martedì 10 novembre 2015

Tasta burasta


Com'è che si dice in questi casi? Ah! sì: riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Maddai! siamo seri (io, me), cribbio

Il nostro affezionato lettore Giovanni mi scrive:
Ti regalo questa filastrocca
La cantava mia bisnonna a mia madre a Chivasso
Mettila assieme alle altre sul tuo sito.
Ciarea.
Giovanni.
Uh! grazie Giovanni!, ecco:
Tasta burasta
La mica 'mpasta
Pasta neira
Fa candeila
Tre castagne 'ntin tupin
Una mi
L'autra ti
L'autra a la veia ca l'é par lì
Con i dent tuit rosinent
Ca fa pao a tuta la gent
Firulin firulin firulà.
Chissà se la capiscono anche quelli di fora? Traduco, va:
Tasta burasta
Impasta il pane
Pasta nera
Fa candela
Tre castagne in un pentolino
Una a me
L'altra a te
L'altra alla vecchia che è da qualche parte
Con i denti tutti arrugginiti
Che fa paura a tutta la gente
Firulin firulin firulà.
Il dialetto di Giovanni è diverso dal mio, e chissà se è quello di Civasso Chivazzo Chivasso. Davvero lì si dice "pao"?
Comunque io la trovo bellissima (anche se un po' misteriosa), e voi?

lunedì 12 ottobre 2015

C'era una volta...


C'era una volta
Centopitolta
Pitoltini Pitoltetti
Che mangiava gli spaghetti.
Gli spaghetti non erano al dente
Pitoltini vedeva la gente.
Era gente un pochino bislacca
Pitoltini faceva la cacca,
La faceva dentro al vasino.
Centopitolta aveva un micino,
Un micino, una capra e un cavallo.
Pitoltin dipingeva in giallo,
Dipingeva perché era pittore
Ci passava un bel mucchio di ore.
Quelle ore non eran sprecate,
Centopitolta cuoceva frittate.
Le frittate son fatte di uova,
Pitoltin ne faceva una nuova:
Era nuova, di funghi e patate.
Ma le sedie eran tutte bagnate,
Centopitolta dovette asciugarle...

(...e cosi via, come in “Volta la carta” alternando assurdità a logica …)

Ecco, adesso è il momento di “basta!”
Ché tra poco è pronta la pasta:
Tutta la storia di Centopitolta
Te la racconto un'altra volta. ( * )


Ma non volevo parlare di questa storia ma di un'altra.
Ricomincio.

C'era una volta un Fratello. Era tale in quanto aveva una Sorella più giovane e un­a Sorellina ancor più giovane.
Il Fratello era di carattere allegro e scherzoso, faceva divertire le sorelle con le sue invenzioni fantasiose. Una di queste erano le filastrocche come quelle di Centopitolta, che inventava al momento.
O improvvisava un incontro di lotta libera sul lettone dei genitori, tra il Toro di Melassa (la Sorella) e il personaggio inventato per sé, i nomi variavano...
Oppure faceva impazzire la Sorella recitando velocemente “Onze Donze Trenze Quale Qualinze Mele Melinze rrrrffffffrrrzeta”: la Sorella sapeva che si trattava di una numerazione fantasiosa dall'1 al 10, ma per quanto si sforzasse non riusciva ad afferrare gli ultimi numeri. Finalmente una volta si sciolse il mistero: Riffe Raffe e Zeta! A quel punto però il divertimento finì... (per quello, si rese conto col tempo la Sorella, il gioco era stato tirato tanto in lungo...)
Anche con la Sorellina il Fratello era amorevole e divertente, anche per lei inventava nomignoli affettuosi e fantasiosi.
D'estate poi c'era in più il divertimento con i Cugini...

