    2. Fai benissimo a correggermi, e spero che tu lo faccia ancora dato che ne sai più di me e sono io che devo imparare.
      Effettivamente mi sono spiegato male. Quello che volevo dire è che in una parlata piemontese si usano quelle vocali, poi certo come dice anche Juhan quelle vocali vengono pronunciate diversamente e nel piemontese orientale la A è davvero caratteristica però rimane una A nel senso quella A larga ha completamente preso il posto della A italiana. Perciò io metto queste cose a livello di inflessione o cadenza, del resto anche la mia "e" non è quella italiana (a parte il fatto che la uso indifferentemente per quella aperta e quella chiusa). È corretto quello che ho detto?

      Elimina
    3. Ehi, ehi, fermo là. Ho sbagliato ad usare la parola "correggerti", avrei fatto meglio a parlare di puntualizzazioni, io non ne so di più di nessuno su alcun argomento, figurati poi la parlata piemontese (in realtà non conosco bene neppure la parlata delle mie zone! ).
      Solo ogni tanto rivedo e risento nel ricordo quel mio insegnante, così come tante altre esperienze del mio passato (cosa tipica degli anziani, abbi pazienza).
      Sai, mi piacerebbe, credo che piacerebbe anche agli altri tamburisti e ai lettori, sapere qualcosa di più su di te. Magari Juhan ti conosce bene, ma noi non ancora. Fa' contento Marco e inviagli un piccolo profilo da pubblicare nel "chi siamo".

      Elimina
  5. la lingua delle nostre parti è una anomalia glottologica, secondo alcuni frequentatori dell'antico bar baleta , oggi chiuso è la lingua primigenia che si parlava nel paradiso terrestre. Bisognerebbe consultare Eco che essendo anche lui alessandrino, sa tutto.

    RispondiElimina
  6. wow!!!Ho appena scoperto il tuo (posso darti del tu?) blog perchè stavo cercando del materiale sui nonsense e son finita qui... potere dela rete!!! Comunque notevole, davvero!!! Adoro questi argomenti!!! Ma vista la frequenza con cui scrivi e l'assiduità con cui pubblichi,ti invito a leggere il blog di mio marito Davide: www.sacroprofanosacro.blogspot.it
    Credo abbiate dei punti in comune nello... "stile"...
    Serenità
    Silvia

    RispondiElimina