sabato 14 febbraio 2015

Il selfie più complesso di sempre...

Il selfie più complesso di sempre...

Mi sono fatto un nuovo account su Skype da usare dal telefonino, e mi sono chiamato da solo sul PC.

Poi con la fotocamera digitale rosa ho scattato una foto del video in cui comparivo sia come mittente che come destinatario della chiamata, con davanti il telefonino in cui comparivo sia come destinatario che come mittente della chiamata!

Prima che chiamiate la neuro, bisogna dire che è un esperimento per capire se è possibile installare sotto il mio drone SIA la fotocamera, per scattare le foto aeree, SIA il mio smartphone, per poter fare il fly-per-view aggratis, chiamando via Skype il tablet su cui vedere dove mi trovo, indipendentemente dalla distanza, perché non uso una connessione diretta in WiFi ma due normali connessioni Internet 3G!


In videoconferenza potrebbero guardare i miei voli in tempo reale fin dalla Nuova Zelanda (e persino la nostra simpatica Astrosamantha, che mi piace pensare troverebbe fichissima la cosa!)


giovedì 4 dicembre 2014

IMPRECARE


Una mia amica scrisse poco tempo fa: "Uh Mi Signur! O come dicono gli anglofoni...Oh My God!!!!"

Io risposi: gli anglofoni per bene dicono "Oh my Gosh", da cui l'esclamazione tipica di Pippo: "Gosh!".

A ben pensarci, lo diceva anche Robin nelle vecchie serie: "Gosh, Batman!", e tipicamente egli accompagnava l'esclamazione battendo il pugno chiuso nel palmo dell'altra mano.
Queste forme verbali si usano perché non si pronuncia il nome di Colui Che Non Si Può Nominare Invano (n.d.r. non si tratta nè dell'Innominato di manzoniana memoria, nè di Voldemort).

Noi normali (cioè non facenti parte dei gruppi di stramboidi che obbediscono alle voci di amici immaginari, credono a tipi trini che risorgono, assassinano bimbi infedeli sperando in vergini premio, temono entità soprannaturali che puniscono l'impepata di cozze) non ci formalizziamo troppo su queste cose.

E' l'equivalente del nostro piemontese "zio fanale", figura retorica (contraria alla "contrazione", ma di cui non conosco li nome, dovessi inventarla butterei lì  "estensione") che sta per "zio fa", deformazione di "dio fa" (da cui diverse vecchie battute anni ottanta, tra cui "dio fa, la madonna disfa", ed il Capolavoro "Dio Fa, l'Unico Dio al Laim dei Caraibi"), a sua volta contrazione di "dio faus" (cioè "dio falso", lo dico per i napuli sotto Pino Torinese (compreso, in quanto a sud del Po), i Singher a est di Settimo (compreso), ed i Franseis sopra Caselle (compresa) e a sinistra di Rivoli (compreso).

Ripensando a un compleanno di mio figlio alle elementari, la tipa che gestiva la "Piccola Disney" dove organizzammo la festa, quella giostrina  (ora chiusa) che stava nei giardini davanti al palazzo di giustizia e che molti ricorderanno (soprattutto gli stronzi della SIAE che, sono sicuro, non sono mai riusciti a spillare alla tizia neanche un quattrino) diceva sempre "Dinciupatata!", che secondo me, per assonanza, a ben guardare era una bestemiuzza pure quella.

LA DOMANDA FONDAMENTALE

Quale formulazione è praticamente utilizzabile per imprecare in modo politicamente corretto, senza urtare la sensibilità di nessuno?

Federico, un mio amico, bravissimo professionista della grafica animata 3D (www.visualink.it, Fede sia chiaro che a me viene il 5% di commissione, fatturabile), usa abitualmente "astio e disappunto", espressione che trovo molto divertente, originale e segno di di grande capacità creativa (Fede, adesso siamo saliti al 6%).

Il grande Chef Mario Sobbia, sommo maestro di infiniti cuochi di fama, di cui mi onoro di essere stato, e spero di poter essere nuovamente in futuro, un pur indegno discepolo (non scherzo, la mia non è falsa umiltà ma semplice consapevolezza sia dei miei limiti sia della sua bravura) usa spesso questa curiosa espressione "Vitaccia cavallina!", che in realtà è una simpaticissima frase che proviene da un vecchio Carosello .

Il bello dell'imprecazione perfetta è che non offende nessuno.

Ci è andata vicino Nonna Papera con "Numi dell'Olimpo!", ma è pur sempre un riferimento a divinità quantunque arcaiche, e qualche panteista potrebbe aversene a male (n.d.r. so perfettamente che "panteista" ha un significato differente, ma "per i più" la cosa potrebbe essere esplicativa).