Poi tutti crebbero, nella nuova città il Fratello passava molto più tempo con gli amici, come ovvio e logico.
Poi tutti crebbero ancora, la famiglia iniziò a espandersi: prima si sposò il Fratello (ma non andò molto bene), poi la Sorella, infine la Sorellina. Ognuno andò per la sua strada, in una città diversa.
Il Fratello a un certo punto decise di seguire la propria inclinazione di uomo di spettacolo, emersa già nella prima giovinezza (non gli mancava quel pizzico di egocentrismo, di esibizionismo e di folle genialità che a quanto pare sono la condicio sine qua non per riuscire in quel mondo).
Iniziò a girare film e spot pubblicitari, a presentare spettacoli eccetera. Raggiunse anche una certa notorietà.
In uno dei film in cui ebbe una particina riuscì a far recitare un suo amico carissimo, direi quasi il fratello che non ebbe: anzi, l'amico ebbe un ruolo abbastanza rilevante (ricordate il padrone della villa in cui gli Amici Miei si intrufolano durante una festa?). Stranamente, l'amico non volle apparire nei titoli, per lo meno non con il suo nome, ma evidentemente, appartenendo a un ambiente diverso da quello dello spettacolo, non ci teneva a far conoscere questo momento di “debolezza”!
Il Fratello, che da ragazzo suonò la batteria in un complessino, era appassionato di musica jazz e non potendo suonare - non aveva formazione musicale - si dedicò a presentare, con un certo successo.
Passarono gli anni.
Il Fratello iniziò a dividere la propria vita tra l'ambiente di Roma, dove lavorava, e quello della campagna, dove vivevano i genitori e infine solo la Madre, assistendola con abnegazione e pazienza (una pazienza di cui nessuno l'avrebbe creduto capace!) nei suoi ultimi anni di vita.
Purtroppo però ora anche per lui è arrivato il momento di salutare il suo pubblico e di chiudere il sipario.
Riposa in pace, Fratello!





( * ) questa filastrocca in particolare è stata inventata da me, partendo da uno degli incipit tradizionali e seguendo l'andamento consueto

venerdì 8 maggio 2015

La preferite glutinata o senza glutine?

Probabilmente ne ho già parlato. Tra le altre mille storie che ci raccontava nostro padre, c'era la filastrocca della Pastina Gaby.



Suonava press'a poco così (non ricordo se c'era una seconda strofa, ho messo al suo posto i puntini, e delle X al posto dei cibi che non ricordo, potete completare con quel che volete, rispettando la metrica )



C'era una volta, cent'anni fa,     mille anni fa  *                                              
una bellissima grande città
ove regnava, nientedimeno,
l'arcipotente Re Semprepieno.
….....


XXXXX,XXXXX, pesci, leprotti,    Polli, pernici, *
gustose salse, timballi ghiotti
gli si ammannivano nel suo reame
ma Semprepieno sempre avea fame.
“Me sciagurato – piagnucolava
il Re potente mentre ingoiava -
mangiar per quattro, bere per tre
e non potersi reggere in piè!”
Fortuna volle che un bel mattino
venisse a corte Mago Merlino.
“Nessun si muova” egli ammonì
e aperto un libro lesse “Gaby”.
Indi fumante, grata, odorosa,
di sotto il manto dov'era ascosa
trasse di colpo la minestrina
fatta di brodo e di pastina
gelatinosa
e – gran portento! -
quel cibo sano, quell'alimento
ricco e azotato ch'è la Gaby
Re Semprepieno tosto guarì.


Perché ve ne parlo? mi è sovvenuta la storiella leggendo, poco fa, sul blog Scienza in cucina, un estratto da Contro Natura, il nuovo libro di Dario Bressanini e Beatrice Mautino.


Per decenni ho creduto che la pastina Gaby della filastrocca fosse glutinata come la Buitoni, oggi cercando in rete per riempire i vuoti di memoria ho scoperto che al contrario era garantita senza glutine! 

Che poi, volendo guardare, parla di "glutine aggiunto", che dire di quello naturale presente all'origine? probabilmente voleva distinguersi dalla coeva rivale, glutinata...

Be', comunque sia, vi consiglio di comprare e leggere il nuovo libro di Beatrice e Dario! (esiste anche in e-book).



