Ecco, manco da tanto tempo su questo blog, non come lettore, come redattore (chissà se si dice così). Vabbe'.
Chi è e cosa fa Babbo Natale dopo il 24 dicembre e fino al 23 dicembre notte dell'anno successivo?
Verba et scripta volant, mentre le foto restano, ok? :D
Buon Natale a tutti! :)
giovedì 24 dicembre 2015
giovedì 8 gennaio 2015
Il mio paese natìo
Quando ero bambino abitavo alla periferia di un paese ai piedi della montagna. D'inverno nevicava spesso e, io e mio fratello, più piccolo di me, ci mettevamo a seguire le impronte dei cani sulla neve.
A casa c'era nonna, che ci accudiva premurosamente. Mio papà, operaio, rientrava non prima delle 19. Mamma, cagionevole di salute, era sempre in ospedale.
Non avevo altri amici, se non mio fratello, più piccolo di me di quattro anni.
Il televisore, all'epoca, era in bianco e nero, ma nonna non ce lo faceva guardare, diceva che bisognava studiare, imparare le poesie a memoria e le tabelline.
Nella mia stanzetta tenevo, di nascosto, un mangianastri. Solo un mangianastri, senza audiocassette, per intenderci. Non lo ascoltavo, lo guardavo, e mi immaginavo la musica. Sentivo prima il pianoforte, poi la tromba e infine il sax. Adoravo il sax. Alcune volte sentivo anche la fisarmonica.
Alla fine degli anni '70, il mio paese era ancora negli anni '60. Non ha mai recuperato il gap. Neanche oggi, che non è più il mio paese.
Il parroco guidava una 500, ed era già moderno, perchè non portava più l'abito talara. Aveva gli occhi come David Bowie, e parlava come Enrico Beruschi. Per un po' di tempo ho pensato fosse proprio lui, e durante la messa aspettavo invano una sua battuta per ridere.
A messa si andava tre o quattro volte all'anno. La domenica bisognava andare in campagna. Lì vivevano i miei nonni paterni e di giorno si correva per i prati in cerca della lucertola a due code. La mia bisnonna diceva che avrebbe portato fortuna. L'ho vista solo una volta, e lo stesso giorno morì mio nonno. Da allora non l'ho più cercata. Mi dedicai ad altro, come costruire robot con i resti delle lavatrici dismesse. E qualche volta davo fuoco alla stalla, che era colma di fieno per gli asini.
Non avevamo il bagno in casa, non avevamo il telefono. Per telefonare ai miei zii in Germania, bisognava andare da un'altra zia, che abitava in paese. Si andava da lei ogni mercoledì sera, verso le 21. Poi si telefonava, ma non direttamente ai miei zii emigrati in Germania, ma ad una signorina, che ci avrebbe poi messo in contatto con loro. Sinceramente non ho mai capito il perchè. Diventammo amici anche con la signorina, tant'è che quando i miei zii tornavano, d'estate, noi andavamo lo stesso a telefonare dalla zia in paese, per salutare la signorina.
Il mio primo vero amico fu un giovane marocchino, che vendeva musicassette al mercato. Un giovane marocchino con il turbante. Avevo 7 anni e lui ne poteva avere 20. Un giorno andai da lui con 500 lire per comprare una musicassetta e poter usare, finalmente, per la prima volta in assoluto, il mio mangianastri segreto. Mi disse che i soldi non bastavano, mancavano ancora 1500 lire. Allora pensai che forse avrei potuto rimediare dandogli anche il mio panino e due quaderni a quadretti...Lui si mise a piangere e mi diede con 500 lire non una, ma tre musicassette: Tutto Bobby Solo, Little Tony e i Cugini di Campagna. Che culo, però.
Quelle sue lacrime furono le lenti attraverso cui iniziai a guardare il mondo. E con il senno di poi capii tante cose.
A casa c'era nonna, che ci accudiva premurosamente. Mio papà, operaio, rientrava non prima delle 19. Mamma, cagionevole di salute, era sempre in ospedale.
Non avevo altri amici, se non mio fratello, più piccolo di me di quattro anni.
Il televisore, all'epoca, era in bianco e nero, ma nonna non ce lo faceva guardare, diceva che bisognava studiare, imparare le poesie a memoria e le tabelline.
Nella mia stanzetta tenevo, di nascosto, un mangianastri. Solo un mangianastri, senza audiocassette, per intenderci. Non lo ascoltavo, lo guardavo, e mi immaginavo la musica. Sentivo prima il pianoforte, poi la tromba e infine il sax. Adoravo il sax. Alcune volte sentivo anche la fisarmonica.
Alla fine degli anni '70, il mio paese era ancora negli anni '60. Non ha mai recuperato il gap. Neanche oggi, che non è più il mio paese.
Il parroco guidava una 500, ed era già moderno, perchè non portava più l'abito talara. Aveva gli occhi come David Bowie, e parlava come Enrico Beruschi. Per un po' di tempo ho pensato fosse proprio lui, e durante la messa aspettavo invano una sua battuta per ridere.
A messa si andava tre o quattro volte all'anno. La domenica bisognava andare in campagna. Lì vivevano i miei nonni paterni e di giorno si correva per i prati in cerca della lucertola a due code. La mia bisnonna diceva che avrebbe portato fortuna. L'ho vista solo una volta, e lo stesso giorno morì mio nonno. Da allora non l'ho più cercata. Mi dedicai ad altro, come costruire robot con i resti delle lavatrici dismesse. E qualche volta davo fuoco alla stalla, che era colma di fieno per gli asini.
Non avevamo il bagno in casa, non avevamo il telefono. Per telefonare ai miei zii in Germania, bisognava andare da un'altra zia, che abitava in paese. Si andava da lei ogni mercoledì sera, verso le 21. Poi si telefonava, ma non direttamente ai miei zii emigrati in Germania, ma ad una signorina, che ci avrebbe poi messo in contatto con loro. Sinceramente non ho mai capito il perchè. Diventammo amici anche con la signorina, tant'è che quando i miei zii tornavano, d'estate, noi andavamo lo stesso a telefonare dalla zia in paese, per salutare la signorina.
Il mio primo vero amico fu un giovane marocchino, che vendeva musicassette al mercato. Un giovane marocchino con il turbante. Avevo 7 anni e lui ne poteva avere 20. Un giorno andai da lui con 500 lire per comprare una musicassetta e poter usare, finalmente, per la prima volta in assoluto, il mio mangianastri segreto. Mi disse che i soldi non bastavano, mancavano ancora 1500 lire. Allora pensai che forse avrei potuto rimediare dandogli anche il mio panino e due quaderni a quadretti...Lui si mise a piangere e mi diede con 500 lire non una, ma tre musicassette: Tutto Bobby Solo, Little Tony e i Cugini di Campagna. Che culo, però.
Quelle sue lacrime furono le lenti attraverso cui iniziai a guardare il mondo. E con il senno di poi capii tante cose.
martedì 22 luglio 2014
Intervista a David Hume
- Ciao Hume
- Ciao
- Posso farti un'intervista per il tamburo riparato?
- No
- E dai, ti prego, se non pubblico un certo numero di articoli quelli mi... :)
- Che vuoi sapere...
- Cosa ne pensi dei docenti universitari?
- Levati dalle scatole, lo sai bene cosa ne penso, altrimenti non mi avresti fatto la domanda.
- E dai, Hume, dimmelo, lo voglio sentire da te...
- Da un professore non c'è da imparare nulla che non si possa trovare nei libri...
- Hume, quando il mio professore di filosofia mi parlò della differenza tra impressioni e idee in Hume, non ci capii quasi niente..
- E ora che vuoi da me?
- Dai, non essere permaloso, vorrei che tu mi spiegassi la differenza...
- Ma cosa c'è di tanto difficile da capire? L'impressione è la percezione immediata della realtà esteriore, l'idea è il ricordo di questa impressione...Se ti tiro uno schiaffo, lo schiaffo è l'impressione, il ricordo dello schiaffo è l'idea.
- Tutto qui?
- Che palla che sei...ma certo che no! A volte componiamo le idee senza che esse siano unite nella realtà. Si creano così false rappresentazioni che non esistono da nessuna parte. Pensa ad un angelo...
