martedì 23 giugno 2026

LA PIZZA: che disastro!

 Da qualche anno sono molto assente dal blog, ma ho la giustificazione, signora maestra!

No, il cane (che non ho) non mi ha mangiato il compito...

Il fatto è che sono piuttosto impegnata, oltre al normale lavoro in casa, oltre ai rapporti con l'esterno (uffici, ricerche, acquisti...), oltre al lavoro in campagna (un giorno vi parlerò di Luisa e Berto...) che quest'anno è debordato a causa delle eccessive prolungate piogge, impiego anche più tempo in cucina.

Per esempio, ho dovuto cercare nella web e imparare un'infinità di notizie sull'alimentazione per i diabetici. Ho trovato per esempio un bel prospetto, abbastanza completo, cui aggiungo a mano a mano nuovi elementi che cerco e trovo quando mi occorre, con gli Indici Glucemici. di ogni cibo. 

Così riesco a cucinare in modo appetitoso come prima, per non far fare troppi sacrifici a mio marito. 

Ma...finora non mi ero azzardata, col mio modesto forno elettrico casalingo, con ...la pizza!

Mio marito ed io qui in Canarias abbiamo il problema della pizza! Sì, di pizzerie ce ne sono centinaia, ma innanzi tutto non vicine a noi: per qualche tempo ce n'è stata una a pochi minuti di cammino, nel nostro stesso paese, gestita da un italiano, che ne faceva di decenti, pur con l'immancabile forno elettrico (quello a legna va sparendo...), poi però ha lasciato tutto in mano alla moglie -canaria- e a un giovane pizzaiolo locale, col risultato che già prima della chiusura "per Covid" ci aveva disgustato una pizza letteralmente annegata nell'olio...di semi! Ora ha cambiato gestione, ma l'unica prova che abbiamo fatto è stata altrettanto deludente... e oleosa!

Su Facebook vedo sempre pubblicità di pizzerie italiane con foto invoglianti, in apparenza fatte bene, ma sono tutte al sud, a distanza di un'ora-ora e mezza di traffico notevole, senza molte speranze di parcheggio una volta arrivati.

Nel Puerto de la Cruz (che incomincia a sua volta ad essere proibitivo per il traffico e il parcheggio pur essendo a pochi chilometri) ne conosciamo due abbastanza buone, una locale e una italiana. Sempre affollatissime, ma quella locale ha il difetto di fare le pizze un pochino troppo salate con conseguente sete notturna e recentemente è scaduto come qualità col cambio del pizzaiolo, quella italiana richiede una prenotazione tempestiva e c'è poco spazio per i gomiti tra un tavolo e l'altro . E comunque né nell'una né nell'altra son mai riuscita ad avere una vera pizza Margherita (con BASILICO, diamine! non origano!). 

A dire il vero, anche in molte pizzerie in Lombardia schiaffano origano dappertutto e non si può avere una vera Margherita... L'ultima volta che siamo stati là, due anni fa, ci ho sperato, vedendo molti vasi di basilico che ornavano l'entrata, ma no: la Margherita solo con l'origano. Allora ho optato per una "Bufala" che prometteva mozzarella di bufala e basilico! Risultato: una delle peggiori e più care pizze che mi sia stata propinata: immaginate una piscinetta ripiena di passata di pomodoro cruda, dove galleggiavano, a malapena un po' disciolti, 6-7 pezzetti di mozzarella (meno dei 125 gr. di una mozzarella) e UNA foglia di basilico rotta in 5-6 pezzetti.

La settimana scorsa, sempre alla ricerca di una pizzeria raggiungibile, siamo andati in una del paese vicino, consigliata da un'amica. Cosa abbiamo ottenuto? un disco di pasta da "quiche", uniformemente alto un buon centimetro, senza "cornicione", ricoperto tutto fino al bordo da qualcosa che certamente era pomodoro e formaggio, con l'immancabile origano e olio non ecessivo.  Mio marito ha mangiato il condimento e ha lasciato tutta la pasta...Questa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. 

