martedì 30 dicembre 2025

STRANO SOGNO

La scorsa notte ho fatto un sogno così curioso che mi è rimasto impresso -cosa infrequente- e vorrei raccontarvelo.

L'inizio non lo ricordo, so solo che ad un certo punto ci eravamo trasferiti in un'altra casa, antica e ampia (più antica e più ampia della nostra attuale), a due piani come la nostra ma con in più un seminterrato con garage e cantine.

La nostra casa è su una discesa verso destra, a sinistra c'è un angolo con strada in salita. La via del sogni invece scendeva verso sinistra, dopo la curva a sinistra scendeva ancora. 

Le stanze erano ampie, la casa era già completamente arredata, con mobili antichi e suppellettili varie (la nostra vera, a parte la cucina,  è ammobiliata tutta Ikea: pratiche librerie Billy, comodi divani Ektorp, eccetera)

Ad un certo punto sentiamo rumore e grida di festa, ci affacciamo e vediamo scendere due camion con il cassone aperto (come due grandi "pick-up") affollati di ragazzini e bambini, vestiti per lo più di rosso e di verde (sì, sogno quasi sempre a colori)  che suonavano per lo più tamburi.

Fin qui tutto normale: spesso, varie volte all'anno tutti gli anni, lungo la strada scendono delle processioni religiose, con tanto di carri che trasportano statue religiose a grandezza più che al naturale e la banda locale, con tutti i tipi di strumenti a fiato, tamburi e grancassa. Il fatto che la casa fosse diversa, fosse diversa la direzione della discesa, fossero diversi i carri fa parte di un sogno "normale".

Uscendo di casa e salendo verso destra, al punto di origine di questa processione "sui generis", la strada ad un certo punto diventava -assurdamente, vista l'avvenuta discesa dei camioncini- una gran scalinata a gradoni alti almeno un metro e profondi almeno due. Mi stavo chiedendo come qualmente la gente (figuriamoci camioncini!) potesse salire e scendere, e mi stavo già inventando la spiegazione (anche quando sogno esigo una certa logica!)  con una  serie di gradini a misura d'uomo che portavano, ad ambo i lati, da un gradone all'altro. Non so come avrei potuto risolvere il mistero dei mezzi motorizzati, ma a quel punto mi svegliai, ma con un ricordo vividissmo della musica.  

Quello che mi ha stupito e per questo lo ricordo è che -in contrasto con il rataplán dei tamburi, la musica era ...lo spiritual o gospel, molto famoso, "Joshua fit the battle of Jericho", che conoscevo fin da bambina nella versione del Golden Gate Quartet e a cui non pensavo più da almeno sessant'anni. 

Forse l'avete sentito anche voi. Ecco le parole nella versione del Quartet:


Anzi, ve la faccio anche sentire nella versione che ricordavo.


Non è da stupirsi invece che io ricordi bene brani di musica da quando ero bambina. In particolare, mi è sempre piaciuto il jazz in senso lato. Figuratevi che all'età di tre anni andavo matta, come si ricordava in famiglia, del brano "Harlem nocturno", nella versione dell'orchestra Angelini, con un bell' assolo (o si scrive "a solo"?) di tromba. (*)

Avrei potuto semplicemente darvi il link del filmato su Youtube, ma rileggendo vecchi post mi sono accorta che parecchi link non portavano più a nulla: moltissime cose in questi anni sono state cancellate sia da Google (ricordate quando una ricerca restituiva una trentina di pagine di risposte?) sia da Youtube - e non solo gli articoli  sulle malefatte di Big Pharma eccetera linkati polemicamente da me, ma perfino brani musicali che abbellivano i post "scientifici" del nostro collaboratore Leonardo. Così ho deciso che almeno in questa ultima fase della partecipazione al Tamburo - quasi sicuramente gli ultimi sprazzi di vita anche per il nostro Tamburo - avrei postato solo foto, immagini e filmati sicuramente non cancellabili. 