L'angelo altro non è che un'idea complessa formata da due diverse esperienze che, sebbene non siano unite nella reatà, vengono fuse nella fantasia. Vedi delle ali e ottieni l'impressione di ali, vedi un uomo e ottieni l'impressione di uomo, di queste esperienze ti restano le idee: L'idea di ali e l'idea di uomo... poi con la fantasia fai copia e incolla...ed eccoti l'angelo.
- Hume, sei un mito!!
- No, sono un operatore ecologico di pensieri e concetti.
- In che senso?
- Vaglio ogni idea per scoprire se sia composta, e se abbia un riscontro reale. Ti faccio un esempio. Prendi un libro di teologia. Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità e sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto o di esistenza? No. E allora gettiamolo nel fuoco, perchè non contiene che sofisticherie e inganni!
- Hume, mi stai rovinando...
- E che vuoi da me?
- Ma per te chi è Dio?
- È un'idea complessa...un'idea complessa composta da qualcosa di infinitamente buono, infinitamente intelligente e infinitamente saggio... ma se non avessimo mai esperito l'intelligenza, la saggezza e la bontà, non avremmo mai avuto l'idea di Dio.
- Riformulo meglio la domanda, per te Dio esiste?
- E che ne so... Di certo non è stato oggetto di una mia esperienza sensoriale. Per me conta questo.
- Ma ho letto da qualche parte che non neghi i miracoli...
- E quindi? Non li nego ma non ci credo. Ora ti spiego. Cos'è il miracolo? Il miracolo è la violazione della legge naturale. Ho mai fatto esperienza della legge naturale? No. E allora non nego i miracoli, ecco.
- Ma come puoi affermare che non abbiamo esperienza della legge naturale?
- Se lasciamo andare il sasso che abbiamo nella mano, cadrà a terra?
- Certo che sì.
- sempre?
- Si
- Ti sbagli. Tu hai sperimentato che il sasso cadrà a terra, ma non hai sperimentato che cadrà SEMPRE a terra. L'aspettativa che un evento succeda all'altro non si trova nelle cose stesse, ma nella nostra mente. Se in tutta la tua vita hai visto solo cigni bianchi, ciò non vuol dire che non esista da qualche parte nel mondo un cigno nero.
Se un tacchino riceve ogni giorno del mangime, arriverà alla conclusione che esiste una relazione di causa-effetto tra il nuovo giorno e il cibo, almeno fino al giorno del ringraziamento! Ora lasciami in pace, vado ad ubriacarmi.
- Hume, non abbiamo ancora finito...
- Vai al diavolo!
- Ciao
- Posso farti un'intervista per il tamburo riparato?
- No
- E dai, ti prego, se non pubblico un certo numero di articoli quelli mi... :)
- Che vuoi sapere...
- Cosa ne pensi dei docenti universitari?
- Levati dalle scatole, lo sai bene cosa ne penso, altrimenti non mi avresti fatto la domanda.
- E dai, Hume, dimmelo, lo voglio sentire da te...
- Da un professore non c'è da imparare nulla che non si possa trovare nei libri...
- Hume, quando il mio professore di filosofia mi parlò della differenza tra impressioni e idee in Hume, non ci capii quasi niente..
- E ora che vuoi da me?
- Dai, non essere permaloso, vorrei che tu mi spiegassi la differenza...
- Ma cosa c'è di tanto difficile da capire? L'impressione è la percezione immediata della realtà esteriore, l'idea è il ricordo di questa impressione...Se ti tiro uno schiaffo, lo schiaffo è l'impressione, il ricordo dello schiaffo è l'idea.
- Tutto qui?
- Che palla che sei...ma certo che no! A volte componiamo le idee senza che esse siano unite nella realtà. Si creano così false rappresentazioni che non esistono da nessuna parte. Pensa ad un angelo...
L'angelo altro non è che un'idea complessa formata da due diverse esperienze che, sebbene non siano unite nella reatà, vengono fuse nella fantasia. Vedi delle ali e ottieni l'impressione di ali, vedi un uomo e ottieni l'impressione di uomo, di queste esperienze ti restano le idee: L'idea di ali e l'idea di uomo... poi con la fantasia fai copia e incolla...ed eccoti l'angelo.
- Hume, sei un mito!!
- No, sono un operatore ecologico di pensieri e concetti.
- In che senso?
- Vaglio ogni idea per scoprire se sia composta, e se abbia un riscontro reale. Ti faccio un esempio. Prendi un libro di teologia. Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità e sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto o di esistenza? No. E allora gettiamolo nel fuoco, perchè non contiene che sofisticherie e inganni!
- Hume, mi stai rovinando...
- E che vuoi da me?
- Ma per te chi è Dio?
- È un'idea complessa...un'idea complessa composta da qualcosa di infinitamente buono, infinitamente intelligente e infinitamente saggio... ma se non avessimo mai esperito l'intelligenza, la saggezza e la bontà, non avremmo mai avuto l'idea di Dio.
- Riformulo meglio la domanda, per te Dio esiste?
- E che ne so... Di certo non è stato oggetto di una mia esperienza sensoriale. Per me conta questo.
- Ma ho letto da qualche parte che non neghi i miracoli...
- E quindi? Non li nego ma non ci credo. Ora ti spiego. Cos'è il miracolo? Il miracolo è la violazione della legge naturale. Ho mai fatto esperienza della legge naturale? No. E allora non nego i miracoli, ecco.
- Ma come puoi affermare che non abbiamo esperienza della legge naturale?
- Se lasciamo andare il sasso che abbiamo nella mano, cadrà a terra?
- Certo che sì.
- sempre?
- Si
- Ti sbagli. Tu hai sperimentato che il sasso cadrà a terra, ma non hai sperimentato che cadrà SEMPRE a terra. L'aspettativa che un evento succeda all'altro non si trova nelle cose stesse, ma nella nostra mente. Se in tutta la tua vita hai visto solo cigni bianchi, ciò non vuol dire che non esista da qualche parte nel mondo un cigno nero.
Se un tacchino riceve ogni giorno del mangime, arriverà alla conclusione che esiste una relazione di causa-effetto tra il nuovo giorno e il cibo, almeno fino al giorno del ringraziamento! Ora lasciami in pace, vado ad ubriacarmi.
- Hume, non abbiamo ancora finito...
- Vai al diavolo!
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Cose di Bit,
Interviste di Bit
sabato 12 luglio 2014
Non si deve più ripetere
- Buogiorno. Tu sei uno zingaro!!
- Buongiorno a te, don. Addirittura uno zingaro... Proprio ieri sera ho ascoltato un brano di De Andre' sulla cultura gitana.
- Senti, Luigi, quello che è successo ieri non si deve più ripetere.
- Certo, don, non si verificherà più. Una sola cosa, toglimi una curiosità, cosa è successo ieri sera?
- Tu hai voglia di scherzare proprio con me che sono un tuo superiore. Lo sai che mi devi portare rispetto? Lo sai?
- Don, soffro di amnesia transitoria, e voglio sapere cosa è successo ieri sera...ah, una cosa, però...ma perchè è andato prima a Cuba e poi da Bush? Perchè?
- Vuoi mettere in discussione l'operato del Santo Padre? Lui sa quello che fa. E smettila di sfogliare il Manifesto quando parli con me!! Il tuo comportamento è riprovevole! E poi non ho capito la necessità di andare a comprare certi giornali...
- Dai, don, non esagerare...non posso chiamare il polacco santo padre...
- Ti stai mettendo fuori della chiesa...ed extra ecclesiam nulla salus...lo sai, vero?
- Dai, scusa, rientro subito, anche perchè fuori fa un freddo cane...Perchè avete scomunicato Drewermann?
- Tu stai delirando, mio caro ragazzo. Drewermann era un soggetto pericoloso. I suoi libri sono stati messi al bando. E lo so bene che li stai leggendo. Io so tutto. A me dicono tutto. E il tuo comportamento è disdicevole...dovrò scrivere ogni cosa nella relazione da spedire al tuo vescovo. Lo sai che dovrò tenerlo aggiornato, vero? Tu stai per diventare prete, ma ti comporti come Che Guevara...non va bene, luigi, non va bene.