(Per un inciso che più inciso non si può, se qualcuno ricorda una vecchia pubblicità della ditta SAME (via Algarotti 10 Milano, mi è rimasto impresso) forse già nel triste periodo della decadente associazione con la Govj Import, dove compariva l'espressione "per i più", gli offro una pizza. Va da se che conto sulla vostra onestà nel non Googleare. Voglio favorirvi, la frase era "Per i più, basterà sapere che...", inoltre si parlava di diodi e di transistor. Voglio strafare, ma a 'sto punto per la pizza facciamo alla romana: "la meravigliosa sensazione di tovarsi al centro dell'orchestra"... ho trovato  un link a uno scan da me realizzato qualche anno fa, uploadato e a quanto vedo copiato altrove:
http://www.claudiocostantini.it/ricordi/index.asp?index=Pubblic ...per inciso a me gratifica se i link cazzari della memoria vengono ripresi e copiati e riprodotti, vuol dire che il meccanismo funziona e che quello che ho fatto non è andato sprecato!).

Dove voglio arrivare? A trovare l'imprecazione perfetta, quella cioè che pur avendo una connotazione negativa non riesce a offendere assolutamente nessuno.

Dopo "Vitaccia cavallina" il meglio che mi è venuto in mente è un'espressione di Svicolone, personaggio dei cartoni animati Hanna & Barbera degli anni sessanta, che oltre all'indimenticabile tormentone "svicolo a tutta mancina, perfino!" sparava spesso un mitico "Accidenti al monocarpo!"...non  ho reperito la dizione in lingua originale, ma tanto di capello allo sconosciuto traduttore!

"[mono-; gr. karpos = frutto] (monocarpous) È detto di un ovario e di un frutto formato da un solo carpello"

Sono veramente le due imprecazioni più soft che esistano in assoluto, o a qualcuno di voi ne viene in mente una migliore?

mercoledì 23 aprile 2014

Elogio di Bressanini...

...le cui opinioni condivido al 100% senza neanche bisogno di averle lette, perché come ha tentato di spiegare il povero Odifreddi quando recentemente è stato ottusamente frainteso e pesantemente criticato (e oggettivamente ha sbagliato pubblicando ragionamenti che se fatti coi colleghi Prof al bar dell'Uni sarebbero stati perfettamente compresi, in termini di pura logica matematica), la fiducia in determinati autori è importante e necessaria non avendo nessuno di noi il tempo fisico di conquistare l'onniscienza.

Ogni tanto il Bressa mi irrita un po', sicuramente non per i contenuti ma per l'atteggiamento di superiorità al limite dell'indisponente, non tanto negli articoli quanto nei commenti ai post scritti a caldo e a ruota libera, ma è anche vero che io sono abituato a confrontarmi con clienti incompetenti che se non altro si limitano a non sapere le cose o si sono documentati a casaccio e ne sanno alcune in modo incompleto e scoordinato, ma pur sempre con un fondo di razionalità, mentre lui ha a che fare quotidianamente con complottisti diversamente sani di mente e notevolmente incazzati, cosa che abbasserebbe la soglia di pazienza e sopportazione persino a Giobbe!

Su suggerimento del buon Juhan, nel post http://tamburoriparato.blogspot.it/2014/04/a-volte-non-e-come-sembra.html, ho letto l'articolo http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/21/omeopatia-non-e-curarsi-con-le-erbe-omeopatia-e-diluizione/ e l'ho trovato assolutamente condivisibile e anche simpatico, divertente e piacevole da leggere.

Mi sento in dovere di specificare questo fatto perché ultimamente sono piuttosto teso e talora ho usato toni un po' troppo bruschi, sia sul Tamburo che su Feisbuc, e non era mia intenzione, probabilmente una causa importante è stato il Tavernello (il cui economico consumo, al posto di un vino come si deve, spiega inmplicitamente il motivo per cui ultimamente sono così teso).

Liberatami dunque la coscienza mi permetto di fare alcuni commenti su alcuni punti dell'articolo, che spero siano percepiti per come sono, ovvero un contributo costruttivo al fine di migliorare l'approccio a una causa comune e condivisa.

Il tema è la Reazione di tipo 2 (il possibilista): “Oddio, ma su mio figlio funziona: gli ho dato l’Oscillococcinum e non ha preso l’influenza. Ma se è solo zucchero come è possibile?”

Anche se è un po' indigesto, il "principio di improbabilità" ben illustrato nell'ultimo numero di Le Scienze ci può venire in aiuto per affrontare gli aspetti non strettamente chimici legati all'effetto placebo.

