martedì 2 giugno 2026

A colpi di pennello

Il solito algoritmo mi ha proposto un post su x.com (già noto come twitter) dell'account di @hiromaya_art che mi ha fatto riflettere. Devo premettere che parecchi anni fa avevo visitato ben due mostre dedicate alle stampe di Hokusai, Hiroshige, e Hasui, e dunque senza falsa modestia posso definirmi un... assoluto ignorante della materia, trattatemi come tale.

Il post parte da una domanda apparentemente banale di uno studente: "perché i dipinti dell'epoca Edo sembrano manga?" e Hiromaya spiega che queste stampe rappresentano il risultato di un’evoluzione avvenuta proprio all’interno delle limitazioni tecniche e materiali del Giappone dove si continuava a usare principalmente pennello e inchiostro di china (sumi), con l’aggiunta di pigmenti limitati.

Nel Rinascimento l'introduzione della prospettiva ma anche della pittura a olio che credo arrivasse dalle Fiandre, gli studi di anatomia, il chiaroscuro hanno proiettato l'arte verso la riproduzione realistica, mentre in Giappone, quello che in apparenza sembra uno svantaggio è diventato il punto di partenza per una direzione completamente diversa per esaltare il potere espressivo della linea. Usavano l'inchiostro di china e il pennello per suggerire, piuttosto che per mostrare tutto.

E questa considerazione è stimolante per riflettere su come la tecnologia sia andata a braccetto con l'evoluzione della pittura occidentale e di quella giapponese.

Ovviamente non sono in grado di approfondire ulteriormente la questione e aggiungo che queste "limitazioni" tecniche dell'arte giapponese erano anche scelte funzionali allo scopo delle opere di Hokusai, che dovevano essere opere a basso costo per scopi commerciali e divulgativi. E per questa considerazione, che forse falsa un po' il discorso del post originale, trovo, almeno dal mio punto di vista, abbastanza naturale che i manga moderni siano così simili a quelli che Hokusai stesso definiva manga (schizzi sparsi), mentre l'impatto della potenza espressiva di queste stampe ha ispirato il Japonisme e alcune opere di Van Gogh e Monet.

Il ponte Ōhashi ad Atake sotto una pioggia improvvisa
Utagawa Hiroshige - Il ponte Ōhashi ad Atake sotto una pioggia improvvisa Vincent van Gogh - Brug in de regen- naar_Hiroshige
Utagawa HiroshigeVincent Van Gogh
immagini da Wikipedia

Ma nulla toglie che gli artisti giapponesi fossero in grado di usare il minimo indispensabile di linee per far emergere forma, movimento, spazio e persino l’atmosfera.

domenica 29 aprile 2018

La tecnologia che ci serve

È incredibilmente incredibile ma veramente vero che la casa si riempie per cause misteriosamente misteriose di roba che bisogna spazzare via. L'idea di Roomba roxkz 💥 ovviamente ma si può migliorare ancora di più in meglio.

Per quanto mi riguarda ho già cominciato a risparmiare e appena arriva il prossimo cucciolo ecco il mio prossimo acquisto (Amazon ritieniti pre-allarmato):



👽

martedì 4 aprile 2017

Bepon infine vendicato


Sarebbe banale dire "Ah! aveva ragione lui che lo dice da anni! Un futurologo precognistologisticistico!"
E --badaben-- io lo conosco è un indigeno locale di qui da noi. Non proprio di Piobesi ma di un paese vicino, quasi attaccato.

Pare, ma non ne sono sicuro, che tutto sia nato quando ha visto che i cani (non i nostri di campagna, quelli sono senza targa) non venivano più tatuati ma microcippati. Una cosa semplicissima, costi contenutissimi e la povera bestia sarà rintracciabile ovunque e per sempre.
Qualcuno --purtroppo la storia non riporta il nome-- gli ha detto che la stessa cosa si faceva con i vagoni dei treni merce. E la pubblicità diceva che anche i pacchi spediti con si potevano monitorare, via web. OK, quest'ultima cosa è più difficile, occorre il 'puter, i telefoni come li intendiamo adesso ancora non c'erano, gli mancava l'app.

