sabato 2 febbraio 2013

La rotazione colturale, una pratica scomparsa

Quando ero piccolo abitavo esattamente dove abito adesso. Ma c'è stato un lungo periodo in cui sono stato fuori, non in campagna e comunque occupandomi di informatica mi sono perso parecchie cose, praticamente tutto dei cambiamenti intervenuti.

no! non sono così antico, presa qui  (opera di Patrizio Mugnaini)


Roba non da poco, l'immane scandalo delle quote latte non saprei raccontarlo né come lo racconterebbe un contadino né da uomo della strada. Sta di fatto che è stata una delle infamie cariche di conseguenze, quasi tutte negative. Per esempio il crescere del movimento leghista al quale hanno aderito tutti gli operatori legati all'agricoltura. I miei fratelli contadini hanno avuto anche loro un piccolo eccesso di produzione, hanno pagato (cioè stanno pagando c'è stata una lunghissima rateizzazione) e si sono messi in regola in modo molto creativo.
Hanno cioè venduto le loro quote (sì c'è stato un mercato delle quote, solo le quote, slegate alle vacche per la produzione del latte e all'azienda) e si sono convertiti all'allevamento di suini. Ecco, l'ho detto, perderò un paio di amici per motivi religiosi ma così va la vita.
L'operazione è riuscita anche per motivi economici non previsti: l'inizio dell'allevamento è avvenuto in concomitanza con il crollo del cambio della lira che aveva reso improponibile l'importazione dei maiali olandesi, tedeschi e danesi. Diciamo che questo ha ridotto i costi dell'apprendimento delle tecniche di allevamento.

Questo ha comportato una riorganizzazione dell'azienda di entità maggiore di quella preventivata. Intanto la necessità di trasformare la stalla, quella esistente. Poi se ne sono aggiunte altre fino a quadruplicarne la capienza. Ma anche i terreni sono cambiati: non serve più foraggio, non serve più paglia, solo mais, soya, orzo. Roba insomma che va a finire nei mangimi per i maiali.

Oggi tutto il terreno agricolo (OK, praticamente tutto) è coltivato a mais. Tutti gli anni, sempre mais. E, grazie alle guerre dell'ex Yugoslavia in Europa è giunto un terribile nemico del mais, la diabrotica, molto difficile da combattere.


In precedenza la prassi consisteva in una rotazione mais / grano (tenero quello per fare il pane) / trifoglio. A volte il trifoglio non c'era sostituito da un altro anno di grano. Poi c'era una quota di terreno tenuto a prato perenne, principalmente loglio e trifoglio. La coltivazione dei pioppi (legno tenero, da carta) che in passato era importante era già decaduta.


Il quantitativo di granella di mais autoprodotto è ampiamente insufficiente, siamo legati all'importazione. E quello importato a volte (quasi sempre in realtà) è di tipo geneticamente modificato, cosa che i nostri preferiscono far finta di non sapere. Di soya poi non GM non ne trovate nemmeno a cercarla con il lanternino.
Come se non bastasse un paio d'anni fa si è costruito (e i fratelli ne fanno parte) un impianto per la produzione di energia elettrica da biomassa, serve altro mais. Ma lì si smaltiscono anche le deiezioni (cioè la cacca) dei maiali.

Il mais ha bisogno, oltre che di ingenti quantità di concimi chimici, di molta acqua. I pozzi hanno raggiunto profondità mai viste, fino a 200 m, quasi a livello del mare. In altre zone la situazione è anche peggiore. Quest'anno i miei fratelli proveranno a utilizzare, per adesso in un paio di campi, per vedere se funziona, l'irrigazione a goccia in luogo di quella tradizionale per scorrimento. Si ha un consumo molto minore, il terreno non viene dilavato e non necessita di essere perfettamente livellato.


In alcune zone questo sistema è diffusissimo, ecco cosa succede in Kansas (sì molto più a ovest di dove mi trovo).

L'abbandono della pratica di rotazione delle colture ha serie conseguenze per il terreno. Qui il discorso sarebbe molto lungo (e, confesso, ne so poco sull'argomento), provo a accennarlo. Le piante per crescere hanno bisogno di dversi elementi chimici. I principali sono carbonio, idrogeno e ossigeno. Ma ce ne sono in quantità! Il carbonio si trova nell'anidrede carbonica (detta anche biossido di carbonio), l'idrogeno e l'ossigeno nell'acqua. Tutto questo nel processo della fotosintesi clorofilliana, l'energia la fornisce il Sole.