- Certo don, non va bene. Però quel testo "Funzionari di Dio: Psicogramma di un ideale", lo devresti leggere anche tu, don. In quel libro Eugen sostiene che spesso colui che entra in seminario lo fa non già per una vocazione quanto per la sicurezza che l'apparato-Chiesa offre ad una personalità debole ed insicura. Spesso il seminarista ha alcuni conflitti irrisolti legati alla sessualità, all'attaccamento alla madre, all'incapacità di gestire le sue pulsioni, vede nella Chiesa una sorta di utero o grembo che lo dovrebbe proteggere da una questione sessuale ancora aperta: con il voto di castità e di obbedienza il seminarista si illude di poter superare il problema non dovendosene più occupare...
- E tu la pensi come lui?
- Certo che sì! Ho 24 anni, don. Ho 24 anni... e ho voglia di vivere la vita, di fare esperienza, di guadagnarmi il pane con il mio sudore. Ho voglia di essere utile in questo mondo. Ho voglia di sbagliare, fare l'amore, ho voglia di sole. ho voglia di mandare a quel paese la gente. Non posso ubbidire ciecamente a nessuno. Neanche a te, don. E poi odio le statue, don. Odio le statue con i cuori trafitti da pugnali. Anzi, ti dirò di più, don. Quella statua di quella santa l'ho portata giù nel campo di calcio. L'ho sistemata vicino alla porta avversaria, don.
- Sono veramente senza parole...Dovrò incontrare oggi stesso il tuo vescovo...e prendere seri provvedimenti.
- Certo, don. Seri provvedimenti. Avrei bisogno di una vacanza a Berlino, o forse a Mosca, don. Senti, don, lo sai che approvo anche la teologia della liberazione? Come al solito il Padre che tu chiami santo non è di questo avviso. Dato che dovrai incontrare il mio vescovo....avrai più cose da riferire.
- Quelli sono dei comunisti!!! Quelli sono preti sovversivi!!!
- Non urlare, don. La liberazione è conseguenza della presa di coscienza della realtà socioeconomica latinoamericana, don. La situazione attuale della maggioranza dei latinoamericani contraddice il disegno divino e la povertà è un peccato sociale, don. La salvezza include una "liberazione integrale" dell'uomo e raggruppa per questo anche la liberazione economica, politica, sociale e ideologica, come visibili segni della dignità umana. Non vi sono solo peccatori, ma anche persecutori che opprimono, don. Quei signori, che tu chiami sovversivi, prendono e fanno prendere coscienza della forte disuguaglianza sociale tra società opulente e popoli votati alla miseria, ponendosi al fianco dei poveri. Rivendicano la democrazia approfondendo la presa di coscienza delle popolazioni riguardo ai loro veri nemici, per trasformare l'attuale sistema sociale ed economico. Lavorano per eliminare la povertà, la mancanza di opportunità e le ingiustizie sociali, garantendo l'accesso all'istruzione, alla sanità, ecc.
- basta così...
- Don, cosa ho fatto ieri sera?
- La devi smettere di fumare il sigaro in sacrestia e bere il vino della messa, ecco.
- Buongiorno a te, don. Addirittura uno zingaro... Proprio ieri sera ho ascoltato un brano di De Andre' sulla cultura gitana.
- Senti, Luigi, quello che è successo ieri non si deve più ripetere.
- Certo, don, non si verificherà più. Una sola cosa, toglimi una curiosità, cosa è successo ieri sera?
- Tu hai voglia di scherzare proprio con me che sono un tuo superiore. Lo sai che mi devi portare rispetto? Lo sai?
- Don, soffro di amnesia transitoria, e voglio sapere cosa è successo ieri sera...ah, una cosa, però...ma perchè è andato prima a Cuba e poi da Bush? Perchè?
- Vuoi mettere in discussione l'operato del Santo Padre? Lui sa quello che fa. E smettila di sfogliare il Manifesto quando parli con me!! Il tuo comportamento è riprovevole! E poi non ho capito la necessità di andare a comprare certi giornali...
- Dai, don, non esagerare...non posso chiamare il polacco santo padre...
- Ti stai mettendo fuori della chiesa...ed extra ecclesiam nulla salus...lo sai, vero?
- Dai, scusa, rientro subito, anche perchè fuori fa un freddo cane...Perchè avete scomunicato Drewermann?
- Tu stai delirando, mio caro ragazzo. Drewermann era un soggetto pericoloso. I suoi libri sono stati messi al bando. E lo so bene che li stai leggendo. Io so tutto. A me dicono tutto. E il tuo comportamento è disdicevole...dovrò scrivere ogni cosa nella relazione da spedire al tuo vescovo. Lo sai che dovrò tenerlo aggiornato, vero? Tu stai per diventare prete, ma ti comporti come Che Guevara...non va bene, luigi, non va bene.
- Certo don, non va bene. Però quel testo "Funzionari di Dio: Psicogramma di un ideale", lo devresti leggere anche tu, don. In quel libro Eugen sostiene che spesso colui che entra in seminario lo fa non già per una vocazione quanto per la sicurezza che l'apparato-Chiesa offre ad una personalità debole ed insicura. Spesso il seminarista ha alcuni conflitti irrisolti legati alla sessualità, all'attaccamento alla madre, all'incapacità di gestire le sue pulsioni, vede nella Chiesa una sorta di utero o grembo che lo dovrebbe proteggere da una questione sessuale ancora aperta: con il voto di castità e di obbedienza il seminarista si illude di poter superare il problema non dovendosene più occupare...
- E tu la pensi come lui?
- Certo che sì! Ho 24 anni, don. Ho 24 anni... e ho voglia di vivere la vita, di fare esperienza, di guadagnarmi il pane con il mio sudore. Ho voglia di essere utile in questo mondo. Ho voglia di sbagliare, fare l'amore, ho voglia di sole. ho voglia di mandare a quel paese la gente. Non posso ubbidire ciecamente a nessuno. Neanche a te, don. E poi odio le statue, don. Odio le statue con i cuori trafitti da pugnali. Anzi, ti dirò di più, don. Quella statua di quella santa l'ho portata giù nel campo di calcio. L'ho sistemata vicino alla porta avversaria, don.
- Sono veramente senza parole...Dovrò incontrare oggi stesso il tuo vescovo...e prendere seri provvedimenti.
- Certo, don. Seri provvedimenti. Avrei bisogno di una vacanza a Berlino, o forse a Mosca, don. Senti, don, lo sai che approvo anche la teologia della liberazione? Come al solito il Padre che tu chiami santo non è di questo avviso. Dato che dovrai incontrare il mio vescovo....avrai più cose da riferire.
- Quelli sono dei comunisti!!! Quelli sono preti sovversivi!!!
- Non urlare, don. La liberazione è conseguenza della presa di coscienza della realtà socioeconomica latinoamericana, don. La situazione attuale della maggioranza dei latinoamericani contraddice il disegno divino e la povertà è un peccato sociale, don. La salvezza include una "liberazione integrale" dell'uomo e raggruppa per questo anche la liberazione economica, politica, sociale e ideologica, come visibili segni della dignità umana. Non vi sono solo peccatori, ma anche persecutori che opprimono, don. Quei signori, che tu chiami sovversivi, prendono e fanno prendere coscienza della forte disuguaglianza sociale tra società opulente e popoli votati alla miseria, ponendosi al fianco dei poveri. Rivendicano la democrazia approfondendo la presa di coscienza delle popolazioni riguardo ai loro veri nemici, per trasformare l'attuale sistema sociale ed economico. Lavorano per eliminare la povertà, la mancanza di opportunità e le ingiustizie sociali, garantendo l'accesso all'istruzione, alla sanità, ecc.
- basta così...
- Don, cosa ho fatto ieri sera?
- La devi smettere di fumare il sigaro in sacrestia e bere il vino della messa, ecco.
domenica 6 luglio 2014
È qui?
È qui la festa, vero?
Tre anni. Un bel traguardo!!! Ho preparato la mia torta, non è perfetta, ma è quello che so fare. Auguri!!!
