Stavo pensando di ricominciare a scrivere un po' di tutto quello che mi passa per la testa, e dunque la tentazione di riaprire un blog personale è molto forte.
Ma ogni volta c'è sempre qualcosa che mi trattiene: la paura di subire pressioni e molestie.
In questi anni ho cambiato qualcosa come almeno una sessantina di blog, e tuttora solo Snow and Fire è rimasto aperto, anche se ridimensionato...
Il fatto è che, oltre a non sapere di cosa scrivere e parlare effettivamente (anche se ci sarebbe tanto che vorrei dire...), succede sempre che la tentazione di chiudere e lasciar perdere diventa di giorno in giorno più forte.
Su Internetz non si è certo mai anonimi, ma la mia paura più grande è che certe persone arrivino alla mia reale identità e comincino a molestarmi e fare pressioni sulla mia vita, anche se come ho detto, sono anni che vorrei aprire un blog personale e parlare di tutto ciò che mi va, liberamente.
Ovviamente anche di me stesso e dei miei errori.
Ma non ci riesco.
Perché?
Perché vorrei anche parlare di politica, religione e scienza con il piglio satirico dei blog che ho apprezzato di più in questi anni, ossia da quando ho una connessione internet stabile: da OdioStudioAperto a Blog Log III di Prefe, da Spaghetto Volante a 7yearwinter di Bucknasty, da Razionalismo vs Religione a Le Malvestite, per finire con ScaricaBile e la Palestra di Luttazzi..
Ora.
Io non sono e non sarò mai uno famoso, e non penso affatto che prendendo per i fondelli e criticando certe ideologie e persone io rischi la vita come è successo per il caso Charlie Hebdo.
Ma siamo in Italia.
Qui non si può esprimere una propria opinione, idea o critica contro la religione tal dei tali, contro il partito tal dei tali, contro la persona o l'ideologia tal dei tali senza venire pesantemente insultati, minacciati e a volte anche molestati per mesi e mesi.
Le persone in questo paese non arrivano a ucciderti e torturarti... semplicemente perché non possono e sono codarde.
Ma molto spesso arrivano a minacciarti e fare pressioni e molestie perché tu non possa più in alcun modo esprimere la tua opinione, per quanto civile e pacata sia.
La politica e la religione sembrano inquinare tutto.. anche i rapporti personali.
Nella vita reale come nei social networks.
Così nelle ultime ore, ma anche negli ultimi mesi, ho dovuto più e più volte autocensurarmi.
E non potermi esprimere appieno su tutto ciò che vorrei mi pare di una violenza inaudita.
Non solo in queste ore ho dovuto evitare tutto ciò che fosse considerato troppo offensivo da "cristiani razionali" (e non pensate sia un ossimoro?), ma mi sono pure ritrovato alcuni insospettabili amici a pensare che quella di Charlie Hebdo non sia satira.
Che fondalmentalmente se la siano meritata, perché esageravano ed erano troppo "offensivi"...
Oh oh oh.
Cari amici, lasciate allora che vi dica che della satira non avete capito un emerito cazzo.
La satira è dissacrante, volgare e offensiva per sua natura. Il problema non è certo il buon gusto.
L'unico limite che dovrebbe avere,
come fa notare Luttazzi, è quello di non denigrare e dileggiare una vittima, stando dalla parte dei carnefici.
La satira si antepone ai giochi di potere ed ai tabù, ai carnefici che da vigliacchi si fanno passare per vittime per usare una tragedia per i loro scopi criminali.
E sì, mi sto riferendo anche a quegli sciacalli delle Lega, vedi alla voce Salvini.
La satira è il bambino che urla che il re è nudo, che scopre il ridicolo e che riporta tutti con i piedi per terra.
Perciò se non capite questo, non dite "Je suis Charlie", perché non lo siete.
Chiusa parentesi, parlavo dell'autocensura e della mia proverbiale attitudine ad aprire blog che poi chiudo per paura di ritorsioni.
In molti casi negli ultimi mesi sui social network come Facebook, ho dovuto autocensurarmi o usare impostazioni di privacy particolari per impedire a certe persone di rompermi il cazzo, gridando ai quattro venti quanto siano offese, minacciandomi di togliermi dalle amicizie.
E lasciatemi parlare anche di questa tecnica.
Molti dei miei contatti hanno idee molto simili alle mie ("chi si somiglia si piglia"), ma capita a volte di non essere d'accordo o di notare alcune imprecisioni.
Ebbene le lamentele sono sapientemente evitate timbrando lo status con affermazioni che subdolamente si dovrebbero leggere come "E se non siete d'accordo con me, quella è la porta!".
Alcuni addirittura arrivano a impedirti di pubblicare ciò che vuoi, inserendo nei loro status frasi come "E se vedo nei miei contatti anche solo un accenno di consenso a questa faccenda, farò piazza pulita".
Questo mi impedisce da anni di pubblicare anche un solo articolo di Marco Travaglio sulla mia bacheca, che un tempo per me era un mito, e lo è ancora.
E non si tratta solo di Travaglio, ma di guerre tra poveri di ogni colore e partito politico.
Non solo non posso pubblicare qualcosa contro Grillo, Renzi o Berlusconi, ma se domani uno di questi esprimesse qualcosa di condivisibile mi sarebbe perfino impossibile postarlo, o sarebbe come prendere le parti di una fazione.
Juhan mi ha detto più volte che dovrei avere il coraggio delle mie idee, eppure io sono solo.
Ed ho una paura tremenda di perdere anche solo una delle tante amicizie che ho costruito con fatica in questi anni nel webz.
Sì, amicizie costruite nel webz, perché? Internet che ormai considero una gigantesta, titanica e incommesurabile montagna di merda.
Non è più possibile, dicevo all'inizio di questo post, perdendo poi il filo, esprimere la propria opinione in un forum o in un social network senza ricevere risposte incompetenti quando non senza senso. E quando arrivano risposte è già tanto.
Certi falliti esistenziali vivono solo per sfogare la propria rabbia repressa nei forum e nei vari social networks, per questo oramai è impossibile costruire qualsiasi dibattito costruttivo.
E poi ci lamentiamo del digital divide?
Hai voglia di parlare di netiquette e condivisione della cultura con certi analfabeti...
Detto questo, credo che almeno finché non sarò almeno un po' più propriamente mentalmente stabile e preparato, non aprirò nessun blog personale.
E ringrazio che esista Il Tamburo Riparato, ringrazio Juhan e Bruna, perché penso che ancora per qualche anno continuerò a scrivere qui e solo qui.
E questi erano i miei due cents sulla vicenda Charlie Hebdo.
L'ho tirata un po' lunga, ma in fondo ne è valsa la pena.