Ma servono altri elementi, principalmente azotofosforo e potassio. Ecco l'azoto: l'aria è formata per i quattro quinti (circa, sto parlando di agricoltura non di analisi chimica) da azoto molecolare. Peccato che in questa forma non sia utilizzabile, tanto che il nome del gas significa "senza vita". Questo nome, dovuto a Antoine Lavoisier viene oggi usato da francesi, italiani, polacchi, russi, albanesi etc. Gli inglesi usano nitrogen, cioè generatore di nitriti e nitrati. Ecco questi, dove l'azoto si trova sotto forma di ossidi con i composti ammoniacali, dove l'azoto è legato all'idrogeno sono quelli che le piante possono utilizzare. E con fosforo e potassio (sotto forma di ossidi) sono i costituenti dei concimi.


Il primo concime a essere utilizzato è stato il letame, la cacca degli animali (bovini, suini, caprini, equini) spesso misto a paglia (le stoppie del grano). Successivamente sono stati scoperti giacimenti di guano (la cacca dei gabbiani) ma se non si fosse trovato il metodo per sintetizzare l'ammoniaca (processo Haber-Bosch) oggi la produzione agricola sarebbe molto minore.
Tornando alla pratica della rotazione il trifoglio e le leguminose in realtà immagazzinano azoto nelle radici, azoto che può poi essere utilizzato dal vorace mais.


Poi c'era il grano, meno esoso del mais, il terreno aveva la possibilità di riposare un pochino. E la paglia serviva a renderlo meno compatto. Bon, non rende più abbastanza, già ci lamentiamo che non rende abbastanza il mais (loro nèh, non io). Ma quello che devi comprare costa troppo. Colpa dell'Europa, è sempre colpa dell'Europa.

Ops! sono OT, ma se volete...

Per finire il numero di aziende agricole è calato, nella mia borgata è più che dimezzato.
E non finisce mica qui, prossimamente... --OK, questo non lo so, non sono un indovino, qui ci vorrebbe Nostradamus!

5 commenti:

  1. La prima cosa che mi viene in mente è che anche per l'agricoltura tutto funziona grazie ad una rete delicata e intricata di fornitori (mangimi, sementi, fertilizzanti, prodotti chimici) a livello globale, con relativi trasporti. Tutto il pianeta, qualunque attività è fortemente connessa. Per cui il sistema è delicato, e instabile. Preoccupante... penso a Luca Mercalli e ai limiti dello sviluppo.

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    1. Verissimo. Argomento che però non saprei raccontare come si deve. E pensa ai movimenti tipo Lega e Coldiretti con Km zero e prodotto in Italia e usciamo dall'Europa e --OK smetto che mi sta salendo la pressione.

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    2. C'entra di striscio, ma oggi su LaStampa anche la Bresso e Bianucci parlano dei limiti dello sviluppo - http://www.lastampa.it/2013/02/04/scienza/il-cielo/mercedes-bresso-alla-ricerca-di-un-altra-terra-je88VpydPAdM4FbtgriPHM/pagina.html

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  2. Clesippo Geganio16 giugno 2014 10:08

    la causa della crisi in agricoltura è dovuta alle multinazionali dei concimi, sementi e OGM spesso parte delle stessa holding economica-finanziaria o parte dello stesso cartello per convenire negli stessi interessi, tutto ciò ben coadiuvato da una politica corrotta prona a queste lobby che in cambio offrono loro non più denaro in contante ma azioni quotate in borsa depositate in paradisi fiscali.
    Intorno ai palazzi del potere politico europeo esempio bruxelles ci sono gli uffici di società fittizie o di comodo che trattano direttamente per conto delle holding=multinazionali con i politici di turno per ottenere quella data Legge o normativa che gli permetta di limitare o eliminare la concorrenza uccidendo il libero mercato per speculare sulla vita di miliardi esseri umani.

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    1. Opinione non credo condivisa dagli autori del blog; di sicuro non da me. Però se hai prove o vuoi esporre le tue idee e considerazioni più dettagliatamente possiamo ospitarti. Ma niente propaganda, di nessun colore nèh!

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