(*) Aggiornamento di oggi 30 dicembre: mi è venuta voglia di cercare su Youtube questo brano, contrariamente al mio scetticismo l'ho trovato! esattamente la versione del 78 giri della mia famiglia (con i suoi bravi fruscii) !!! e ascoltandolo mi sono accorta che l'assolo è di sax tenore... del resto a 3 anni, che ne sapevo di strumenti musicali? 


giovedì 25 dicembre 2025

IL PANETTONE

 Come promesso, racconto del mio terzo tentativo di panettone.

L'anno scorso, delusa da anni di panettoni "cartonacei", fabbricati d'estate per poi essere spediti in tutto il mondo per essere messi in vendita...ai primi di novembre, appena finita la manfrina di Halloween (!) , ho deciso di imparare a fare da me. È tipico del mio carattere, cerco sempre di arrangiarmi da sola prima di arrendermi e chiedere aiuto ad altri o rinunciare. E del resto col pane mi era riuscito magnificamente.

Pertanto l'anno scorso ci ho provato due volte, la prima volta con una ricetta decisamente sbagliata (prometteva un risultato veloce, ma quando c'è di mezzo la lievitatura occorre non avere fretta).

Il secondo tentativo era andato decisamente meglio, con una buona ricetta, tutto il tempo necessario e quasi tutto l'occorrente a disposizione. 

Dico quasi perché non sono riuscita a trovare neppure questa seconda volta il cedro candito, né uno stampo di carta speciale, quello di color marron  che tutti conosciamo. 

 Avevo pensato di sopperire alla mancanza del cedro con un candito di altra frutta, di un sospetto color verde brillante, rivelatosi artificiale: tutti i pezzetti li ho poi tolti dal panettone a mano a mano che lo mangiavo, erano veri "corpi estranei".

Anche questa seconda volta lo "stampo" arrangiato da me con carta forno (seguendo un consiglio sul web) mi aveva tradito, il panettone era risultato sbilenco perché durante la seconda lievitazione lo stampo aveva leggermente ceduto. Vabbe', il sapore e la testura soffice e spugnosa erano ottimi.


Quest'anno, avendo ancora a disposizione una parte sufficiente della scorzetta candita (ho rinunciato addirittura al cedro) ho deciso di riprovare. Infatti, sono famosa per essere testarda e non darmi mai per vinta. 

Lo "stampo", sempre con carta forno, l'ho preparato in anticipo, con maggior cura e più resistente dell'altra volta: ho piegato due fogli in modo che avessero un'altezza totale di circa 12 centimetri a doppio strato, la parte eccedente l'ho ritagliata per formare il fondo, ho unito i due fogli per raggiungere la circonferenza richiesta, ho aggiunto un ulteriore cerchio di carta forno sul fondo, il tutto l'ho sistemato dentro a uno stampo di metallo regolabile (di quelli per cheese cake).



Al momento opportuno  ci ho inserito  la sfera di pasta già lievitata e arricchita da uvetta e canditi, per poi farla lievitare al tepore dentro il forno. Questa volta è andata meglio, grazie al supporto del cerchio di metallo l'impasto lievitando si è inclinato di poco... 

Qui avrei già dovuto accorgermi che i canditi non erano ben distribuiti...









Mentre il forno si riscaldava ho poi tolto il cerchio metallico, senza maneggiare il panettone crudo perché non crollasse, e ho inserito nel forno caldo la teglia su cui si ergeva il panettone in fieri.




La cottura è proceduta abbastanza bene, forse a una temperatura leggermente superiore al dovuto (nessun forno è proprio perfetto, il mio poi ha la rotella che segna i gradi di 50 in 50, non è facile azzeccare il punto giusto). Una volta sfornato, come da ricetta  l'ho infilzato verso il fondo su spiedini di legno e l'ho messo capovolto dentro una pentola, sospeso, a passare la notte.