Auguri open source. Sempre. :))
Tre anni. Un bel traguardo!!! Ho preparato la mia torta, non è perfetta, ma è quello che so fare. Auguri!!!
Auguri open source. Sempre. :))
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Al Tamburo Riparato,
Compleanno,
Cose di Bit
domenica 2 febbraio 2014
Intervista a Paul Sartre
Cari lettori del tamburo, sono lieto di annunciarvi che stanotte ai microfoni di TTR, Tele Tamburo Riparato, abbiamo Paul Sartre.
Buonanotte Signor Sartre, sono felicissimo di averla qui.
Offrimi un caffè, mi sento depresso e frustrato...
Ma Signor Sartre...come mai si sente così?
Dai, intervistami...
Anzitutto le voglio fare i complimenti, nel 1964 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura!!!
Si, ricordo... ma ero così "scazzato" che non sono neanche andato a ritirarlo. O meglio, l'ho proprio rifiutato...
Veramente? E come mai?
L'ho rifiutato perchè quella commissione non sa quello che fa. E poi solo i posteri, dopo la mia morte, sapranno dare un giudizio più o meno obiettivo alla mia attività letteraria...
E ti pareva... in genere le persone che intervisto sono tutte sui generis, la informo che lei non fa alcuna eccezione. Mi parli un po' della sua vita...
E che ti devo dire...Nel 1933 mi sono iscritto al Partito Comunista Francese e mi hanno catturato i tedeschi...
Senta Signor Sartre, lo so che è angosciato, è annoiato, è nauseato, ma qualcosa la deve pur dire. Sei sul tamburo, cavolo!
E va bene... sono un esistenzialista ateo. Per me esistere ed esistenza non sono la stessa cosa. Esistenza significa consapevolezza di esistere. Tutte le cose esistono, ma solo l'uomo è consapevole della sua esistenza. E come se non bastasse, l'esistenza precede l'essenza...
Ma Signor Sartre... Prima non voleva parlare, ora ha iniziato ad esprimersi con parole difficili...noi vogliamo capire!!
Con il termine essenza esprimiamo ciò che una cosa è, esprimiamo la natura delle cose. Quando dico che l'esistenza precede l'essenza voglio intendere che l'uomo non ha nessuna natura. Cos'è l'uomo? Boh! Ecco allora che l'uomo deve creare se stesso... L'uomo deve creare la sua natura...
Quindi io esisto ma non so chi sono...giusto?
Non solo non sai chi sei, ma non hai alcun significato. E' la vita in generale a non avere significato...
Ma caro Signor Sartre, mi sta lasciando senza senso...
E non esiste alcuna bussola per trovarlo. Noi siamo condannati a improvvisare. Non esistono i manuali di senso e significati. Siamo come attori che vengono mandati in scena senza avere un ruolo, un copione, un suggeritore...niente, niente... Noi siamo un progetto senza progetto. Nessuna stella cometa ad indicarci la rotta. Non esistono bibbie e libri sacri. Non esiste niente a cui aggrapparsi.
Signor Sartre, sta dicendo che io esisto ma la mia esistenza non ha alcun significato, giusto?
Attenzione, ragazzo... Io non ho detto che la tua esistenza non ha alcun significato, io ho detto che l'esistenza precede l'essenza. Con questo voglio dire che l'esistenza non ha alcun significato a priori. Viene prima l'esistenza e poi il significato. Voglio dire che la vita è un cantiere aperto. Un cantiere dove costruiamo il nostro senso. E per questa impresa ardua non abbiamo alcun manuale. È chiaro?
Signor Sartre...ma se manca un senso, allora tutto è concesso...
Ehi, la vita deve necessariamente avere un significato!! Tuttavia siamo noi che lo dobbiamo creare, 'sto benedetto significato...Esistere è creare la propria esistenza.
Ma come...
È la coscienza a definire l'uomo...
Che vuol dire?
La coscienza non è mai qualcosa in sè prima che abbia percepito qualcosa...Questo perchè la coscienza è sempre coscienza di qualcosa.
Quindi prima c'è la cosa e poi la coscienza della stessa...
Sbagliato! Questo qualcosa dipende da noi stessi e dall'ambiente circostante. Noi stessi contribuiamo a ciò che percepiamo. Se una cosa non è importante per me, non la vedo.
Scusa, non sto capendo...
Immagina di aver fissato un appuntamento con la tua innamorata alla villa comunale alle 15. Se arrivi e non la trovi, l'unica cosa di cui ti rendi conto è che lei non c'è. Tutto il contorno - bambini che giocano, gente che passeggia, etc - per te semplicemente non esiste. Ma il dramma sai qual è?
Qual è?
È che nel momento in cui realizzi qualcosa, ad esso vi si opporrà sempre la coscienza. Con questo voglio dire che qualsiasi cosa vai a realizzare, non sarà mai di tuo gradimento. La coscienza nullifica ogni cosa. L'essere e il nulla.
Buonanotte Signor Sartre, sono felicissimo di averla qui.
Offrimi un caffè, mi sento depresso e frustrato...
Ma Signor Sartre...come mai si sente così?
Dai, intervistami...
Anzitutto le voglio fare i complimenti, nel 1964 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura!!!
Si, ricordo... ma ero così "scazzato" che non sono neanche andato a ritirarlo. O meglio, l'ho proprio rifiutato...
Veramente? E come mai?
L'ho rifiutato perchè quella commissione non sa quello che fa. E poi solo i posteri, dopo la mia morte, sapranno dare un giudizio più o meno obiettivo alla mia attività letteraria...
E ti pareva... in genere le persone che intervisto sono tutte sui generis, la informo che lei non fa alcuna eccezione. Mi parli un po' della sua vita...
E che ti devo dire...Nel 1933 mi sono iscritto al Partito Comunista Francese e mi hanno catturato i tedeschi...
Senta Signor Sartre, lo so che è angosciato, è annoiato, è nauseato, ma qualcosa la deve pur dire. Sei sul tamburo, cavolo!
E va bene... sono un esistenzialista ateo. Per me esistere ed esistenza non sono la stessa cosa. Esistenza significa consapevolezza di esistere. Tutte le cose esistono, ma solo l'uomo è consapevole della sua esistenza. E come se non bastasse, l'esistenza precede l'essenza...
Ma Signor Sartre... Prima non voleva parlare, ora ha iniziato ad esprimersi con parole difficili...noi vogliamo capire!!
Con il termine essenza esprimiamo ciò che una cosa è, esprimiamo la natura delle cose. Quando dico che l'esistenza precede l'essenza voglio intendere che l'uomo non ha nessuna natura. Cos'è l'uomo? Boh! Ecco allora che l'uomo deve creare se stesso... L'uomo deve creare la sua natura...
Quindi io esisto ma non so chi sono...giusto?
Non solo non sai chi sei, ma non hai alcun significato. E' la vita in generale a non avere significato...
Ma caro Signor Sartre, mi sta lasciando senza senso...
E non esiste alcuna bussola per trovarlo. Noi siamo condannati a improvvisare. Non esistono i manuali di senso e significati. Siamo come attori che vengono mandati in scena senza avere un ruolo, un copione, un suggeritore...niente, niente... Noi siamo un progetto senza progetto. Nessuna stella cometa ad indicarci la rotta. Non esistono bibbie e libri sacri. Non esiste niente a cui aggrapparsi.
Signor Sartre, sta dicendo che io esisto ma la mia esistenza non ha alcun significato, giusto?
Attenzione, ragazzo... Io non ho detto che la tua esistenza non ha alcun significato, io ho detto che l'esistenza precede l'essenza. Con questo voglio dire che l'esistenza non ha alcun significato a priori. Viene prima l'esistenza e poi il significato. Voglio dire che la vita è un cantiere aperto. Un cantiere dove costruiamo il nostro senso. E per questa impresa ardua non abbiamo alcun manuale. È chiaro?
Signor Sartre...ma se manca un senso, allora tutto è concesso...
Ehi, la vita deve necessariamente avere un significato!! Tuttavia siamo noi che lo dobbiamo creare, 'sto benedetto significato...Esistere è creare la propria esistenza.