(non ho ricordo di aver provato la pastina Gaby, ma la glutinata Buitoni l'ho sicuramente usata, anche per i miei figli)

* Aggiornamento del 25-4-16: mia sorella, dotata di una memoria prodigiosa, ha riempito le mie lacune

sabato 14 settembre 2013

Pierino, Paolo e altro ancora

Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.
Egli ha l’unghie smisurate
Che non furon mai tagliate;
I capelli sulla testa
Gli han formata una foresta
Densa, sporca, puzzolente.
Dice a lui tutta la gente:
«Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino».

Questo è Heinrich Hoffmann, l'autore della filastrocca Pierino Porcospino. E questa è una delle volte che mi rincresce (assay!) di non aver mai studiato il tedesco, perché così potrei dire Struwwelpeter, ya, dabun!

OK, facciamo che invece di leggerla la sentite recitata dal mio amico (lui non mi conosce ma è un mio amico carissimo da sempre) Paolo, ecco:





Ah! ho anche trovato il testo della tristissima storia degli zolfanelli.

Buona lettura e buona visione!

mercoledì 21 dicembre 2011

Quella sporca dozzina... natalizia


Mi riferisco, ovviamente, ai famosi "12 days of Christmas". Capirete alla fine il perché.
Innanzi tutto, leggete (o rileggete) il notissimo antico canto inglese:

On the first day of Christmas, my true love sent to me
a partridge in a pear tree.
On the second day of Christmas, my true love sent to me
Two turtle doves
and a partridge in a pear tree.                                                          
On the third day of Christmas, my true love sent to me
Three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the fourth day of Christmas, my true love sent to me
Four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the fifth day of Christmas, my true love sent to me
Five golden rings, four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On ther sixt day of Christmas, my true love sent to me
Six geese a-laying, five golden rings, four calling birds, 
three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.

On the seventh day of Christmas, my true love sent to me
Seven swans a-swimming, six geese a-laying, five golden rings,
four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the eighth day of Christmas, my true love sent to me
Eight maids a-milking, seven swans a-swimming, six geese a-laying,
Five golden rings, four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
eight maids a-milking

On the ninth day of Christmas, my true love sent to me
Nine ladies dancing, eight maids a-milking, seven swans a-swimming,
six geese a-laying, five golden rings, four calling birds, 
three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the tenth day of Christmas, my true love sent to me
Ten lords a-leaping, nine ladies dancing, eight maids a-milking, 
seven swans a-swimming, six geese a-laying, five golden rings,
four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the eleventh day of Christmas, my true love sent to me
Eleven pipers piping, ten lords a-leaping, nine ladies dancing,
eight maids a-milking, seven swans a-swimming, six geese a-laying, 
five golden rings, four calling birds, three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.
On the twelth day of Christmas, my true love sent to me
twelve drummers drumming
Twelve drummers drumming, eleven pipers piping, ten lords a-leaping,
nine ladies dancing, eight maids a-milking, seven swans a-swimming,
six geese a-laying, five golden rings, four calling birds,
three French hens, two turtle doves
and a partridge in a pear tree.

Questa è la versione "ufficiale". ma la storia in realtà è andata in modo molto diverso, come 
potrete vedere aprendo  questo link. 
Insomma, tra tortore, galline, cigni, mucche e quant'altro, hai voglia a ripulire! meno male 
che almeno la pernice è stata subito tolta di torno!


Da notare anche che ogni gruppo fa quello che è normale faccia, cioè il suo lavoro: i cigni nuo-
tano, le oche depongono, i suonatori suonano,  mentre le signore ballano! un autentico spac-
cato di vita reale dell'epoca!

mercoledì 7 dicembre 2011

Dedicato a Popinga


Come promesso, stuzzicata da Archibald (ricordate, NON chiamatelo Archie!) che ha invaso il mio campo, invado io il campo del grande Maestro (che tra gli altri mille argomenti si è interessato alle Nursery Rhymes) e pubblico anch'io qualcosa (una di queste storielle l'avevo già pubblicata su FB).