Come già avevo notato faceva un po' un lieve effetto "torre di Pisa", ma solo un po'. 

Quello che invece mi ha deluso è stato l'interno, al taglio: innanzi tutto, seguendo pedissequamente la ricetta su Youtube (la volta precedente sono andata più "a sensazione") non avevo distribuito abbastanza uniformemente uvette e scorzette, inoltre  l'impasto era troppo asciutto, non manteneva la giusta umidità: anche questo colpa mia, non solo forse il forno era leggermente troppo caldo (ma non più di 5º in eccesso) ma successivamente, non avendo altro spazio al momento in cucina, il riposo a testa in giù l'ho fatto fare dentro lo stesso forno, ormai spento e tiepido, sì, ma forse l'aria era troppo secca. 

Comunque sia, ce lo siamo mangiato con accompagnamento di sidra asturiana (di cui vi parlerò un'altra volta).


Ma non demordo! Ora mi metterò alla ricerca di altre scorzette (il negozio -italiano- in cui l'avevo comprate non c'è più), rinuncio al cedro. In realtà su Amazon troverei le une e l'altro, ma a prezzi sconvolgenti + il trasporto al di fuori dell'abbonamento "prime". Mio marito suggerisce di candire da me le scorzette (tanti anni fa lo facevo ogni tanto).  Vedremo, semmai metterò più "zeste" * e solo uvetta. 

Finora gli stampi, sempre su Amazon, li avevo trovati carissimi (fino a 6 euro l'unità + trasporto), in pacchetti da 10 che non riuscirei a usare in tutta la mia ormai breve vita, ma adesso -passato Natale- sembra che il prezzo sia calato, vedrò se riesco a ottenerli, non sono legata particolarmente a una data definita.

Eventualmente vi racconterò com'è andata.



* zeste = bucce fresche di arance e limoni non trattati, grattugiate (solo la parte esterna, senza parte bianca amara),

martedì 23 dicembre 2025

Bianco Natale


Quest'anno, noi sì, possiamo dire di avere un bianco Natale. Ha nevicato su quel bestione del Teide (in realtà aveva nevicato un pochino già prima, già sparita), così oltre allo spettacolo abbiamo l'acqua assicurata per i prossimi anni. 
 Insomma, abbiamo un enorme "albero di Natale" (la stellina l'ho aggiunta io)
Allora, vi faccio frettolosamente tanti auguri di Buon Natale e soprattutto un felice Anno Nuovo.

Perché mai "frettolosamente"? perché sto riprovando quest'anno, nella stessa data, a fare con le mie mani il panettone! L'anno scorso non mi era riuscito bene, qui non si trovano gli appositi stampi di carta e avevo dovuto arrabattarmi a fare uno stampo con la carta da forno, ma spostando il panettone al forno si era un po' (tanto) abbattuto di lato, quello che in genovese si dice "strosciato". Quest'anno mi sono organizzata un po' meglio, poi vi racconterò, spero che il risultato sia migliore.

lunedì 7 luglio 2025

come sempre in ritardo

buon giorno dopo il compleanno, Tamburo!

sabato 10 maggio 2025

Se i Savoia avessero conquistato Ginevra


Qualche anno fa, mi sono imbattuto in un interessante post di storia alternativa in francese, di cui vi riporto qua sotto una mia traduzione. Mi piace la storia regionale e trovo stimolanti i racconti ucronici ma devo ammettere che non sapevo nulla de “L'Escalade”, la celebrazione che si tiene il 12 dicembre a Ginevra per commemorare la vittoria contro l'attacco del Ducato di Savoia alla città nel 1602.

Nel post si raccontano le conseguenze di un esito dell'attacco favorevole al Ducato di Savoia dell'attacco, immaginando la nascita di un regno sabaudo neutrale a cavallo delle Alpi e della nascita un regno d'Italia unificato sotto la dinastia dei Borboni.