Ma tanto era bastato a vedere dove si sarebbe andati a finire. Non che tutti capissero. Anzi c'era --sì anch'io-- chi lo prendeva per --come dire...

Bepon, ricordo perfettamente, era per fissare il limite di una tecnologia esistente e perfettamente funzionante, quella che veniva usata dove lavorava il marito di sua sorella. Questo era un operaio specializzato, un capo in una fabbrica che purtroppo non c'è più. Quando c'era bisogno di lui l'aggeggio che gli avevano dato, grosso come un pacchetto di sigarette, da portarselo sempre con se (come anche il casco anche se...) cominciava a suonare, tipo la sveglia. Allora doveva andare al telefono più vicino (allora erano fissi, attaccati ai muri del capannone) e fare il 9. Ecco un controllo anche quello, una bella rottura che non potevi imboscarti neanche un attimo, ma la reperibilità.
Fin lì, tutto a posto, dice Bepon.
Ma non di più. Il microcipp te lo porti dietro anche quando smonti dal lavoro, non puoi metterlo nel tuo armadietto con la tuta e il casco. E quelli ti controllano 24/7, come si dice.

Adesso il momento previsto è arrivato: Companies start implanting microchips into workers' bodies.
Lo dice La Stampa di Los Angeles; parla della Svezia ma con la globalizzazione arriva in un attimo. Tornassero anche le fabbriche, almeno.

Ah! quasi dimenticavo: non so se sapete che Bepon si pronuncia bepun.

mercoledì 9 marzo 2016

Paure nuove: intelligenza artificiale e robot


Io sono vecchio (auto-cit.) ma voi ggiovani potete cominciare a allungare la vostra lista di paure per il futuro.
Ah, intanto non cancellate la guerra, se per caso l'aveste già fatto rimettetela, ci sono buone speranze --cioè cattive ☹

Ma ancora più attuale questa che trovo ontehtoobz: 1 in 3 Developers Fear AI Will Replace Them.

E non solo per i lavori meccanici e ripetitivi, quelli adatti anche a me (se non fossi già fuori), lì si parla di quelli che sanno usare bene il 'puter.


E mica si parla di un futuro lontano chissà quando viene, no (nope) roba che arriva prima della fine dell'era di Matteo, per esempio per un gioco difficile (il go) AlphaGo, un programma di intelligenza artificiale creato da quelli di Google ha battuto Lee Sedol, uno dei migliori giocatori: Google’s AI Wins First Game in Historic Match With Go Champion.
E qui --come se non bastasse-- arriva un'altra notizia di quelle diverse da quelle piacevoli. AlphaGo fino a poco tempo fa giocava male, ma è migliorato moltissimo; sapete come? Giocando contro se stesso, che sarebbe come dire studiando e facendo gli esercizi.

Meno male che io ormai sono fuori.
Però, dai, a costo di andare fuori tema oggi ho trovato, sempre ontehtoobz un nuovo tweep che tra le altre cose pubblica una foto del campus dell'università dove lavora, l'EPFL di Losanna come da L della sigla. Questa qui che se fossi svicc e arbiciulù sarebbe proprio da andarci a fare un giro, che ne dite?


venerdì 18 aprile 2014

Meh! Techno!

Io sono ggiovane dentro. Ma adesso vi faccio vedere 'na roba che ho trovato più volte su G+ come se ci fosse un'epidemia (o anche più di una) ma che invece è solo bella e piace tanto anche a me e OK.


Ma per me non vale, o meglio siccome mi piace tantissimissimo ('na cifra, chissà se me la passa l'AD) sono convinto che non solo sia vera e profonda ma, anzi, sia la prova provata (tipo dimostrazione come dicono gli scientistici) che sono  giovane (dentro), appunto.


Però poi salta fuori quest'altra notizia: Google Files Patent for Contact Lenses with Built-In Camera e di colpo scopro che sono senza aiFon e mi è pure morto il Kindle e non lo farò aggiustare. E all'inizio non credevo nemmeno alla storia della pecora Dolly, ma quello per via di come ce la raccontavano la tele e  i giornali.

Insomma, panico! sono vecchio anch'io (anche dentro). O no? E poi se non lo dico a nessuno si vede? Quanto? Cioè anche se uno guarda con attenzione, come quando è interessato alla cosa?