Ma come...
È la coscienza a definire l'uomo...
Che vuol dire?
La coscienza non è mai qualcosa in sè prima che abbia percepito qualcosa...Questo perchè la coscienza è sempre coscienza di qualcosa.
Quindi prima c'è la cosa e poi la coscienza della stessa...
Sbagliato! Questo qualcosa dipende da noi stessi e dall'ambiente circostante. Noi stessi contribuiamo a ciò che percepiamo. Se una cosa non è importante per me, non la vedo.
Scusa, non sto capendo...
Immagina di aver fissato un appuntamento con la tua innamorata alla villa comunale alle 15. Se arrivi e non la trovi, l'unica cosa di cui ti rendi conto è che lei non c'è. Tutto il contorno - bambini che giocano, gente che passeggia, etc - per te semplicemente non esiste. Ma il dramma sai qual è?
Qual è?
È che nel momento in cui realizzi qualcosa, ad esso vi si opporrà sempre la coscienza. Con questo voglio dire che qualsiasi cosa vai a realizzare, non sarà mai di tuo gradimento. La coscienza nullifica ogni cosa. L'essere e il nulla.
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Interviste di Bit
sabato 26 ottobre 2013
Tutto è rimasto come prima. Da Nietzsche ad Heidegger passando per la Sa-Rc
Zarathustra scendendo dal monte incontra un uomo pio e gli chiede cosa stesse facendo. Gli risponde che sta pregando Dio.
Come stai pregando Dio, ancora non ti hanno detto che Dio è morto? Tuttavia comprendo, ci vorrà del tempo perchè tu capisca il senso di questa morte.
Il caro Professore Umberto Galimberti, che stimo tanto, in una delle sue splendide conferenze ebbe a dire: Se facciamo riferimento al medioevo, dove l'arte è arte sacra, la letteratura parla di inferno, purgatorio, paradiso, persino la donna è donna angelo, non possiamo non affermare l'esistenza di Dio. Se dal Medioevo tolgo la parola Dio, non capisco più niente di quell'epoca. Dio crea quel mondo, Dio fa il mondo. Il mondo medievale si organizza intorno all'idea di Dio. Ma se dal mondo contemporaneo tolgo la parola Dio, lo capisco ancora il mondo contemporaneo? La risposta è sì. Allora Dio è morto.
Effettivamente Dio è morto, su questo non si discute. La domanda però è un'altra. Fino a che punto Dio è morto?
Questa domanda crea così l'orizzonte ermeneuto dove comprendere il senso del mio post precedente, oggetto di qualche dissenso. Ovvio, la colpa è mia perchè non mi sono spiegato bene, anche se, come poi ho detto all'amico Juhan in separata sede, quel post avrebbe avuto in seguito.
In quel post dicevo che oggi tutti siamo cristiani, anche gli atei.
È chiaro, il mondo non si crea più a partire dall'idea di Dio come accadeva nel medioevo. Tuttavia, possiamo veramente affermare che Dio, oltre ad essere morto, sia stato anche sepolto? Cosa resta ancora di Dio, cosa resta ancora della visione cristiana?
Resta ancora la sua impalcatura di pensiero. Restano ancor le categorie mentali attraverso le quali ancora oggi noi pensiamo, ci esprimiamo. Resta insomma il suo fantasma. Il fantasma di Dio. Resta ancora un'assenza non del tutto svuotata.
Una bottiglia è un recipiente per liquidi. Se la riempio di acqua e poi la svuoto, non viene meno il suo ruolo di recipiente. Se prima conteneva acqua, non è detto che non la possa riempire di vino.
Ecco cosa resta di Dio: il suo recipiente. Capite allora che, morto Dio, non ci siamo liberati di un bel niente? Sono rimaste in piedi tutte quelle categorie logiche che vanno solo riempite di un nuovo contenuto.
Resta ad esempio l'idea di costruire il mondo intorno a qualcosa. E, come avviene per la bottiglia, la cui forma rimane anche se la svuoto del suo contenuto, morto Dio, vado ad utilizzare un suo sostituto, che può essere la tecnica, il denaro, la medicina, etc.
Perchè l'uomo continua ad inquinare la natura? Perchè va a caccia nonostante le sue dispense trabocchino di qualsiasi sorta di cibo? Perchè gli immigrati oggi hanno un valore meno di niente? Perchè c'è ancora chi afferma che la cultura occidentale sia superiore alle altre? E le domande potrebbero continuare all'infinito.
Perchè abbiamo semplicemente sostituito l'idea intorno alla quale costruire il mondo. E tutto è rimasto come prima. Si continuano a bruciare le streghe, è rimasta l'idea in base alla quale "extra ecclesiam nulla salus" che, tradotta in lingua corrente, significa che se non sei cittadino italiano, europeo o occidentale, non sei proprio un uomo, a meno che tu non sia produttore di denaro.
È rimasta l'idea di dominio sulla natura, "Dominerai sui pesci delle acque, sui volatili del cielo, sugli animali della terra". A tal proposito Heidegger dice che quando guardiamo ad un fiume pensiamo all'energia elettrica, quando guardiamo al suolo pensiamo al sottosuolo (chi ha detto petrolio?). Ecco l'idea del dominio. Ogni ferita inflitta alla natura non viene sentita come negativa e la natura altro non è che materia prima.
Ma non tarderà, dice sempre Heidegger nel 1951, che anche l'uomo diventi la materia prima più importante.
Morto Dio, muore anche l'uomo. E il suo essere resta in vita solo se produttore di denaro. Se non hai l'assicurazione sanitaria puoi crepare; se sei immigrato, vieni inevitabilmente etichettato come clandestino. Di certo chi raggiunge le nostre coste con un barcone, non dispone di denaro, perciò semplicemente non esiste. Siamo allo sbaraglio, senza alcun orizzonte etico. Abbiamo raggiunto la forma estrema del nichilismo per cui l'uomo ha senso solo se utile e fino a quando è utile.
E allora che si fa? Mi piace chiudere così come ho iniziato il primo post della trilogia:
Non pensare, uomo meschino, che questo universo sia stato costruito per te. Tu, piuttosto, sarai giusto se ti aggiusti all'armonia dell'universo. [Platone]
Come stai pregando Dio, ancora non ti hanno detto che Dio è morto? Tuttavia comprendo, ci vorrà del tempo perchè tu capisca il senso di questa morte.
Il caro Professore Umberto Galimberti, che stimo tanto, in una delle sue splendide conferenze ebbe a dire: Se facciamo riferimento al medioevo, dove l'arte è arte sacra, la letteratura parla di inferno, purgatorio, paradiso, persino la donna è donna angelo, non possiamo non affermare l'esistenza di Dio. Se dal Medioevo tolgo la parola Dio, non capisco più niente di quell'epoca. Dio crea quel mondo, Dio fa il mondo. Il mondo medievale si organizza intorno all'idea di Dio. Ma se dal mondo contemporaneo tolgo la parola Dio, lo capisco ancora il mondo contemporaneo? La risposta è sì. Allora Dio è morto.
Effettivamente Dio è morto, su questo non si discute. La domanda però è un'altra. Fino a che punto Dio è morto?
Questa domanda crea così l'orizzonte ermeneuto dove comprendere il senso del mio post precedente, oggetto di qualche dissenso. Ovvio, la colpa è mia perchè non mi sono spiegato bene, anche se, come poi ho detto all'amico Juhan in separata sede, quel post avrebbe avuto in seguito.
In quel post dicevo che oggi tutti siamo cristiani, anche gli atei.
È chiaro, il mondo non si crea più a partire dall'idea di Dio come accadeva nel medioevo. Tuttavia, possiamo veramente affermare che Dio, oltre ad essere morto, sia stato anche sepolto? Cosa resta ancora di Dio, cosa resta ancora della visione cristiana?
Resta ancora la sua impalcatura di pensiero. Restano ancor le categorie mentali attraverso le quali ancora oggi noi pensiamo, ci esprimiamo. Resta insomma il suo fantasma. Il fantasma di Dio. Resta ancora un'assenza non del tutto svuotata.