Cosa ne pensate di queste ipotesi storiche? Eravate a conoscenza de “L'Escalade”?

Ginevra e il regno di Savoia, una ucronia

La notte tra l’11 e il 12 dicembre 1602, ombre indaffarate ai piedi delle mura di Ginevra mettono assieme delle scale che poi vengono erette. L'avanguardia della forza di invasione organizzata da  Carlo Emanuele I, Duca di Savoia, scala le mura della città addormentata e senza ostacoli giunge alla Porte Neuve, che ilpetardo fa saltare. Mentre la guarnigione di Ginevra si sveglia a malapena, 2.000 mercenari partono all’assalto della città, che viene messa al sacco; le autorità di Ginevra, civili e religiose, sono impiccate; solo Beza, per l’età avanzata, sfugge a questo destino, ma muore in carcere poco dopo.

Savoia ride, Ginevra piange

Per Ginevra, è l'inizio di unagenerazione di lacrime: il calvinismo è vietato, il cattolicesimo reintrodotto a forza e in città si insedia un nuovo vescovo. I protestanti si incontrano in segreto, soprattutto in campagna o nei fienili nella borgata di Carouge. Invece, per Carlo Emanuele I, è finalmente la consacrazione! Entra a Ginevra il giorno di Natale 1602 e vuole farne la sua capitale; nel 1603 la corte Savoia si prepara - ancora una volta - a spostarsi.

Il problema è che la città è nell'estremo nord dei possedimenti dei Savoia e, inoltre, è minacciata da due  potenti nemici: la Francia di Enrico IV e i Bernesi, entrambi alleati di Ginevra protestante. Il duca di Savoia, pertanto, fa appello al suo alleato, Filippo III di Spagna, a cui fa comprendere l'importanza strategica e politica di Ginevra. Con l'aiuto di truppe spagnole (in realtà provenivano dal Milanese, spesso ancheveterani della conquista di Ginevra), la Savoia prende il Pays de Gex e si scontra con le truppe francesi, mentre i bernesi hanno molto da fare per gestire un duplice attacco a est e ad ovest del Lago di Ginevra (con, se non l’aiuto, almeno la buona volontà dei Vallesani).

Non è una sorpresa che il conflitto acquista, nelle parole del Duca e dei suoi prossimi, una connotazione religiosa molto forte ed è sostenuto, più o meno apertamente, dalle potenze cattoliche: il Papa benedice le truppe, i nobili francesi infelici (che un tempo avevano sostenuto la Lega) sono lieti di ostacolare un re così poco cattolico e anche i Friborghesi, alleati tradizionali di Ginevra, mantengono una neutralità imbarazzata. L'assassinio di Enrico IV nel 1610 porta un po’ di sollievo alla Savoia, che arriva a firmare nel 1623 una tregua con Berna, che gli cede (restituisce sarebbe più esatto) una grande parte di Vaud e Chablais.

Ma Carlo Emanuele deve fare concessioni ai protestanti e concedere loro tolleranza, vale a dire il diritto di culto. Il duca accetta con riluttanza e, in pratica, il cattolicesimo rimane la religione di Stato. Questa tolleranza comunque avrà l’effetto di calmare l'ardore rivoluzionario di un certo numero di Ginevrini (e Vodesi) e, in una certa misura, di rilanciare l'industria e il commercio della capitale. Al rigore del Calvinismo subentrano i fasti della corte dei Savoia, che fa costruire un palazzo sulle alture di Champels.

Impatti in Europa

In Europa, la rinascita della Savoia non è priva di conseguenze: attraverso la nazione alpina, in Europa cresce l'influenza spagnola (e del papa). Maurizio di Nassau, durante la guerra nei Paesi Bassi, non può fare di meglio che contenere le truppe spagnole e le Province Unite sono costrette ad accettare una pace difficile con confini ristretti e la rinuncia a gran parte dei loro sogni di colonie oltre mare. Da parte sua, la Francia, sotto la reggenza di Maria de' Medici e Luigi XIII, preferisce negoziare con questo potente vicino.

