sabato 6 luglio 2013

BUON COMPLEANNO TAMBURO

Oggi è il compleanno del tamburo ... Auguri Tamburo !!!
Alziamo i calici ... "Ehm ehm ... Tanti auguri a te .... Tanti auguri a te ... " scusate se canto sottovoce ma al momento della canzoncina sono imbarazzata perché stono sempre il "teeeee" ...  Se poi sono io la festeggiata l'imbarazzo aumenta e rimango in attesa, davanti alla torta, del momento che preferisco: esprimere il desiderio! Chiudo gli occhi, ci penso un attimo e "...ffffffiiiiiiii"" ... spente ... tutte le candeline!




Sapete cosa ho capito dopo tante torte (  ... non poi così tante)  che non sono il numero di candeline a dire quanti anni hai ma è il tipo di  desiderio che esprimi. 
Ogni età ha il suo desiderio!
Pensateci: forse quando eravate piccoli non desideravate giocattoli da ragazzini i desideri non erano per moto e fidanzatini/e ? Dopo i 18 inizi a desiderare la tua indipendenza, dopo i 25 viaggi ed esperienze, dopo i 30 famiglia e figli, dopo i 35 desideri  che il mondo si fermi per un istante , Dopo 50 i tuoi desideri non sono più rivolti a te stesso ma alle persone che ami perché possano realizzare i loro, a 60 desideri solo andare in pensione, a 65 desideri moto e fidanzatine, a 80 di nuovo la tua indipendenza...
E dopo gli 80??? Forse impari a gustarti la torta senza perdere troppo tempo per i desideri in modo che la cera delle candeline non si mescoli con la panna!

Caro tamburo tu sei ancora piccolino, è solo il tuo secondo compleanno  ma stai crescendo in fretta e bene e i consigli che voglio dare a te, ai tuoi blogger per i prossimi compleanni sono:

1) esprimi sempre un desiderio ... è l'augurio più sincero che fai a te stesso nel giorno del tuo compleanno

2) gustati la torta in tutta la sua bontà

3) canta "tanti auguri" senza troppi imbarazzi e sorridi a chi stona ... è comunque lì per festeggiare insieme a te

4) ricordati sempre che i doni più belli sono quelli che non puoi riporre in una scatola

... e infine, assicurati di riempire di buon vino i calici, alzali ben in vista e brinda a "100 di questi giorni"




martedì 5 giugno 2012

MORBIDE COME L’OVATTA, BUONE COME LA PANNA


Da bambina vivevo in un’ampia casa su 3 piani il cui retro dava su un bellissimo giardino diviso, per mezzo di un recinto, da un campo di grano.
All’interno di questo giardino vi erano siepi di profumato rosmarino, fragoline e ribes,  fiori e rose rampicanti che riempivano di colori gli occhi e al centro un malinconico salice piangente a cui era legata un’amaca di corda.
Il giardino era il territorio di Fafner, il nostro cane alano, che permetteva ai gatti di addentrarsene solo per qualche passo di zampa ma a noi bambini ci faceva il giro del perimetro al galoppo sulla sua schiena.
D’estate il campo di grano si colorava d’oro e le nostre vacanze si facevano a casa perché di soldi per andare al mare non ce n’erano però a me poco importava … avevo i miei fratelli per giocare, cane e gatti da infastidire, farfalle da rincorrere, ribes e fragoline da infilarsi in bocca  … insomma  di attività per impegnarsi le giornate ce n’erano molte e tutte si svolgevano sotto il controllo fidato di Fafner che socchiudeva ogni tanto un occhio mentre faceva finta di dormire .


  


Nelle giornate più calde capitava che tutte queste attività mi facessero crollare stanca e sudata sull’amaca e dondolando, braccia dietro la testa, mi incantavo a  fissare il cielo che appariva e scompariva tra i rami del salice.
Iniziava così un gioco ancora più divertente: scorgere animali, visi, oggetti  tra le forme che le nuvole assumevano: ora un angelo, ora  un delfino e poi ecco una ciambella, una torta glassata  e una montagna di panna.
Assaporavo il gusto di quei dolci fatti d’aria: spumoso, zuccherino, soffice … arrivavo fin lassù con l’immaginazione per morderne un angolino o leccarne un pezzetto : dovevo assicurarmi che sapessero di  panna e che non si rivelassero del salato albume montato a neve perché se è vero che non tutto è come sembra anche qualche nuvola può non avere il gusto che ti aspetti …
Le nuvole, per me bambina, diventavano anche validi nascondigli … se venivo sgridata o se ne combinavo una particolarmente grossa  con il sedere ancora bruciante e offeso (tra l’altro ne approfitto per ricordare a tutti che i gatti non si possono lavare in lavatrice né tanto meno asciugarli in forno) , mi sedevo imbronciata ad immaginare di nascondermi dentro una nuvola e dall’alto osservare i “grandi” cercarmi dappertutto … sarei scesa solo a patto di tante e scuse, qualche caramella e uno pony tutto mio! Ovviamente il pony non è mai arrivato e le scuse alla fine le ho sempre fatte io imparando presto che con gli adulti di patti non se ne possono fare: vincono sempre loro!
Ora che anch’io sono entrata a pieni titoli nel mondo degli adulti , nonostante non abbia più alberi dove legare un’amaca, il gioco delle nuvole continuo a farlo lo stesso, certo i miei occhi (e forse il mio cuore) hanno bisogno di maggior esercizio per scorgere in cielo fantasiose forme ma la cosa bella e che posso continuare a farmi  scorpacciate di nuvole montate senza ingrassare di un etto!