        Old King Cole   (i tre violinisti)


        Old King Cole was a merry old soul                                    
        And a merry old soul was he;
        He called for his pipe, and he called for his bowl
        And he called for his fiddlers three.
        Every fiddler he had a fiddle,
        And a very fine fiddle had he;
        Oh there's none so rare, as can compare
        With King Cole and his fiddlers three. 


Ma la più famosa in assoluto delle Nursery Rhymes, la più ricordata, che ha ispirato  cartoni animati, vignette e canzoncine, ed è stata ricordata anche dal grande Popinga, è  senza alcun dubbio


 

Humpty Dumpty
Humpty Dumpty sat on a wall.
Humpty Dumpty had a great fall,
And all the king's horses, and all the king's men,
Couldn't put Humpty together again.






 

mercoledì 30 novembre 2011

Ho creato un mostro!



Non avrei mai immaginato, pubblicando il primo post sulle filastrocche, che avrei scatenato il nostro Juhan!
A quanto pare l'argomento lo "prende" molto... Ma già, lui non è mai stato costretto a raccontarne fino alla nausea!

Ne approfitto  (l'ultima volta, lo giuro!) per pubblicarne ancora due

Occhio bello 
Questo è l'occhio bello         (toccando un occhio del bambino)
questo è il suo fratello.           (l'altro)
Questa è la chiesina               (e si tocca la bocca)
questo è il campanello            (prendendo delicatamente tra due dita il nasino)
din din din din din                  (scuotendo il nasino)
din din din din din              


E l'ultima creazione della Maestra Rosalba:


                               Fungo, funghetto

Fungo, funghetto
trovato nel boschetto!
Rosso, beige, marrone,
giallo, viola e arancione. 
Dicon ci viva dentro un folletto
con tanto di barba e di berretto,
ma vive solo di fantasia
e a pensarci mette allegria.
Abitanti del terzo regno
qualche volta lasciano il segno!
Tu al funghetto stai attento
non darlo al gatto per esperimento.
All'esperto chiedi un parere
solo così potrai sapere,
prima di accingerti a cucinare,
se è anche buono da mangiare!
 (Rosalba Cocco 28/11/11)





Ed ora, cercherò di tenere a bada Juhan, mi inventerò qualcosa per distoglierlo dall'argomento...  

martedì 29 novembre 2011

Tutti insieme adesso

Uh! mi è venuta in mente una filastrocca, ancora una, che cantavamo quando eravamo bambini.
Adesso la scrivo e poi la cantiamo, io e quattro miei amichetti di allora.

One, two, three, four
Can I have a little more?
five, six, seven, eight, nine, ten I love you.

A, B, C, D
Can I bring my friend to tea?
E, F, G, H, I, J, I love you.

Boom, bam, boom
Boom, bam, boom

Sail the ship,
Boom, bam, boom
Chop the tree
Boom, bam, boom
Skip the rope,
Boom, bam, boom
Look at me

All together now...

Black, white, green, red
Can I take my friend to bed?
Pink, brown, yellow orange and blue I love you

Sail the ship,
Boom, bam, boom
Chop the tree
Boom, bam, boom
Skip the rope,
Boom, bam, boom
Look at me

All together now...

Che poi sarebbe

Uno, due, tre, quattro
Posso averne ancora un po'?
cinque, sei, sette, otto, nove, dieci ti amo.

A, B, C, D
Posso portare il mio amico per il tè?
E, F, G, H, I, J, ti amo.

Bum, bam, bum
Bum, bam, bum

Vai in barca
Bum, bam, bum
Abbatti l'albero
Bum, bam, bum
Salta la corda
Bum, bam, bum
Guardami

Tutti insieme adesso...

Nero, bianco, verde, rosso
Il mio amico può dormire con me?
Rosa, marrone, giallo, arancione e blu ti amo

Vai in barca
Bum, bam, bum
Abbatti l'albero
Bum, bam, bum
Salta la corda
Bum, bam, bum
Guardami

Tutti insieme adesso...
Beh, queste sono le parole ma è molto meglio sentire come la cantiamo, ecco





Vi è piaciuta? Se mi dite di sì ne ho pronte almeno altre due.
Ugualmente belle anche se differenti. Ma bellissimissime, davvero :)

domenica 27 novembre 2011

Ricorsività disperata applicata alle filastrocche

Già finite le filastrocche?
Lo sapete che io sono un po' tardo, lento di comprendonio, fatico a partire.
Dai ancora una puntata, almeno una, dai!