In realtà, a mio modo di vedere, sussistono alcuni modi di approcciare il problema che stanno tra la psicologia e la filosofia della scienza.

Così come nel campo del gioco d'azzardo (e in qualsiasi cosa abbia a che fare anche con occultismo, credenze e simili) si sa bene che le vittorie e/o le risposte giuste vengono memorizzate e sopravvalutate, mentre le altre vengono psicologicamente trascurate, anche questa è una forma del principio antropico (come voce dotta) ovvero egocentrismo (come voce popolare).

Questo tipo di mentalità può essere contrastata facendo osservare che (http://www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/aggiornamenti.asp): "17 aprile 2014 Influenza: un primo bilancio per la stagione 2013-2014. Terminata la circolazione dei virus influenzali è il momento di fare un primo bilancio della stagione 2013-2014, nonostante la Sorveglianza delle sindromi influenzali Influnet, non sia ancora conclusa. Come ogni anno, anche nella stagione influenzale 2013-2014, la curva epidemica ha raggiunto il picco all’inizio del mese di febbraio con un valore di incidenza pari a 6,6 casi per mille assistiti. In questa stagione l’influenza ha colpito circa l’8% degli italiani, per un totale di circa 4.500.000 casi dall’inizio della stagione."

Dunque se l'8% degli italiani hanno preso l'influenza, ne consegue che il 92% NON ha preso l'influenza... semplice e lineare.

A questo punto diventa chiaro che se un qualunque cialtrone decidesse di sostenere che una qualsiasi attività, dal bere l'acqua del rubinetto al succhiarsi l'alluce sinistro tre volte al giorno riduce il rischio di contrarre l'influenza all'8%, avrà il piacere di poter dimostrare, fonti ufficiali alla mano, che di tutti quelli che si sono succhiati l'alluce solo l'8%, come da lui previsto, ha contratto l'influenza.

Il suggerimento per l'amico Bressanini è quindi quello di affrontare anche dal punto di vista matematico-statistico le baggianate che ci tormentano quotidianamente.

E' un approccio più difficile da far capire alla maggioranza dei lettori, ma stiamo parlando dello stesso fenomeno per il quale Uri Geller e il suo triste emulatore Giucas Casella riavviavano orologi guasti in diretta televisiva facendo conto sulla legge dei grandi numeri.

Detto ciò, veniamo a un aspetto particolarmente comico delle zuccherose pasticche citate nell'articolo... probabilmente solo io ed un ristretto numero di altri lettori autistici border-line abbiamo trovato comica la cosa, ma tant'è....

Composizione: Autolisato filtrato di fegato e cuore di Anas Barbariae

In questo post "Barbariae" è scritto in caratteri nostrani, sulla confezione è invece nobilitato dal grafema che lega la "a" e la "e" del classico dittongo latino.

Ciò che mi ha incuriosito è stata la "B" del nome specifico: tutti sanno che il genere viene scritto con l'iniziale maiuscola, la specie con l'iniziale minuscola, dunque "Anas barbariae" sarebbe stata una scrittura se non altro più corretta dal punto di vista scientifico.

Incuriosito ho indagato un pochino, e parrebbe che "Anas barbariae" non esista del tutto, a prescindere dall'amico Avogadro non solo nelle compresse ma proprio nella sistematica zoologica, almeno tra le specie dettagliatamente riportate su http://en.wikipedia.org/wiki/Anas.

Probabilmente il fraintendimento deriva dalla prassi grammaticale teutonica di utilizzare le maiuscole (nell'informatica moderna si chiama CamelCase, da non confondersi con CamelToe XD) che ha portato alla dizione latina "Anas Barbariae Hepatis et Cordis Extractum" (in cui "Barbariae" fa riferimento a una regione dell'antica Francia e non ad una particolare specie di Anas).

Già che vi sto annoiando, mi sovviene un dubbio amletico, oppure la domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto e in particolare i rapporti tra Veg e omeopatia.

Sì, adesso si chiamano Veg e non più Vegani, forse per non confondersi con i nemici giurati dei Goldrake e Mazinga Zeta d'antàn.

Curarsi con una soluzione che non contiene neanche una molecola di autolisato di fegato e cuore di anatra francese, è lecito solo se l'anatra di cui non c'è traccia nel composto è un esemplare selvatico morto di morte naturale?

martedì 15 aprile 2014

Le noiosità del CICAP

La settimana scorsa sono andato a fare un rilievo topografico in quel di Roccabruna, con Jey, una giovane e supersimpatica amica-collaboratrice quasi-del-posto, e per una fortunata coincidenza (1) ho sbagliato strada e siamo saliti anziché proseguire verso la zona industriale, che era il nostro vero target.