sabato 26 maggio 2012

Uccelli e patate


Innanzitutto inizierei con i ringraziamenti (lo so, lo so di solito si fanno alla fine...) grazie a Juhan che è stato "liberamente costretto" ad invitarmi a scrivere un post sul questo fantastico blog e a tutti quelli che avranno voglia di leggerlo!
Il titolo del mio post suona volutamente ambiguo ma in realtà questa che vi vado a raccontare è la storia di un gruppo di allegri pennuti e di una torta di patate.
Da qualche tempo ho scoperto, vicino al mio ufficio, delle appartate panchine sotto rigogliosi alberi di pruno da fiore dove mi piace trascorrere l’ora di pausa. Immaginate  dopo una mattinata di telefoni che suonano, capi che urlano e computer poco funzionanti la pace nel gustarsi il pranzo  in una ricercata solitudine al calore di un caldo sole primaverile .
Fin da subito mi sono accorta che la mia pausa è tutt’altro che solitaria: piccole frotte di allodole e cinciallegra, mosse dalla primordiale necessità di cibo, hanno deciso di condividere quotidianamente il MIO pranzo!





Non immaginate quanto in comune ci sia tra i pennuti e gli umani: osservandoli scopri che c’è l’uccellino più timido, quello più pauroso, il magro, il grasso, il prepotente, il curioso e addirittura che ognuno di loro ha gusti ben precisi in fatto di cibo:  c’è chi predilige la frutta, chi  il dolce o il salato ma è la torta di patate che tutti adorano!

Breve e veloce intramezzo culinario:  modestamente la mia torta di patate è da leccarsi i baffi (o ciucciarsi il becco!) ecco la ricetta “super segreta” per i soli lettori del blog de “il tamburo riparato”:
-       -  prendete della pasta sfoglia
-        - qualche patata bollita
-         -un paio di uova
-        - Sale e pepe e formaggio grattugiato ( se avete solo il pezzo da grattare fa lo stesso se anche voi avete un fidanzato da schiavizzare alla grattugia!)

In una teglia stendete la pasta sfoglia, riempitela con le patate schiacciandole a mò di purea, sbattete le uova con sale, pepe e formaggio  e versate il composto sopra la purea e decorate con fettine di patate, dopodiché infornate tutto a 180° per 20 minuti e voilà sfornate e posizionate la torta sul davanzale della finestra.



( non che sia essenziale alla ricetta deliziare i vicini  con il profumo della torta ma il gesto vi farà sentire la perfetta massaia!)




Torniamo agli alati … Come faccio a sapere che è stato un successo la torta di patate? Innanzitutto dal numero di uccelli che si è presentato a pranzo quel giorno e poi dai voli acrobatici e le impicchiate fatte per rubarsi  a vicenda un pezzo di patata.
Mi sono stupita nell’osservare che alcuni uccelli sembravano gustare maggiormente le briciole sottratte del becco del più debole, forse anche tra di loro l’egoismo è un’attitudine?
Per cui ammetto di aver sorriso quando questi prepotenti sono stati messi in fuga dall’arrivo minaccioso di una gazza … non sopporto le sopraffazioni e poi come si dice: chi la fa … l’aspetti”!
Dopo il pranzo ciascun pennuto torna sempre alle proprie attività: chi fa il bagno nei blocchi di cemento riempiti dall’acqua piovana, chi rincorre una farfalla ( e non sazio dalla torta di patate se la mangia!) chi canta, chi è incuriosito da una lucertola e chi litiga per un posto sull’albero.
Osservo questo “mondo nel mondo”  tenendo a mente che seppure gli uccelli del cielo non mietono avranno sempre del grano di cui mangiare e proprio mentre mi riavvio al lavoro a pausa finita penso che noi, di questa importante lezione abbiamo appreso poco e forse non è neanche vero che gli uccelli e gli umani sono così simili: loro hanno molto più senno di noi.