Una bottiglia è un recipiente per liquidi. Se la riempio di acqua e poi la svuoto, non viene meno il suo ruolo di recipiente. Se prima conteneva acqua, non è detto che non la possa riempire di vino.
Ecco cosa resta di Dio: il suo recipiente. Capite allora che, morto Dio, non ci siamo liberati di un bel niente? Sono rimaste in piedi tutte quelle categorie logiche che vanno solo riempite di un nuovo contenuto.
Resta ad esempio l'idea di costruire il mondo intorno a qualcosa. E, come avviene per la bottiglia, la cui forma rimane anche se la svuoto del suo contenuto, morto Dio, vado ad utilizzare un suo sostituto, che può essere la tecnica, il denaro, la medicina, etc.
Perchè l'uomo continua ad inquinare la natura? Perchè va a caccia nonostante le sue dispense trabocchino di qualsiasi sorta di cibo? Perchè gli immigrati oggi hanno un valore meno di niente? Perchè c'è ancora chi afferma che la cultura occidentale sia superiore alle altre? E le domande potrebbero continuare all'infinito.
Perchè abbiamo semplicemente sostituito l'idea intorno alla quale costruire il mondo. E tutto è rimasto come prima. Si continuano a bruciare le streghe, è rimasta l'idea in base alla quale "extra ecclesiam nulla salus" che, tradotta in lingua corrente, significa che se non sei cittadino italiano, europeo o occidentale, non sei proprio un uomo, a meno che tu non sia produttore di denaro.
È rimasta l'idea di dominio sulla natura, "Dominerai sui pesci delle acque, sui volatili del cielo, sugli animali della terra". A tal proposito Heidegger dice che quando guardiamo ad un fiume pensiamo all'energia elettrica, quando guardiamo al suolo pensiamo al sottosuolo (chi ha detto petrolio?). Ecco l'idea del dominio. Ogni ferita inflitta alla natura non viene sentita come negativa e la natura altro non è che materia prima.
Ma non tarderà, dice sempre Heidegger nel 1951, che anche l'uomo diventi la materia prima più importante.
Morto Dio, muore anche l'uomo. E il suo essere resta in vita solo se produttore di denaro. Se non hai l'assicurazione sanitaria puoi crepare; se sei immigrato, vieni inevitabilmente etichettato come clandestino. Di certo chi raggiunge le nostre coste con un barcone, non dispone di denaro, perciò semplicemente non esiste. Siamo allo sbaraglio, senza alcun orizzonte etico. Abbiamo raggiunto la forma estrema del nichilismo per cui l'uomo ha senso solo se utile e fino a quando è utile.
E allora che si fa? Mi piace chiudere così come ho iniziato il primo post della trilogia:
Non pensare, uomo meschino, che questo universo sia stato costruito per te. Tu, piuttosto, sarai giusto se ti aggiusti all'armonia dell'universo. [Platone]
martedì 22 ottobre 2013
La matrice giudaico-cristiana, il mio spazzolino da denti e alla fine ho comprato una macchina di seconda mano.
Oggi siamo tutti cristiani, anche gli atei.
Il cristiano ha detto all'uomo: Tu non MORIRAI! E gli occidentali mi sono diventati ottimisti. [L'ottimismo è la fondamentale categoria giudaico-cristiana: Cristo è morto ma dopo tre giorni risorge.]
Chi è l'ottimista? Chi pensa che il futuro sia il luogo della speranza, che per i credenti è l'immortalità dell'anima, per gli atei il progresso.
E se io non morirò, tutto diventa buono. Anche le cose negative diventano buone. È buono il dolore, è buona la natura.
Il dolore è diventato un valore. Sì, perchè serve a redimerci dalle colpe, qualsiasi colpa. E proprio perchè redime, costituisce una caparra per l'eternità. [Il dolore che salva, tipica categoria giudaico-cristiana.]
Si ragiona in questi termini. Il passato è peccato originale, il presente è redenzione mediante il dolore, il futuro è salvezza. [Il tempo escatologico cristiano. Tipica categoria mentale giudaico-cristiana.]
È buona la natura. La natura è stata creata da Dio. Perciò anche la natura è buona, non come la nutella, però. [La natura invece non ha alcun connotato di valore. La natura è indifferente, non è nè buona nè male.]
Tutto ciò che Dio crea è buono...e vide che ciò era buono...
E proprio perchè vide che era buona, Dio affidò la natura all'uomo: Dominerai sui pesci delle acque, sui volatili del cielo, sugli animali della terra.
Tutti siamo impregnati di istanze cristiane. Non ne usciamo. E anche se volessimo uscire dalla porta, entreremmo poi dalla finestra. Non si esce dall'equazione occidentale = cristiano.
In occidente finanche la scienza e la tecnica hanno una profonda preparazione teologica cristiana.
Del resto, amici miei, come si domina la natura se non attraverso la scienza e la tecnica?
Per la scienza, tanto per fare un esempio, il passato è ignoranza, il presente è ricerca, il futuro è progresso. Ricordate l'assioma di cui sopra?
Ma anche la sociologia marxista è cristiana. Per essa il passato è ingiustizia sociale, il presente è rivoluzione, il futuro è giustizia.
È cristiano anche Freud con la sua psicoanalisi: Il passato è il luogo del trauma, il presente è analisi, il futuro è guarigione.
Non ne usciamo da questo impianto di pensiero...
A meno che... Lo avete letto il post di ieri? ;)
Il cristiano ha detto all'uomo: Tu non MORIRAI! E gli occidentali mi sono diventati ottimisti. [L'ottimismo è la fondamentale categoria giudaico-cristiana: Cristo è morto ma dopo tre giorni risorge.]
Chi è l'ottimista? Chi pensa che il futuro sia il luogo della speranza, che per i credenti è l'immortalità dell'anima, per gli atei il progresso.
E se io non morirò, tutto diventa buono. Anche le cose negative diventano buone. È buono il dolore, è buona la natura.
Il dolore è diventato un valore. Sì, perchè serve a redimerci dalle colpe, qualsiasi colpa. E proprio perchè redime, costituisce una caparra per l'eternità. [Il dolore che salva, tipica categoria giudaico-cristiana.]
Si ragiona in questi termini. Il passato è peccato originale, il presente è redenzione mediante il dolore, il futuro è salvezza. [Il tempo escatologico cristiano. Tipica categoria mentale giudaico-cristiana.]
È buona la natura. La natura è stata creata da Dio. Perciò anche la natura è buona, non come la nutella, però. [La natura invece non ha alcun connotato di valore. La natura è indifferente, non è nè buona nè male.]
Tutto ciò che Dio crea è buono...e vide che ciò era buono...
E proprio perchè vide che era buona, Dio affidò la natura all'uomo: Dominerai sui pesci delle acque, sui volatili del cielo, sugli animali della terra.
Tutti siamo impregnati di istanze cristiane. Non ne usciamo. E anche se volessimo uscire dalla porta, entreremmo poi dalla finestra. Non si esce dall'equazione occidentale = cristiano.
In occidente finanche la scienza e la tecnica hanno una profonda preparazione teologica cristiana.
Del resto, amici miei, come si domina la natura se non attraverso la scienza e la tecnica?
Per la scienza, tanto per fare un esempio, il passato è ignoranza, il presente è ricerca, il futuro è progresso. Ricordate l'assioma di cui sopra?
Ma anche la sociologia marxista è cristiana. Per essa il passato è ingiustizia sociale, il presente è rivoluzione, il futuro è giustizia.
È cristiano anche Freud con la sua psicoanalisi: Il passato è il luogo del trauma, il presente è analisi, il futuro è guarigione.
Non ne usciamo da questo impianto di pensiero...
A meno che... Lo avete letto il post di ieri? ;)
lunedì 21 ottobre 2013
La tragedia greca, il pettine e i miei capelli spettinati.
Non pensare, uomo meschino, che questo universo sia stato costruito per te. Tu, piuttosto, sarai giusto se ti aggiusti all'armonia dell'universo.
L'uomo è parte del tutto e non il dominatore del tutto. L'uomo è mortale.
L'uomo è iscritto in un tipo di temporalità. La temporalità ciclica.
