lunedì 12 ottobre 2015

C'era una volta...


C'era una volta
Centopitolta
Pitoltini Pitoltetti
Che mangiava gli spaghetti.
Gli spaghetti non erano al dente
Pitoltini vedeva la gente.
Era gente un pochino bislacca
Pitoltini faceva la cacca,
La faceva dentro al vasino.
Centopitolta aveva un micino,
Un micino, una capra e un cavallo.
Pitoltin dipingeva in giallo,
Dipingeva perché era pittore
Ci passava un bel mucchio di ore.
Quelle ore non eran sprecate,
Centopitolta cuoceva frittate.
Le frittate son fatte di uova,
Pitoltin ne faceva una nuova:
Era nuova, di funghi e patate.
Ma le sedie eran tutte bagnate,
Centopitolta dovette asciugarle...

(...e cosi via, come in “Volta la carta” alternando assurdità a logica …)

Ecco, adesso è il momento di “basta!”
Ché tra poco è pronta la pasta:
Tutta la storia di Centopitolta
Te la racconto un'altra volta. ( * )


Ma non volevo parlare di questa storia ma di un'altra.
Ricomincio.

C'era una volta un Fratello. Era tale in quanto aveva una Sorella più giovane e un­a Sorellina ancor più giovane.
Il Fratello era di carattere allegro e scherzoso, faceva divertire le sorelle con le sue invenzioni fantasiose. Una di queste erano le filastrocche come quelle di Centopitolta, che inventava al momento.
O improvvisava un incontro di lotta libera sul lettone dei genitori, tra il Toro di Melassa (la Sorella) e il personaggio inventato per sé, i nomi variavano...
Oppure faceva impazzire la Sorella recitando velocemente “Onze Donze Trenze Quale Qualinze Mele Melinze rrrrffffffrrrzeta”: la Sorella sapeva che si trattava di una numerazione fantasiosa dall'1 al 10, ma per quanto si sforzasse non riusciva ad afferrare gli ultimi numeri. Finalmente una volta si sciolse il mistero: Riffe Raffe e Zeta! A quel punto però il divertimento finì... (per quello, si rese conto col tempo la Sorella, il gioco era stato tirato tanto in lungo...)
Anche con la Sorellina il Fratello era amorevole e divertente, anche per lei inventava nomignoli affettuosi e fantasiosi.
D'estate poi c'era in più il divertimento con i Cugini...

Poi tutti crebbero, nella nuova città il Fratello passava molto più tempo con gli amici, come ovvio e logico.
Poi tutti crebbero ancora, la famiglia iniziò a espandersi: prima si sposò il Fratello (ma non andò molto bene), poi la Sorella, infine la Sorellina. Ognuno andò per la sua strada, in una città diversa.
Il Fratello a un certo punto decise di seguire la propria inclinazione di uomo di spettacolo, emersa già nella prima giovinezza (non gli mancava quel pizzico di egocentrismo, di esibizionismo e di folle genialità che a quanto pare sono la condicio sine qua non per riuscire in quel mondo).
Iniziò a girare film e spot pubblicitari, a presentare spettacoli eccetera. Raggiunse anche una certa notorietà.
In uno dei film in cui ebbe una particina riuscì a far recitare un suo amico carissimo, direi quasi il fratello che non ebbe: anzi, l'amico ebbe un ruolo abbastanza rilevante (ricordate il padrone della villa in cui gli Amici Miei si intrufolano durante una festa?). Stranamente, l'amico non volle apparire nei titoli, per lo meno non con il suo nome, ma evidentemente, appartenendo a un ambiente diverso da quello dello spettacolo, non ci teneva a far conoscere questo momento di “debolezza”!
Il Fratello, che da ragazzo suonò la batteria in un complessino, era appassionato di musica jazz e non potendo suonare - non aveva formazione musicale - si dedicò a presentare, con un certo successo.
Passarono gli anni.
Il Fratello iniziò a dividere la propria vita tra l'ambiente di Roma, dove lavorava, e quello della campagna, dove vivevano i genitori e infine solo la Madre, assistendola con abnegazione e pazienza (una pazienza di cui nessuno l'avrebbe creduto capace!) nei suoi ultimi anni di vita.
Purtroppo però ora anche per lui è arrivato il momento di salutare il suo pubblico e di chiudere il sipario.
Riposa in pace, Fratello!





( * ) questa filastrocca in particolare è stata inventata da me, partendo da uno degli incipit tradizionali e seguendo l'andamento consueto

giovedì 12 marzo 2015

Il Tamburo Riparato è in lutto








Proprio così, Tamburisti,  il "nostro" Terry Pratchett  ci ha lasciati.


lunedì 17 dicembre 2012

Il vecchio e il nuovo


Io sono vecchio. Mi sento vecchio quando sto qui in cascina senza essere un contadino e senza capire i locali. Che sarebbero i miei fratelli, le loro mogli, i figli, i vicini e le loro frequentazioni.
Trovo qualcosa di profondamente alieno in parecchie cose: i riti della domenica, del martedì sera (martedì è il giorno del mercato e alla sera ci sono le gare di scopa e bocce, poi se ne parla per tutto il giorno successivo). La Juve, tutti per la Juve, non è vero che sono una banda di birichini, Moggi è una vittima, Conte pure, Del Piero chi è?
E adesso Guido Crosetto, lo conoscono tutti di persona, OK, parecchi. Mai stati leghisti, nèh!.

Io do una mano ogni tanto, ci sono momenti di emergenza in cui vengo utile anch'io. Certo mi faccio urlare dietro continuamente ma qui si urla sempre, anche quando è tutto OK.
Oggi a pranzo salta fuori che Bernardin (18 anni) ha giocato a [non ho capito il nome, non sono autorizzato a farmelo ripetere] con l'Xbox contro gli americani, collegato a Internet. Ecco anche loro hanno Internet, ma diverso, un altro.

Invece io sono attratto da altre cose, oggi per esempio ho visto questa foto: affascinante anche se racconta di cose che non ho mai vissuto: gli uomini vestiti eleganti, uno con il bastone da passeggio, la città (Parigi!) vivibile, guarda il passaggio pedonale. I cartelloni pubblicitari, ecco sono loro che mi hanno conquistato!

Siano nel 1936, i miei genitori erano ragazzini!

Quindi vivo nel passato? No! ho le mie contraddizioni: l'immagine sopra, quella in cima, è presa dal blog di Marco Delmastro. E guardate come si salutano quei mattacchioni di LHC.

Ecco, sono più vicino a loro che ai padani locali.

Vero che sono bravo a lamentarmi? Adesso mi metto a piangere, proprio come fa la Fornero.