Cogliendo l'occasione dell'imprevista deviazione, Jey mi ha fatto vedere la "calacamonta", stradopola che per una ventina di metri sembra proprio decisamente in discesa per poi risalire ripidamente, mentre in realtà, col giochetto del fermiamoci qui, spegnamo il motore, togliamo il freno a mano, la macchina sorprendentemente si muove effettivamente all'indietro.


Sceso dall'auto ho provato a guardare da monte da valle da un lato dall'altro la straducola e sempre mi sembrava in discesa, pur non avendo il minimo dubbio che il sopra stia in alto e il sotto stia in basso (se non altro per definizione).

Il rilievo della scarpata sottostante la zona industriale ha richiesto più tempo del previsto e non ce l'abbiamo fatta a tornare su a misurare le pendenze effettive con la stazione totale, ed è stato un peccato perché sarebbe stato divertente e ci avrebbe dato una misura di quanto in certe condizioni il cervello possa confondersi nel percepire i reali rapporti geometrici tra gli oggetti.

Detto ciò mi è venuta la curiosità di googleare la "calacamonta"di Roccabruna, e fondamentalmente ho trovato solo un pedantissimo articolo del Cicap, di cui sono nonostante tutto un convinto sostenitore, dal quale ho tratto la foto sopra riportata.

Che noia, amici! L'articolo si intitola "anurbaccoR id asecsid aL" o "La salita di Roccabruna", un tipo di umorismo che non posso non associare ad una trasmissione radiofonica che personalmente considero imperdibile per l'inconsapevole umorismo ed ascolto voluttuosamente ogni sabato pomeriggio, intorno alle 14:30, mentre vado a Robassomero al campo volo del gruppo di aeromodellisti di cui faccio parte: si intitola "I ragazzi del sabato", è prodotta da Radio Maria e la battuta tipica è "Anche oggi, siamo puntuali ma precisi!"... comicità da oratorio già superata ai tempi del Signor Bonaventura!

Due parole sul fascino delle illusioni ottiche neanche a parlarne, anche se per l'ovvietà della cosa avrebbe pouto essere il clou di un articolo esaustivo ma divertente, mentre al rassegnato lettore tocca invece subire la triste foto degli eroici topografi che impavidi sfidano le forze del Male.

Detto ciò, il mese scorso sono andato all'evento organizzato dal Cicap per raccolta fondi, cena + conferenza di Bressanini, il quale, essendo io arrivato in netto anticipo, ho colto a lamentarsi con gli organizzatori per il menù troppo ricco, che lasciava poco spazio alla sua conferenza... scialla Bressa, siamo tutti dei vostri, i soldi li smolliamo più che volentieri, le cose che hai da dire le sappiamo già perché seguiamo con passione tutto quello che pubblichi, se poi il prob è fare pubblicità ai tuoi libri, be' allora quello è un altro discorso!

Detto ciò, tornando alla "calacamonta", mi tocca lamentare la tipica incapacità piemontese di valorizzare le piccole cose che possono produrre ricchezza... possibile che non ci sia in giro un singolo complottista capace di collegare la "calacamonta" almento al reticolo di Hartmann, richiamando migliaia di imbecilli da tutto il mondo che potrebbero lasciare quache manciata di euri negli alberghi e nei ristoranti della zona?

Note:
(1) Ogni volta che parlo di "fortunata coincidenza" mi torna in mente quel passo della raccolta delle lezioni di Richard Feynman che dice: "Immaginiamo di avere un piano inclinato con sezione a forma di triangolo rettangolo i cui lati, per una fortunata coincidenza, hanno lunghezze rispettivamente di tre, quattro e cinque unità". Questa è la mia traduzione letterale del testo inglese a fronte.
La traduzione italiana ufficiale, invece, riportava: "Immaginiamo di avere un piano inclinato con sezione a forma di triangolo rettangolo i cui lati hanno lunghezze rispettivamente di tre, quattro e cinque unità".

Mi chiedo, perché, perché, perché il corpo accademico del nostro disgraziato paese debba essere così arido da non essere in grado di capire/apprezzare/riportare quel piccolo inciso che alleggerendo il discorso e lo rende piacevole e divertente e stimola l'interesse e aiuta ad appassionarsi alla materia?

E come si spiega che i Cicapiani riescano tanto sistematicamente a essere così noiosi e così pedanti e così sentenziosi e così saccenti da riuscire tanto antipatici pur avendo tutte le ragioni di questo mondo dalla loro parte?