Ma per la Savoia, le cose si complicano con la morte di Carlo-Emanuele. Suo figlio, Vittorio Amedeo I deve gestire i rapporti turbolenti con il cognato, il re di Francia e muore dopo solo otto anni di governo, lasciando il trono a Francesco-Giacinto, di cinque anni che morirà dopo un anno di regno. Questo è un periodo di disordini per il Ducato, che vede ridursi alcuni dei suoi possedimenti in particolare nella Bresse e nel Delfinato.

Il regno di Carlo Emanuele II lascia a Ginevra un'impressione migliore rispetto a quello del suo predecessore omonimo. Protettore delle arti e delle lettere, il nuovo Duca decide di sviluppare la capitale e ha avviato una serie di grandi lavori, che culmineranno con la demolizione di parte delle fortificazioni e la costruzione dei quartieri della Terrassière, della Corraterie e delle Eaux Vives.

Per un secolo, la Savoia consolida il suo prestigio politico, diplomatico e culturale, al punto da eclissare talvolta la Francia, che è alternativamente alleata o rivale. Quando Vittorio Amedeo II ottiene la corona di Sicilia, a seguito della Guerra di Successione Spagnola (durante la quale Ginevra ha conosciuto una breve occupazione francese), contempla per un momento un’influenza mediterranea, ma negozia con l’imperatore Carlo VI la creazione del suo regno.

All’apice della sua potenza, il Regno di Savoia si estende da Nizza a Yverdon e da Bourg-en-Bresse ad Asti: un territorio ampio ma inospitale, che dipende molto dal transito tra la Francia e le città confederate a nord o il Piemonte a est. Soprattutto, il suo grande problema è una certa debolezza militare che di fatto lo rende quasi vassallo della Francia. Ginevra, capitale indiscussa del regno, conosce uno sviluppo economico e urbano che spinge la città a espandersi oltre le mura, la cui utilità viene sempre più messa in discussione. Un porto lacustre di grande capacità viene creato alla Jonction, a completamento del Canale di Entreroches e della sistemazione del Rodano tra Seyssel e Ginevra.

Savoia, nazione neutrale

Questo apice ha breve durata: il periodo rivoluzionario porta costanti problemi con le forze della Convenzione a Parigi e con le tensioni interne. Vittorio Amedeo III è costretto a cedere il trono a un governo rivoluzionario sostenuto da un savoiardo esiliato in Francia, Napoleone Bonaparte. La Savoia viene annessa alla Francia e recupera la propria indipendenza solo con la Restaurazione.

Grazie all’ambasciata estremamente attiva del futuro re Carlo Felice al Congresso di Vienna, assistito dal marchese Charles Pictet de Cartigny, la Savoia riottiene i suoi territori e anche di più: diventa, insieme alla Confederazione Elvetica (formata attorno alle città di Friburgo, Berna e Zurigo e agli stati alpini) e alla futura Belgio, uno Stato neutrale, una zona cuscinetto tra le ambizioni francesi e il resto dell’Europa.

Nel corso del XIX secolo, il Regno di Savoia vive, a causa delle rivoluzioni del 1830 e del 1848 (senza contare l’insurrezione fazysta del 1846, che darà alla città di Ginevra un proprio governo), diverse trasformazioni e diventa una monarchia costituzionale. Ma conosce una crisi importante quando i patrioti italiani vogliono che il re Vittorio Emanuele II salga sul trono d’Italia. Desideroso di sostenere le pretese di Napoleone III, il re si astiene tuttavia da qualsiasi intervento diretto e, dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, è Francesco II di Napoli, con il sostegno dell’Austria, a diventare re d’Italia.