Questa è una variante di una molto diffusa di cui trovate esempi anche nel post di Bruna Infantilmente.
Non so dove l'ho letta, non è nemmeno interattiva come la versione da cui deriva ma ha un altro pregio: è ricorsiva, disperatamente.


Vado a declamarvene un pezzettino, l'incipit o poco più, capirete da soli il perché.

C'era una volta un ré
che disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva cominciò:
"c'era una volta un ré
che disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva cominciò:
"c'era una volta un ré
che disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva cominciò:
"...
Ecco!
Visto?
Una volta partiti non se ne esce più. E non si sà --nessuno lo può sapere-- come andrà a finire.

Io che al solito sono un po' lento di comprendonio e le cose poi le dimentico anche quando me le dicono e spiegano per bene provo adesso a dire il perché, perché me l'hanno appena raccontata e mi sembra tutto chiaro.
Vediamo se ci riesco.

Ci sono (almeno) due persone reali, appartenenti a questo mondo (reale) che sono il narratore e l'ascoltatore (o ascoltatori, possono essere di più).
Per motivi che saranno chiari tra breve chiamiamo questo il livello 0.

Il narratore introduce due personaggi, non reali ma appartenenti all'universo del discorso, il rè e la serva (oggi si direbbe probabilmente tata, baby sitter, badante o qualcosa di simile). Questo lo definiremo livello 1.

Ma a livello 1 la serva introduce, nel suo universo un nuovo universo del discorso (livello 2) i cui protagonisti sono il rè e la serva (di livello 2)
E la serva di livello 2 cosa fa? Comincia a raccontare la sua storia, in un nuovo universo, di livello 3...

Ecco non se ne esce più, si va avanti così per sempre fino all'infinito. E non so se è una consolazione che stiamo parlando di aleph-zero, il più piccolo degli infiniti, sempre troppo grande per noi, temo.



Note: 
Aleph si scrive  א ma se gli mettete uno zero dopo non c'è verso (cioè non ne sono capace, Blogger non accetta il LaTeX);
C'è qualche matematico? Mai che ce ne sia uno quando serve!
Io sto chiudendo le virgolette, sapeste quante ce ne sono di aperte!

martedì 22 novembre 2011

Filastrocche, ecco le mie

Quando ero piccolo io (anni '50) tra i contadini si parlava solamente dialetto. E allora le mie filastrocche sono solo in dialetto piemontese.
Ancora una precisazione: il dialetto varia da zona a zona, quelli esperti sanno dirti da dove viene appena gli rivolgi la parola per salutarli; pertanto se trovate difformità a quella che credete sia il modo giusto di dire le cose tenetene conto.

Poi ci metto, ovviamente, anche del mio: non scrivo in quello che è il modo classico di scrivere il piemontese, dove la o si legge u, la u ü e per dire o dici ò; no io lo scrivo come si scrive l'italiano --quasi.

Benchè non sia capace a tradurre mi ci provo, perdono :)


Giuanin P't-p't Sigala
Giuanin P't-p't Sigala
fasìa l'aviatur
mancaie 'n po' 'd bensina
pisaie 'n t'l mutur

Giovannino Puff-puff Sigaro
Giovannino Puff-puff Sigaro
faceva l'aviatore
mancata la benzina
pisciò nel motore


Dindalan Lüsìa
Dindalan Lüsìa
ciapa 'n pasarot
se tua mama ad cria
disie ca l'è Pinot

Dindalan Lucia
Dindalan Lucia
prendi un passerotto
se la mamma ti sgrida
dille che è Pinotto


Qui ci sarebbero parecchie note da mettere al testo. Tralasciando il possibile doppio senso notare che "pasarot" non è un diminutivo, è il passero e che Pinot (o Pinoto) erano diminutivi usati per Giuseppe mentre adesso Pino lo usano sono i non-indigeni (e i contadini userebbero un altro termine per definirli).