Perché mica detto, secondo me. Per esempio il titolo del post non vi sembra quasi da bimbominkia? E poi sono ancora ampiamente lucido (sempre secondo me), anzi ve lo dimostro dicendo cosa ne penso della storia degli astronauti gemelli.

OPS!!!11! È appena passato di qui Ponder che mi dice che se lascio a lui l'argomento mi accompagna al Salone del Libro. Una proposta che non posso rifiutare, sarebbe bello che veniste anche tutti quanti voi. Nèh!

domenica 23 marzo 2014

I robot aiutano o rubano il lavoro?

Quando ero giovane e mi stavo impratichendo del mio primo 'puter circolava il mantra "i robot aiutano gli umani a non lavorare". Pare, ed era confermata da locali, che fosse il modo corretto di tradurre dal cinese di Hong-Kong. Purtroppo sono passati più di 35 anni e non posso portare testimoni: Giorgio non era ancora arrivato, è troppo giovane.
OK, ci sarebbero altre storielle sull'argomento, uno dei nostri era davvero finito a programmare robot industriali, ma sto andando fuori tema.

L'altro giorno un amico (non trovo più il link, se me l'ha dato) mi dice che prossimamente il 40% dei lavori verrà svolto da robot. OK, quella percentuale è quella che mi sembra di ricordare ma probabilmente sarebbe meglio dire un gran numero e poi occorrerebbe anche precisare quel "prossimamente".

Però, ci sono anche altre cose, secondo me.
Parecchi lavori sono cambiati in modo drammatico, per esempio l'aratura del campo davanti casa. Nonna (la mia mamma si chiama così), l'altro giorno raccontava che quando lei era giovane per ararlo con l'aratro trainato da un cavallo occorrevano due persone e un giorno intero; oggi meno di un'ora. Forse posso ancora rincarare la cosa: da Nonna c'era il cavallo, dai miei solo due mule (notare che si tenevano le mule femmine perché i muli maschi erano precettati e in ogni momento lo stato poteva requisirli per scopi militari, avete idea del tempo che ci vuole a addestrare un mulo (indipendentemente dal genere)?).
D'altronde il numero di persone addette all'agricoltura (di sostentamento essenzialmente) era molto maggiore di quella odierna, io ricordo (ero ragazzino) i primi anni '60 quando c'è stato un cambiamento epocale, fabbriche dappertutto, e parenti che cambiavano improvvisamente lavoro e modo di vivere (quasi, si resta contadini come mentalità per un paio di generazioni).
Altro ricordo personale: un mio prozio (acquisito) raccontava la meraviglia del primo semaforo a Torino e la gente che andava a vederlo, incredula.

I robot --sembra che sono sempre più fuori tema, adesso l'AD mi da quattro, o peggio, non classificato-- comprendono anche il semaforo o la centralina telefonica che compone lei il numero, li abbiamo visti tutti i film 'mericani con l'operatrice carina ma ficcanaso. E poi via-via macchine sempre più performanti, ormai fanno tutto, cioè parecchio. E faranno sempre di più.
E gli umani?
Secondo me continueranno a esserci come controllori, controller come dicono a --atz! dimenticato il nome!

Anzi, tornando al personale: già mancano i controllori. Ecco un esempio preso dalle stalle di svezzamento dei maialini:


questa è una centralina che controlla la temperatura della stalla, adesso è vuota ma 0°C non è credibile, come minimo è starata;


quest'altra è così da almeno una decina d'anni, "boot" io lo tradurrei "avvio" e anche se fosse Windows a quest'ora sarebbe operativa --OK, vado a lavarmi i diti con il sapone e la smetto con l'umorismo linuxiano.
Ma sia i fratelli che l'elettricista, padagno DOC, non vogliono sentir ragioni. Ecco questi devono preoccuparsi dell'avvento dei robot. Almeno per imparare a ignorarli.

Per contro c'è chi ne approfitta fin da prima di subito: When robots help human journalists: “This post was created by an algorithm written by the author”.

Però...
Io ormai sono fuori, voi come la vedete la robocalypse?