L’ultimo terzo del secolo è segnato da questa lacerazione, tra 
francesiaustriaci, questi ultimi soprattutto presenti nella parte transalpina del paese. Il bilinguismo nazionale viene ripetutamente messo in discussione durante scontri politici in Parlamento e in alcuni comuni, in particolare quelli di Nizza e Torino. Sfinito da questi intrighi politici, Vittorio Emanuele II muore nel 1878 e spetta al giovane Umberto I il compito di ricompattare un regno sempre più diviso. Ci vorranno però quasi vent’anni prima che una costituzione, basata su un sistema federale simile a quello belga, riesca a pacificare il paese.

È anche in questi anni che il paese trova, attraverso il turismo, il modo di valorizzare finalmente il proprio patrimonio alpino. Gli anni 1870-1920 offrono l’occasione per avviare grandi opere di sviluppo, in particolare la costruzione di strade e linee ferroviarie in tutto il paese.

Le due guerre mondiali

Anche se la Prima Guerra Mondiale si svolge lontano dalle terre della Savoia, il Regno non sfugge ai disordini: numerosi movimenti sociali di ispirazione marxista scuotono le sue città. Lo sfarzo della corte contrasta bruscamente con la condizione del mondo contadino, che fatica a entrare nel XX secolo, mentre gli ambienti operai di Ginevra, Grenoble o Torino e i circoli repubblicani fanno sentire la loro voce.

Il re Vittorio Emanuele III utilizza sia la forza che la negoziazione per reprimere i rivoluzionari più agitati e trattare con i moderati una nuova costituzione che, sotto la copertura di riforme amministrative, istituisce un regime molto conservatore. Il fatto è che il re è un convinto anticomunista e questa costituzione del 1919 è fortemente ispirata dai movimenti nazionalisti italiani, che porteranno poi Mussolini al potere.

Tutto il periodo tra le due guerre è segnato da una tentazione fascista, con un Partito Nazionale Savoiese e le sue 
camicie verdi, che ottiene quasi il 30% dei voti alle elezioni del 1931, ma le sue esplosioni di violenza sono molto mal viste dalla popolazione. La figura del re rimane molto popolare in Savoia e agisce da pacificatore: nonostante la crisi economica degli anni Trenta e i movimenti sociali che agitano i suoi due potenti vicini, le forze democratiche mantengono la maggioranza in Parlamento.

La Seconda Guerra Mondiale rappresenta una sfida molto più grande per la neutralità del paese: la sconfitta francese del febbraio 1941 pone la Savoia tra due nazioni fasciste alleate, che fanno entrambe pressioni affinché il Regno si unisca a loro. Il re esita, il Parlamento e l’opinione pubblica si dividono sulla questione e, a complicare ulteriormente le cose, si pone anche il problema dei militari francesi internati nel territorio del Regno, in particolare l’intera flotta francese rifugiatasi nel porto di Nizza.

Fortunatamente, la Germania è più preoccupata da ciò che accade a est e l’Italia fascista sa – per dolorosa esperienza, dopo la sua sfortunata avventura nei Balcani – di non essere in grado di affrontare da sola una nazione alpina. Prendendo tempo, il Regno riesce a evitare il peggio, ma Vittorio Emanuele III, ormai esausto, abdica in favore del figlio Umberto II nel 1943. L’Italia tenta allora di approfittare di quello che percepisce come un momento di debolezza e lancia un attacco.

Non è una buona idea: nel mese successivo, gli Alleati sbarcano in Sicilia, mentre le forze italiane faticano ad avanzare in Savoia. Ma se l’esercito savoiese resiste, le città e le industrie soffrono sotto i bombardamenti italiani e tedeschi. Nell’aprile del 1944, mentre Ginevra è minacciata da un corpo d’armata tedesco, il re decide di rompere la neutralità e annuncia che la Savoia si unisce agli Alleati; i porti del Mediterraneo, a cominciare da Nizza, vengono aperti alle truppe inglesi, americane e francesi, che recuperano la loro flotta neutralizzata (o ciò che ne rimane, dopo i siluramenti italiani).