Il giorno dopo ho insinuato che avremmo potuto cercare di farla in casa, peggio di così non poteva venire... Occorre dire che già faccio in casa del pane abbastanza buono, 100% integrale di farro, per mio marito e bianco per me, quindi mi incuriosiva la sfida.  Però -sempre mi informo da più fonti prima di una qualsiasi decisione- ho cercato in internet delle ricette specifiche per pizza. In tutte si consigliava scarsissima quantità di lievito, compensata da una lunga lievitazione (da un giorno all'altro, 12-24 ore).

Seguita pedissequamente la ricetta per l'impasto con farina integrale ingentilita per 1/3 da farina bianca, mi sono ritrovata però, al momento della stesura, con un impasto abbastanza appiccicoso che non son  riuscita a stendere bene come volevo e anzi si è appiccicato perfino al foglio di carta forno consigliato dalla ricetta. Comunque abbastanza sottile. 

Anche per il condimento e la cottura ho seguito le istruzioni per il mio forno casalingo, cuocendo in un primo momento impasto e pomodoro e aggiungendo solo dopo la mozzarella. Risultato: nel doppio e più del tempo previsto dalla ricetta, la base era proprio poco cotta e pochissimo lievitata. Con l'esperienza del pane mi aspettavo che in forno lievitasse ancora un po', vanificando il mio tentativo di avere una base sottile, invece è rimasta ben sottile ma quasi cruda. 

Ma non demordo, anzi non demordiamo: riproveremo, ma con una normale ricetta per pane, con lievito sufficiente e lievitatura di poche ore. Se non altro,  non avremo la cucina ingombra due giorni... 


Questo post non ha foto, volutamente. 

martedì 2 giugno 2026

A colpi di pennello

Il solito algoritmo mi ha proposto un post su x.com (già noto come twitter) dell'account di @hiromaya_art che mi ha fatto riflettere. Devo premettere che parecchi anni fa avevo visitato ben due mostre dedicate alle stampe di Hokusai, Hiroshige, e Hasui, e dunque senza falsa modestia posso definirmi un... assoluto ignorante della materia, trattatemi come tale.

Il post parte da una domanda apparentemente banale di uno studente: "perché i dipinti dell'epoca Edo sembrano manga?" e Hiromaya spiega che queste stampe rappresentano il risultato di un’evoluzione avvenuta proprio all’interno delle limitazioni tecniche e materiali del Giappone dove si continuava a usare principalmente pennello e inchiostro di china (sumi), con l’aggiunta di pigmenti limitati.

Nel Rinascimento l'introduzione della prospettiva ma anche della pittura a olio che credo arrivasse dalle Fiandre, gli studi di anatomia, il chiaroscuro hanno proiettato l'arte verso la riproduzione realistica, mentre in Giappone, quello che in apparenza sembra uno svantaggio è diventato il punto di partenza per una direzione completamente diversa per esaltare il potere espressivo della linea. Usavano l'inchiostro di china e il pennello per suggerire, piuttosto che per mostrare tutto.

E questa considerazione è stimolante per riflettere su come la tecnologia sia andata a braccetto con l'evoluzione della pittura occidentale e di quella giapponese.

Ovviamente non sono in grado di approfondire ulteriormente la questione e aggiungo che queste "limitazioni" tecniche dell'arte giapponese erano anche scelte funzionali allo scopo delle opere di Hokusai, che dovevano essere opere a basso costo per scopi commerciali e divulgativi. E per questa considerazione, che forse falsa un po' il discorso del post originale, trovo, almeno dal mio punto di vista, abbastanza naturale che i manga moderni siano così simili a quelli che Hokusai stesso definiva manga (schizzi sparsi), mentre l'impatto della potenza espressiva di queste stampe ha ispirato il Japonisme e alcune opere di Van Gogh e Monet.

Il ponte Ōhashi ad Atake sotto una pioggia improvvisa
Utagawa Hiroshige - Il ponte Ōhashi ad Atake sotto una pioggia improvvisa Vincent van Gogh - Brug in de regen- naar_Hiroshige
Utagawa HiroshigeVincent Van Gogh
immagini da Wikipedia

Ma nulla toglie che gli artisti giapponesi fossero in grado di usare il minimo indispensabile di linee per far emergere forma, movimento, spazio e persino l’atmosfera.