Batista tira la rista
Batista tira la rista
la rista a s' cianca
Batista s'la banca
la banca a 's rump
Batista s'l punt
il punt a droca
Batista s'la cioca
la cioca a fa din-dan
Batista a 's caga 'n man

Battista tira la rista
Battista tira la rista
la rista si strappa
Battista sulla panca
la panca si rompe
Battista sul ponte
il ponte cade
Battista sulla campana
la campana fà din-dan 

Battista si fà la cacca in mano

La rista è la fibra della canapa, con la quale si fanno le corde e anche tessuti grezzi ma resistentissimi; non so come si dica in italiano. In questo caso "tirare" va inteso come filare, separare le fibre per poterle tessere.
Batista era un nome molto comune, molto più di Giuan. Diminutivi in Tista e Tistin. I miei due nonni si chiamavano uno Giuan l'altro Batista.


Giuanin Cutel
Dindalan l'è mortie 'n can
can-bucin ciamà Giuanin
Giuanin Cutel
taiaie la pel
la pel d'l lüüv
cürücücü'!

Giovannino Coltello
Dindalan è morto un cane
cane-vitello chiamato Giovannino
Giovannino Coltello
tagliata la pelle
la pelle del lupo
currucucù!

Questa è difficile, si passa rapidamente da un animale all'altro, il personaggio viene identificato con lo strumento della sua professione ("tagliata" va inteso come "scuoiata") e poi ci sono dei problemi di scrittura: la ü di lüüv è lunga e io ho fatto come si farebbe in olandese o finlandese o linghe affini :P Ancora da notare l'annoso problema dell'accento sulla ü.


Ce ne sarebbe un'altra che né io né mia madre ricordiamo, stiamo cercando tra gli anziani chissà... È di un genere classico dell'assurdo, ne cita un esempio Umbero Eco ne Il Nome della Rosa, la nostra inizia con

La ciata l'à fait tre öev
s'la punta 'd 'na nusera
l'à quaie tanto bin
ca l'à s-ciudü' tre aso
[...]

che sarebbe

La gatta ha fatto tre uova
sulla punta di un noce
li ha covati tanto bene
che si sono schiusi tre asini
[...]



Addendum
A seguito del commento di Bruna ecco la sua stessa filastrocca in versione piemontese

Testa Pla
Testa Plà l'à fait i fricciöi
a i na dà nen a i soi fiöi
i soi fiöi fan la frità
e ai na dan nen a Testa Pla

Rispetto alla versione bergamasca qui ci sono i figli invece dei fratelli. Il nostro protagonista è ancora più meschino. Notare la preponderanza di parole monosillabiche, manco fosse sud-asiatica!

lunedì 21 novembre 2011

Infantilmente


Visto il seguimento (riflesso più sui social networks che sui commenti al post stesso)  dimostrato per il  post di ieri, e considerato l'interesse che il mondo infantile e fantastico sta suscitando tra i bloggers, riporto qui alcuni links interessanti, nonché altre filastrocche segnalatemi da amici.

Innanzi tutto il 2º carnevale dei libri di scienza, il cui filo conduttore è il gioco:
http://misterpalomar.blogspot.com/2011/11/carnevale-dei-libri-di-scienza-2-il.html
Vedrete che contiene anche lo stupendo post di Popinga, che merita una citazione tutta per sé:
http://keespopinga.blogspot.com/2011/11/mamma-oca-e-la-scienza-moderna.html

Pubblicata oggi da Emanuela Zerbinatti  la segnalazione di quest'altro libro:
http://arteesalute.blogosfere.it/2011/11/giornata-nazionale-dellalbero-due-fiabe-ecologiche-per-celebrarla.html

E ora l'approfondimento delle filastrocche, da quelle che ieri solo accennavo a quelle che mi son state segnalate.