La decisione di Umberto II è ancora oggi molto controversa, in quanto ha comportato ulteriori distruzioni per il paese (Losanna e Ginevra subiscono pesanti bombardamenti prima che l’aviazione americana possa difendere il territorio), ma la maggior parte degli storici militari concorda sul fatto che sia stata la scelta meno peggiore. Gli si rimprovera soprattutto di aver preparato questo cambio di alleanza da tempo (probabilmente già al momento della dichiarazione di guerra dell’Italia, forse anche prima) e, soprattutto, di aver preso la decisione senza informare il Parlamento.

In ogni caso, lo sbarco alleato in Savoia permette di attirare una forte concentrazione di truppe tedesche a sud, aprendo la strada alle operazioni anfibie in Normandia e accelerando la caduta dell’Italia fascista. Il 30 aprile 1945, la bandiera americana sventola sulle rovine del Reichstag, battendo per un soffio le truppe sovietiche, e una settimana dopo, la guerra in Europa è ufficialmente finita.

Ricostruzione e neutralità attiva

Con gran dispiacere degli americani, che avrebbero voluto installarvi alcune basi, il re non tarda a congedare le forze alleate stazionate sul suo territorio, non senza averle ringraziate, con altisonanti discorsi di amicizia indissolubile e riconoscenza eterna. Umberto II, a differenza di suo padre, ha una chiara idea di ciò che vuole per il suo regno e non sono né gli Stati Uniti né l'Unione Sovietica.

Presente alla conferenza di San Francisco, il re sogna una Savoia al centro di una nuova diplomazia mondiale e non esita a proporre la sua capitale come sede della nuova Organizzazione delle Nazioni Unite. Nonostante un ampio supporto da parte della maggior parte delle nazioni europee, è alla fine New York ad essere scelta, ma molte delle nuove organizzazioni di quello che diventerà il
sistema onusiano” si stabiliranno a Ginevra, in una frenesia di costruzione per sostituire i quartieri industriali di Sécheron distrutti durante la guerra.

In realtà, è tutto l'arco del Lago di Ginevra a beneficiarne, mentre le industrie tendono a migrare verso sud e il Mediterraneo. Se il modello consente una rapida ricostruzione del paese, mette in evidenza, già dagli anni '60, una frattura sociale geografica, con un nord del regno più ricco di professioni liberali e scuole superiori, e un sud proletarizzato. Ci vorrà il regno di Vittorio Emanuele IV, a partire dal 1976, per l'implementazione di una riforma territoriale di vasta portata, che va di pari passo con una decentralizzazione del paese.

Il secondo asse diplomatico della Savoia, sin dai primi anni '50, è la costruzione europea. Il regno è uno dei membri fondatori della Comunità europea del carbone e dell'acciaio e sostiene senza riserve tutte le iniziative per instaurare un'unione politica, fino ai trattati di Nizza e Lisbona.

Ora, dopo quattrocentodieci anni

Nel 2008, Vittorio Emanuele IV abdica per motivi di salute e suo figlio, Emanuele Filiberto I (40 anni nel 2012), sale al trono. La Savoia è membro dell’Unione Europea e la sua moneta è l’euro; indebolita dalla crisi economica che scuote l’Europa dal 2008, la sua situazione economica appare migliore rispetto a quella dei paesi vicini, principalmente grazie a una politica di bilancio definita prudente”, se non addirittura timorosa.

La Germania, controllata per tre quarti dagli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha meglio digerito la sua riunificazione con il residuo stato dell’Est nel 1990. Quasi esclusivamente fiamminga (la parte francofona è stata annessa alla Francia nel 1815), Belgio e Paesi Bassi hanno finito per fondersi nel 1948, mantenendo solo il nome 
Nederland (Nééerlandes) in francese. La Confederazione Elvetica è composta quasi esclusivamente da cantoni germanofoni, oltre al Giura, una parte del Vallese e il Ticino.