Nella ciclicità il tempo si succede secondo una sua regolarità, sul modello del tempo dei contadini: Inverno, primavera, estate e autunno.
Poi il ciclo si ripete. Perciò chi ha visto tanti cicli, i vecchi, è depositario di sapere. Chi ha visto pochi cicli, invece, non ne dispone. Perciò questo sapere lo deve apprendere.
Il sapere si ricava dall'ordine naturale. Il compito di chi riflette è quello di catturare le leggi eterne della natura e sulla cui base costruire le leggi della città e le leggi dell'anima.

La natura è quel paradigma non creato, eterno, immutabile, regolato dalla categoria della necessità. La legge della natura è una legge dura e consiste nel fatto che l'uomo nasce, cresce e muore. Muore.
Non ci sono speranze ultraterrene nella mentalità greca. Il greco vive seriamente la morte. Vive in una dimensione tragica. L'uomo per vivere ha bisogno di produrre un senso in vista della morte, che è l'implosione di ogni senso.
L'uomo si porta dentro una doppia soggettività. Una che dice io, ego, intorno alla quale l'uomo costruisce la sua vita, i suoi progetti, cerca il senso. L'altra è quella della specie, che vede l'uomo solo come funzionale alla specie stessa. Essa gli fornisce aggressività e sessualità nel periodo deputato alla procreazione: La sussualità per la procreazione e l'aggressività per la difesa della prole. Poi questi due elementi decadono e la morte dell'uomo diventa necessaria per la continuità della vita della natura.
La tragedia greca nasce da questo profondo conflitto tra queste due soggettività per cui, dal punto di vista dell'io, la morte è un assurdo perchè è l'implosione di tutto il senso che l'uomo ha costruito, mentre, per l'economia della specie, la morte è ciò che è necessario che accada.
L'uomo greco però non piange di fronte alla tragedia.
"Proprio perchè sono mortale non devo provocare gli dei". È questa la categoria del limite. Conosci te stesso e agisci secondo misura. Chi conosce il proprio limite non teme il destino. Perciò la dimensione tragica dà il senso della misura umana. Tu sarai giusto se ti aggiusti all'armonia dell'universo.
Alla Prossima.
L'uomo è parte del tutto e non il dominatore del tutto. L'uomo è mortale.
L'uomo è iscritto in un tipo di temporalità. La temporalità ciclica.
Nella ciclicità il tempo si succede secondo una sua regolarità, sul modello del tempo dei contadini: Inverno, primavera, estate e autunno.
Poi il ciclo si ripete. Perciò chi ha visto tanti cicli, i vecchi, è depositario di sapere. Chi ha visto pochi cicli, invece, non ne dispone. Perciò questo sapere lo deve apprendere.
Il sapere si ricava dall'ordine naturale. Il compito di chi riflette è quello di catturare le leggi eterne della natura e sulla cui base costruire le leggi della città e le leggi dell'anima.
La natura è quel paradigma non creato, eterno, immutabile, regolato dalla categoria della necessità. La legge della natura è una legge dura e consiste nel fatto che l'uomo nasce, cresce e muore. Muore.
Non ci sono speranze ultraterrene nella mentalità greca. Il greco vive seriamente la morte. Vive in una dimensione tragica. L'uomo per vivere ha bisogno di produrre un senso in vista della morte, che è l'implosione di ogni senso.
L'uomo si porta dentro una doppia soggettività. Una che dice io, ego, intorno alla quale l'uomo costruisce la sua vita, i suoi progetti, cerca il senso. L'altra è quella della specie, che vede l'uomo solo come funzionale alla specie stessa. Essa gli fornisce aggressività e sessualità nel periodo deputato alla procreazione: La sussualità per la procreazione e l'aggressività per la difesa della prole. Poi questi due elementi decadono e la morte dell'uomo diventa necessaria per la continuità della vita della natura.
La tragedia greca nasce da questo profondo conflitto tra queste due soggettività per cui, dal punto di vista dell'io, la morte è un assurdo perchè è l'implosione di tutto il senso che l'uomo ha costruito, mentre, per l'economia della specie, la morte è ciò che è necessario che accada.
L'uomo greco però non piange di fronte alla tragedia.
"Proprio perchè sono mortale non devo provocare gli dei". È questa la categoria del limite. Conosci te stesso e agisci secondo misura. Chi conosce il proprio limite non teme il destino. Perciò la dimensione tragica dà il senso della misura umana. Tu sarai giusto se ti aggiusti all'armonia dell'universo.
Alla Prossima.
domenica 20 ottobre 2013
Vino, pensieri e mantoidei
«Bisogna filosofare e banchettare insieme» [Aristotele]
"Solleticata da venti sottili come da vini frizzanti,
la mia anima sternutisce, – sternutisce e grida a se stessa giubilante:
Salute! Così parlò Zarathustra." [Friedrich Nietzsche]
"Con addosso solo le mutandine da bagno, scalzo,
con i capelli scarmigliati, nel buio rosso fuoco, sorseggiando vino,
sputando, saltando, correndo… così si vive." [Jack Kerouac]
dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero." [Alda Merini]
"Troppo vino o troppo poco: se non gliene date,
non può trovare la verità;
se gliene date troppo, neppure." [Blaise Pascal]
"Ma che ebbrezza può dare il più famoso vino, se a riceverlo dentro
non c’è almeno l’ombra stanca di un sogno?" [Govoni]
"A volte il vino è la manifestazione liquida
del silenzio." [Luis Sepùlveda]
La vita è troppo breve
per bere vini mediocri. [Goethe]
...ah, il camaleonte...prossimamente!!
Intanto sono tornato...Alla prossima :))
"Solleticata da venti sottili come da vini frizzanti,
la mia anima sternutisce, – sternutisce e grida a se stessa giubilante:
Salute! Così parlò Zarathustra." [Friedrich Nietzsche]
![]() | |||
| Insetti notoriamente predatori, i Mantoidei sono piuttosto aggressivi e voraci. [Wikipedia] |
con i capelli scarmigliati, nel buio rosso fuoco, sorseggiando vino,
sputando, saltando, correndo… così si vive." [Jack Kerouac]
dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero." [Alda Merini]
"Troppo vino o troppo poco: se non gliene date,
non può trovare la verità;
se gliene date troppo, neppure." [Blaise Pascal]
"Ma che ebbrezza può dare il più famoso vino, se a riceverlo dentro
non c’è almeno l’ombra stanca di un sogno?" [Govoni]
"A volte il vino è la manifestazione liquida
del silenzio." [Luis Sepùlveda]
La vita è troppo breve
per bere vini mediocri. [Goethe]
...ah, il camaleonte...prossimamente!!
Intanto sono tornato...Alla prossima :))
venerdì 5 luglio 2013
martedì 4 giugno 2013
Intervista a Diogene di Sinope
Come tradizione vuole, il professor Kant non si è presentato all'appuntamento. Non ha neanche avvertito. Del resto è un cattedratico, un docente universitario. Non me ne vogliate, lettori e/o autori (eventualmente) docenti, ma purtroppo la tendenza è questa...E se il docente ha sempre il coltello dalla parte del manico, io ho sempre un asso nella manica! Infatti oggi negli studi del Tamburo Riparato abbiamo un ospite veramente speciale, sebbene recuperato all'ultimo minuto. Vi prego di accoglierlo in piedi e con un grande applauso! Ecco a voi Diogene di Sinope!!
Buongiorno, caro Diogene, si accomodi pure.
No no.. io nè mi siedo nè sto in piedi, io mi sdraio...
Certo, dottor Diogene, si metta comodo... Si presenti ai lettori e agli autori del tamburo riparato.
Anzitutto mi preme dire una cosa, ho accettato di farmi intervistare da te solo perchè il tamburo è riparato. Se si fosse trattato di un tamburo nuovo, non sarei mica venuto, eh!
Mi chiamo Diogene e vengo da Sinope. Ridente (in genere tutte le città ridono, non si sa il perchè. ndr) cittadina turca che si affaccia sul Mar Nero. Poi ad un certo punto della mia vita decisi di andare ad Atene...e ci andai veramente.
E come mai ha deciso di andare ad Atene? Era in cerca di un lavoro?