Lunedì chiusin chiusino
Lunedì chiusin chiusino  
Martedì bucò l'ovino
Spuntò fuori il mercoldì
Pio pio pio fe' il giovedì                                     
Venerdì un bel saltino
Beccò sabato un granino
La domenica mattina
avea già la sua crestina


Pollice dice...
(si recita toccando ad uno ad uno i ditini nominati, scuotendo bene l'ultimo) 
Pollice dice: io ho fame
Indice dice: non c'è pane
Medio dice: come faremo?
Anulare dice: ruberemo!
Mignolino dice: nichi nichi nichi, chi ruba s'impichi! 


Sedia sediola
Sedia sediola        
XXXXX * va alla scuola                                               * nome del bambino con cui si gioca 
va alla scuola col panierino.
Che ci mette nel panierino?
La meluzza e il formaggino,                                          
la meluzza e il formaggino.  




 
(segnalato da Anna Maccagni, in dialetto lombardo):
Trotta, trotta cavallotta...
duma in piassa dal padron.
Diga sì a la sciura Netta 
de rifà ben i let...
L'è rivà un cavalier 
vistì in burghes...

(segnalato da Leopoldo Benacchio, in dialetto veneto):
A storia del sior Intento
che dura poco tempo
che mai no se disbriga,
vuto che te la conto
o vuto che te la diga?
(alla risposta del bambino si ricomincia daccapo)

la versione nostra:
Questa è la novella dello stento
che dura tanto tempo.
Te la devo dire sì o no?

(segnalato da Leopoldo Benacchio):                    
Corri corri cavallino
corri corri in Delfinato
a mangiare il Panpepato
corri corri e torna qui
che c'è il pan di tutti i dì

(il bambino va tenuto sulle ginocchia e fatto saltellare, alla fine si aprono le ginocchia ma sostenendo il piccolo per le mani)





menzione a parte, perché trattasi di ninna nanna:
(segnalato da Leopoldo Benacchio
nana bobo'
nana bobo'
tuti i putini dorme e il mio no

e dormi dormi dormi par un ano
la sanità a to pare e po' el guadagno

e dormi dormi dormi putin de cuna
to mare no a ghe se
se andà a sant'Anna.

to mare no a ghe se se andà a santa Anna
a tiorte l'acua de quela fontana

quela fontana no no la se mia la se dei preti de Santa lusia.

to mare la regina dele stele
topare el conte de la Primavera
 
na na bobo' 

  (post dedicato a Timothy)

Aggiornamento
È giocoforza segnalare anche questa filastrocca, arrivata fresca fresca ora:  
http://www.crescerecreativamente.org/2011/11/classe-quarta-laccento-in-filastrocca.html 



domenica 20 novembre 2011

Filastrocche


In questi giorni alcuni blog, parlando delle "conte",  mi han fatto ritornare alla mente un argomento che durante una certa parte della mia vita ha avuto molta importanza: le filastrocche infantili. O meglio, dovrei dire "in due parti della mia vita" perché ovviamente (lo so che non ci credete) anche io sono stata un'infante, e adoravo che mi raccontassero filastrocche.
A quelle, opportunamente rinfrescate nella memoria dai miei genitori, ho attinto per divertire i miei figli. Sono filastrocche che probabilmente si ritrovano in tutta Italia sotto varie forme, con varianti locali. Io riporto qui quelle della tradizione della mia famiglia.

Sega segante
(viene eseguita tenendo il bambino a cavalcioni sulle ginocchia,  con un lento movimento di va e vieni, dal voluto effetto ipnotico e soporifero potenziato dalla voce cantilenante)
Sega segante
le pecorine bianche
nell'aia di Colombo.
Dio ti mandi sonno!
Sonno sonnaro
siamo a mezzo gennaro.
Gennaro è andato alla festa
con la ghirlanda in testa
credendo fosse d'oro
invec'era di ginestra.
C'era un bel Giovanni  *                               *sostituivo con "lo zio Gianni" realmente esistente
batteva le castagne
le batteva troppo forte
facea tremar le porte.
Le porte eran d'argento
costavan cinquecento.
Centocinquanta
la mia gallina * canta                                      * mio marito divertiva i bambini sostituendo con "la pecorina"
canta il galletto
la sposa * è su pe'l tetto                               * indica in genere la più giovane delle donne sposate della famiglia
raccoglie i confettini
per darli ai suoi bambini
che sono allo spedale
e stanno tanto male,
e ce n'è
uno bianco
uno giallo
uno coda *                                                                      * misterioso colore, tipo "can che scappa", immagino
una chicca che t'affoga!
(a questo punto c'era la sorpresa, dall'effetto esilarante, di buttare all'indietro di colpo il piccolo, quasi a sdraiarlo sulle ginocchia)