Lavoro? chi io?
Scusi, ma allora cosa è andato a fare ad Atene?
Ad Atene sono andato a fare il vagabondo. Mica è da tutti fare il vagabondo ad Atene, un vero lusso.
Una volta...ora purtroppo le cose sono cambiate...anche loro sono entrati nell'euro. vabbè...Perchè le hanno attribuito l'appellativo di cinico?
Perchè sono un esponente di una corrente di pensiero, il cinismo appunto, il cui capostipite fu Antogene, mio maestro
Eravate in tanti a seguire il maestro Antogene?
No, solo io!
Quindi una scuola con un solo alunno?
Esattamente.
Caro Diogene, lei è un po' presuntuoso. Comunque, desidererei che ci spiegasse qual è il perno della sua filosofia.
Ma non c'è alcun perno! Molto semplicemente disprezzo la ricchezza e le convenzioni sociali. Tutto qui. Pensa che ho una botte come dimora, vesto di stracci, non calzo scarpe, mendico il cibo. Il nazareno dirà che se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Io, ben due secoli prima, sostenevo che il bambino rappresenta una natura buona non ancora corrotta dai bisogni artificiali prodotti dalla vita associata. Perciò, se vuoi il perno della mia filosofia, ti posso dire che tutta la mia vita è stata un tendere ad un modello, quello del bambino.

Ah, quindi una sorta di involuzione, di regresso o, se vogliamo, un camminare a ritroso, un ritornare nell'utero della mamma.
Senti Bit, ma veramente pensi che l'esemplare del vero uomo sia l'uomo maturo? Basti pensare ai signori politici, e capisci subito come il vostro modello di vita sia totalmente sballato. Voi siete protesi verso la maturità, ma vi perdete strada facendo...trovate ogni scusa per rassicurare la vostra coscienza per crimini commessi. Non ti rendi conto, ma con il passare del tempo il tuo cuore inizia a fare il callo, ad abituarsi alle ingiustizie sociali. Anzi, diventi tu stesso propagatore di ingiustizie! Come? Con l'omertà, con il menefreghismo, con il perbenismo, con moralismo bieco...Quante volte, durante la cena, ti è capitato di sentire al telegiornale di donne violentate, di bambini che muoiono di fame, di gente disperata che si suicida perchè ha perso il lavoro...e tu come reagisci a queste notizie? Smetti per caso di cenare? Probabilmente, dopo qualche secondo di indignazione, il tuo pensiero va ai tuoi impegni o al film che danno in prima serata. Certo, bisogna rassicurare la coscienza, ti capisco. Bit, dovrei fare un rutto, posso?
Prego prego... Senta, perchè va in giro per le strade di Atena in pieno giorno con una laterna in mano?
Perchè cerco l'uomo!
E che vuol dire?
Ma è una caricatura! Polemizzo con Platone e con le sue idee del cavolo. Per lui esiste "l'idea di uomo", per me ci sono solo uomini concreti che nascono, crescono e muoiono... e che si spaccano il fondoschiena per mangiare. Altro che idee..
Famoso fu il suo incontro con Alessandro Magno il quale, affascinato di trovarsi vicino a lei, le chiese se ci fosse stato qualche desiderio che lui avrebbe potuto esaudire...
Si ricordo, era una giornata di sole e io me la stavo godendo sdraiato davanti alla mia dimora, perciò la mia risposta è stata: «Si, il mio desiderio è che tu ti tolga dal mio sole»
Ma ora è residente ad Atene?
Io residente? Ma allora non ci siamo proprio capiti... Io sono senza città, senza tetto, mendico, errante. E il mio unico piacere consiste nell'essere allegro, il mio unico scopo, di essere in pace, proprio come i bambini.
Buongiorno, caro Diogene, si accomodi pure.
No no.. io nè mi siedo nè sto in piedi, io mi sdraio...
Certo, dottor Diogene, si metta comodo... Si presenti ai lettori e agli autori del tamburo riparato.
Anzitutto mi preme dire una cosa, ho accettato di farmi intervistare da te solo perchè il tamburo è riparato. Se si fosse trattato di un tamburo nuovo, non sarei mica venuto, eh!
Mi chiamo Diogene e vengo da Sinope. Ridente (in genere tutte le città ridono, non si sa il perchè. ndr) cittadina turca che si affaccia sul Mar Nero. Poi ad un certo punto della mia vita decisi di andare ad Atene...e ci andai veramente.
E come mai ha deciso di andare ad Atene? Era in cerca di un lavoro?
Lavoro? chi io?
Scusi, ma allora cosa è andato a fare ad Atene?
Ad Atene sono andato a fare il vagabondo. Mica è da tutti fare il vagabondo ad Atene, un vero lusso.
Una volta...ora purtroppo le cose sono cambiate...anche loro sono entrati nell'euro. vabbè...Perchè le hanno attribuito l'appellativo di cinico?
Perchè sono un esponente di una corrente di pensiero, il cinismo appunto, il cui capostipite fu Antogene, mio maestro
Eravate in tanti a seguire il maestro Antogene?
No, solo io!
Quindi una scuola con un solo alunno?
Esattamente.
Caro Diogene, lei è un po' presuntuoso. Comunque, desidererei che ci spiegasse qual è il perno della sua filosofia.
Ma non c'è alcun perno! Molto semplicemente disprezzo la ricchezza e le convenzioni sociali. Tutto qui. Pensa che ho una botte come dimora, vesto di stracci, non calzo scarpe, mendico il cibo. Il nazareno dirà che se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Io, ben due secoli prima, sostenevo che il bambino rappresenta una natura buona non ancora corrotta dai bisogni artificiali prodotti dalla vita associata. Perciò, se vuoi il perno della mia filosofia, ti posso dire che tutta la mia vita è stata un tendere ad un modello, quello del bambino.

Ah, quindi una sorta di involuzione, di regresso o, se vogliamo, un camminare a ritroso, un ritornare nell'utero della mamma.
Senti Bit, ma veramente pensi che l'esemplare del vero uomo sia l'uomo maturo? Basti pensare ai signori politici, e capisci subito come il vostro modello di vita sia totalmente sballato. Voi siete protesi verso la maturità, ma vi perdete strada facendo...trovate ogni scusa per rassicurare la vostra coscienza per crimini commessi. Non ti rendi conto, ma con il passare del tempo il tuo cuore inizia a fare il callo, ad abituarsi alle ingiustizie sociali. Anzi, diventi tu stesso propagatore di ingiustizie! Come? Con l'omertà, con il menefreghismo, con il perbenismo, con moralismo bieco...Quante volte, durante la cena, ti è capitato di sentire al telegiornale di donne violentate, di bambini che muoiono di fame, di gente disperata che si suicida perchè ha perso il lavoro...e tu come reagisci a queste notizie? Smetti per caso di cenare? Probabilmente, dopo qualche secondo di indignazione, il tuo pensiero va ai tuoi impegni o al film che danno in prima serata. Certo, bisogna rassicurare la coscienza, ti capisco. Bit, dovrei fare un rutto, posso?
Prego prego... Senta, perchè va in giro per le strade di Atena in pieno giorno con una laterna in mano?
Perchè cerco l'uomo!
E che vuol dire?
Ma è una caricatura! Polemizzo con Platone e con le sue idee del cavolo. Per lui esiste "l'idea di uomo", per me ci sono solo uomini concreti che nascono, crescono e muoiono... e che si spaccano il fondoschiena per mangiare. Altro che idee..
Famoso fu il suo incontro con Alessandro Magno il quale, affascinato di trovarsi vicino a lei, le chiese se ci fosse stato qualche desiderio che lui avrebbe potuto esaudire...
Si ricordo, era una giornata di sole e io me la stavo godendo sdraiato davanti alla mia dimora, perciò la mia risposta è stata: «Si, il mio desiderio è che tu ti tolga dal mio sole»
Ma ora è residente ad Atene?
Io residente? Ma allora non ci siamo proprio capiti... Io sono senza città, senza tetto, mendico, errante. E il mio unico piacere consiste nell'essere allegro, il mio unico scopo, di essere in pace, proprio come i bambini.
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