Il caval
(eseguita facendo caracollare il bambino sulle ginocchia, dapprima a passo lento cadenzato,  alternando le gambe, e nella seconda parte a gambe unite e ritmo più svelto)
Il caval dell'uomo grasso
va di passo, va di passo.
Il caval del giovanotto
va di trotto, va di trotto.
                                                                          
Trotta trotta cavallino
Trotta trotta cavallino
ché domani si va al mulino
il mulino è rovinato
il padrone s'è impiccato
s'è impiccato alla catena
trotta trotta, si va a cena.
(notare come nelle filastrocche, conte e fiabe, non si abbia ritegno nel parlare di truculenze: eppure non ne siamo stati traumatizzati!)

A letto a letto
A letto, a letto
figli di Marco vecchio!
Sette stiamo,
sette andiamo,
sette al campo ritorniamo.
Sette in su,
sette in giù,
sette poi non tornan più.

Don Alonso
Ben venga e ben vada
signor don Alonso
a piedi, a cavallo
e dentro un bigoncio.
Signor don Alonso che ha in mano la spada
ben venga e ben vada.
(per richiederla dicevo "Óncio pediballo", il che può dare un'idea di che tenera età avessi: la tenera ;) perfidanera!)


Cavallino arrì arrò
Cavallino arrì arrò
piglia la biada che ti do
piglia i ferri che ti metto
per andare a San Francesco.
A San Francesco c'è una via
che conduce a casa mia.
A San Francesco c'è un altare
con tre monache a pregare:
ce n'è una più vecchietta
Santa Barbara benedetta,
ce n'è una più vecchina
Santa Barbara Caterina.


Torquato Tasso
(molto irriverente, me ne scuso con la sua memoria; la seconda strofa l'ho aggiunta io, per prolungare la cantilena)
Torquato Tasso
andando a spasso                                                    
inciampò in un sasso,
cadde in un fosso,
si ruppe l'osso 
del dito grosso. 
Da dentro il fosso 
a più non posso 
gridava il Tasso
contro quel sasso. 



Bella manina
(accarezzando il palmo della mano, grattandolo alla fine)
Bella manina, dove sei stata?
Col babbo e con la mamma.
cosa ti ha dato?
Pane, salame, vino e latte.
Catte catte catte.
(ora verrebbe considerato altamente diseducativo e quasi criminale questo dare salame, e vino! a un bambino)

e l'immarcescibile
Stella stellina
(l'ho letta la prima volta, a firma "Teresah", formata solo da pochi versi; ne ho aggiunti altri  per prolungare la filastrocca, di cui comunque viene sempre chiesto il bis e il ter! va recitata cantilenando  e scandendo le sillabe, caricando la -LL- fino a farla diventare -LLL-, strascicando un po' -INI)
Stella stellina
Le due madri - G. Segantini
la notte s'avvicina                                       
la fiamma traballa
la mucca è nella stalla
la mucca e il vitello,
la pecora e l'agnello,
la chioccia e i pulcini,
la gatta coi micini,
la cagna e il cagnolino,
la mamma e il suo bambino,
ognuno ha il suo piccino
ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna!


Certo, ce ne sono molte altre (Lunedì chiusin chiusino...-citata recentemente anche dal grande Popinga nel suo profilo Facebook-, Pollice dice: io ho fame..., Sedia sediola...). Questa è solo una scelta. Per altre vi rimando al post di qualche mese fa sul blog di Mitì Vigliero: 
 
Sulle conte invece: