venerdì 16 dicembre 2016

Il ponte sulla Drina

Bosnia - Visegrad - Il ponte sulla Drina - agosto 1990

Era un libro di Ivo Andric, che mi aveva passato anni prima quella che sarebbe diventata mia moglie. Una edizione Medusa, ben rilegata del 62, credo pubblicata proprio perché questo autore, semisconosciuto, aveva avuto il Nobel nel 61. Avevo fatto una fatica terribile a finirlo. Poi anni dopo l'ho ripreso in mano e l'ho divorato in un attimo. Quel viaggio in quella che si chiamava allora Yugoslavia, mi sembrano secoli fa, l'avevo fatto soprattutto con quello scopo. Vedere quel ponte, a Visegrad, una città chiave dove forse si poteva capire come quella terra era stata devastata per secoli da guerre etniche senza fine. Nel '90 era davvero una storia passata, l'acqua scorreva tranquilla sotto il ponte che aveva visto sotto i suoi archi tanto sangue. L'anno dopo spararono il primo colpo di fucile e si aprì di nuovo la diga di un odio sepolto appena appena sotto la superficie della cenere. Mi dicono che non è crollato come quello di Mostar, ma adesso è chiuso al traffico, qualche lesione c'è stata e le ferite nascoste sono ancora lì, forse basta poco per riaprirle. Qui attorno ed in tutta la Bosnia accaddero cose che forse non erano mai accadute prima. Ci vuole un attimo e quello che sembra impossibile può succedere dappertutto. Quando i toni salgono e l'odio diventa l'unico sentimento che entra nelle discussioni, basta un attimo. Poi è troppo tardi e non si torna indietro.


mercoledì 23 dicembre 2015

Buone feste in senso lato

Bazar - Nagda- Rajastan . India - novembre 2015

Auguri a tutti,  Buone feste, tutte comprese, da Natale alla Befana, incluso il Divali che stava festeggiando un mese fa questo commerciante in un bazar di Nagda. Sembra che anche là  i consumi si stiano riprendendo, pentole e pignattini vanno alla grande, anche laggiù per il Divali si butta via la roba vecchia, tutto il mondo è paese, quindi se c'è ripresa va meglio per tutti e se la gente è contenta fa meno danni.

lunedì 7 dicembre 2015

Al mercato

Delhi - novembre 2015

A cosa starà pensando, l'uomo? Nel mercato di  Chandni Chowk i problemi sono tanti, dalle vendite che vanno a rilento, all'aumento delle spese, forse al fatto che il governo al potere tende a seguire una politica hinducentrica. Se chiedi a un mussulmano, da queste parti, ti risponde con una alzata di spalle, poi dice: "Sono hindu". Ma al mercato di queste cose non si parla. Mohammed sta aspettando merce da Amedhabad. Forse arriva in tempo per il Divali. Saranno anche hindu, ma l'importante è che comprino.

martedì 20 ottobre 2015

Howrah bridge

Kolkata - Marzo 2015

L'acqua grigia sembra portare via tutto, lerciume, malattie, morte, indecenza di vivere. Una fila interminabile di uomini percorre avanti e indietro il ponte. Tutto scorre a Calcutta, in India, in tutto il mondo. I problemi si formano dalle condizioni e se qualcuno tenta di intervenire, le modifica col suo intervento, creando solo una nuova variabile e tutto va avanti come sempre secondo un meccanismo automatico. Israeliani e palestinesi continueranno a massacrarsi seguendo una sinusoide a passo variabile, dipendente dalla sazietà o dalla nausea di sangue, assolutamente casuale, a volte in dipendenza della quantità, ma non è detto. La corruzione cospargerà di pus le ferite che si infettano naturalmente se l'ambiente non è sterile e in una città che conti più di 2500 anni tutto è più infetto del marcio stesso, per primi i suoi abitanti. I bombardatori bombarderanno fino a quando i depositi si svuoteranno un po', dove cascano le bombe non frega a nessuno. Intanto qualcuno si preoccuperà delle scie chimiche.

lunedì 18 maggio 2015

Cose chiuse

Guerriero Konyak - Nagaland - India - marzo 2015
Due zanne consistenti sulla collanina che sostiene le cinque testine d'ottone. Un segno ci deve pur essere per chi è guerriero di una tribù di tagliatori di teste. Non fosse per quello, forse basterebbe lo sguardo fiero, anche un pochino inquietante, che il il cappelluccio con la piuma tirolese cerca di stemperare invano. Beh da queste parti le teste si tagliavano eccome, fino a quando una quarantina di anni fa sono arrivati quei rompiballe di missionari battisti con tutte le loro storie di pace e compagnia bella e da allora, zac, fine delle teste mozze e del divertimento. Così questo disgraziato, che forse era troppo ragazzino allora, non ha avuto neanche la soddisfazione di tagliarne una di zucca, come si evince dal fatto che non ha nessun tatuaggio nero sulla faccia, segno inequivocabile che invece esibiscono con fierezza i vecchi della tribù che ne han fatte più che Bertoldo in Francia. Farà pure la faccia feroce, ma è un po' come quella di uno che da noi aveva si e no sedici anni quando è entrata in vigore la legge Merlin e gli hanno chiuso i casini in faccia. Tranquillo che prima o poi arriva anche nel Nagaland un Salvini che prende in mano l'affare.

giovedì 7 maggio 2015

L'uomo del risciò

Kolkata - marzo 2015

Chissà come è andata la giornata. Prakash conta i soldi; forse, pagato l'affitto del risciò qualche cosa rimarrà. Oggi ha anche mangiato qualche cosa per la verità, due samosa saporitissimi che gli ha lasciato in un cartoccetto il figlio di Banjul, prima di scaricarlo come ogni giorno davanti a scuola e un mezzo chapatti ancora caldo che una signora con un sari azzurro cielo, tutto bordato d'argento, stava buttando via, anche se poi non ha lasciato nemmeno una rupia di mancia e c'è stato pure lo spicciolo per un pan, il cartoccetto di foglia di banan con qualche pezzetto di noce di betel. Lo ha preso da Rajiv, un amico, lui li fa speciali, i pan e ci mette sempre anche un po' di spezia di una miscela segreta che faceva già suo nonno e quel gusto gli piace, cuoce completamente la bocca tanto è forte e gli fa sembrare quasi di avere la pancia piena. Se lo mastica e rimastica per tutto il giorno anche quando scruta i possibili clienti, da lontano e fa suonare il campanellino che tiene nella mano destra attaccata alla stanga, col bolo ruminato nel rigonfio della guancia. Lo tiene talmente a lungo che non si ricorda bene neppure quando se lo è messo in bocca. In fondo è bello non stare a pensare a queste cose e poi, quando finalmente si decide a buttarlo a terra con un gran sputazzo che colorerà il marciapiede di rosso vermiglio, non deve neanche stare lì a domandarsi se c'è anche un po' di sangue in mezzo. 

mercoledì 28 gennaio 2015

Camminare

Mandalay - Myanmar - novembre 2014

Camminare. Camminare per arrivare in un luogo, per cercare qualcosa o qualcuno. Per trovare il segno di se stesso o d'altri che ti ha preceduto. Camminare senza pensare. Camminare per partire, per andarsene oppure soltanto per non rimanere, a guardare quello che sta succedendo, quello che non riesci più a comprendere, a valutare, a scusare. Camminare per sentire soltanto più il rumore dei propri passi sulle assi di legno che suonano sorde al tuo passaggio. L'aria è limpida al mattino ad Amarapura. Qualche singhiozzo gracchiante di un cormorano che si tuffa nel lago e lo schioccare di un pesce d'argento che sparisce sott'acqua. Non si sente più l'eco dei passi sotto il ponte di tek. Camminare per non ritornare a vedere quello che può ancora accadere.

sabato 20 dicembre 2014

Reich millenari

Mrauk U - Myanmar - novembre 2014
Un vecchio monaco scende i gradini di quanto rimane delle mura del palazzo reale di Mruak U, un regno antico, potente, glorioso, che imponeva timore e rispetto in tutto il golfo del Bengala. Una cultura forte che ha saputo erigere centinaia di templi capaci di resistere ai secoli, alle intemperie, ai terremoti. Quando poi, la decadenza si insinua tra le pieghe delle mura, comincia con cura la sua opera di distruzione, dapprima lenta e quasi inavvertibile, poi a poco a poco, si fa largo, scrosta e poi scardina. Alla fine riduce in maceria. Della potenza trascorsa svanisce via via anche il ricordo. Rimane solo un piccolo villaggio di capanne di stuoia di bambù, qualche barca di pescatori sul fiume, qualche donna che ripete ogni giorno il rito millenario di andare al pozzo a riempire d'acqua un recipiente e tornare a casa, portandolo in equilibrio sulla testa, prima di accendere un fuoco di legni secchi per scaldare una zuppa di riso e chilly e un vecchio monaco che scende i gradini al fianco di un albero il cui seme era germogliato tra le mura, quando sembrava che il regno orgoglioso che dettava legge e spargeva bellezza tutto attorno, sarebbe durato per sempre.

sabato 18 ottobre 2014

Negozianti

In the road - Lighinga - Mozambico - settembre 2014
Scusate ma sono stato via e per la verità, sto per andarmene di nuovo e non è questione che mi sono stancato di questo paese, è che voglio sparare le ultime cartucce fin che ce la faccio. Comunque qui si parla di libero commercio e commercianti, perché se vuoi aprire un negozio di scarpe, non stai lì tanto a girarci intorno, ti dai da fare e apri il tuo business, poi non è detto che vada bene, ma intanto quello che conta è crederci. Si tratta certo anche di saper fare bene il proprio mestiere e anche di avere un po' di fortuna, però la gente passa e se ci sai fare, sorridi e parli col probabile cliente, magari quello compra. Se no alla sera fai su le tue cose e torni nella tua palhota a dormire fino al giorno dopo. Tanto tua moglie si sarà fatta anche lei quei sette od otto  chilometri per andare a prendere una tanica di acqua da 30 chili, quindi un bicchiere di roba da bere lo trovi e magari anche un po' di polenta bianca coi fagioli per buttar giù qualcosa di caldo. 

domenica 29 giugno 2014

Tutto è relativo

I giardini di Villa Ephrossi a Cap Ferrat - giugno 2014
Ma com'è che qualcuno ha deciso, un bel giorno, che i fiori sono belli e invece, che so io, le bucce di banana o le cacche dei cani per terra sono brutte? Chi ha stabilito che una cosa è un profumo e un'altra è una puzza? In questo mondo moderno abbiamo ormai compreso che l'assoluto è illusione e che il relativismo è purtroppo la dura realtà.  Bisognerà accettalo questo fatto, non c'è niente da fare, né da dispiacersi, è meglio stare a godersi l'ombra in un bel giardino sorbendo un cocktail alla frutta che non scavare al sole tra i rifiuti di una discarica. Pazienza, l'importante è l'accettazione.

lunedì 9 giugno 2014

Valle dei templi

Agrigento - Foto T. Sofi - maggio 2014

Ma 'sta gente, non aveva proprio niente da fare che scavar pietre, trasportar pietre, scolpirle, scanalarle e metterle una sopra all'altra? Che poi tanto un terremoto oggi, una guerra domani cascano giù e bisogna star lì a ritirarle in piedi e a farle combaciare come il lego. Chi li capisce è bravo. Proprio un mucchio di pietre e tutti che stanno lì a girargli intorno col naso per aria, facendo cenni d'intesa e scuotendo il testone e tante storie se solo lì dietro qualche disgraziato è riuscito con tanta fatica a mettere in piedi quattro stanze di cemento le une sulle altre che c'è la collina piena, almeno ci si va a dormire, no? E poi tutto quello spazio intorno vuoto con quattro piante e un po' di fichi d'India. Poi in Italia parlano di sprechi; e mi sa che non ci pagano su neanche l'IMU.

domenica 4 maggio 2014

Uscire dalla caverna?

Hang Sung Sot Cave - Vietnam - marzo 2014

E' una caverna fantastica, ci si sta davvero bene, al caldo quando fuori fa freddo, al fresco se fuori la temperatura si alza. E' come una protezione. Infatti ci sono un sacco di turisti che ci stanno da papi, tranquilli e beati, si son portati per tempo panini e acqua se hanno sete e anche seggiolini per riposarsi se sono stanchi, certo non vogliono dividerli con altri gruppi di lazzaroni che l'acqua l'han buttata tutta prima di entrare e il cibo lo han sprecato in tutti i modi. Dicono: - Prima almeno mettetevi a posto, fate vedere che siete gente seria invece di cantare a squarciagola e buttare le cartacce di pizza dappertutto-. Beh le loro guide son gente seria, mica puttanieri, beoti e comici che le scorte se le son mangiate ancor prima di entrare. Invece adesso stanno in mezzo a questi scioperati e si son vestiti da capipopolo che dicono che basta, bisogna uscire dalla caverna a tutti i costi così si sta meglio tutti, più presto si va fuori e meglio è! Così si svaluta del 30% e possiamo vendere meglio le nostre magliette sporche ai pescatori che stanno fuori. Magari non hanno pensato che i pescatori poi vogliono il 30% in più per i panini nel bar fuori della caverna. E il gruppone dei turisti, tutti pensionati con qualche risparmiuccio di tutta la vita da parte, bovinamente gli va dietro, sì sì svalutiamo del 30%. Forse non glielo ha detto nessuno che in questo modo la loro pensione e i loro risparmi vengono decurtati del 30% in un colpo solo e il prossimo anno in vacanza andranno al circolo La Casetta vicino al fiume a giocare a burraco.

sabato 26 aprile 2014

Funerali

Vietnam - marzo 2014
Hoi An - Cerimonia funebre























Sono due adolescenti vietnamiti bardati a lutto che partecipano alla cerimonia funebre di un parente stretto, probabilmente del nonno. Una còmpita nervosamente l'i-Phone, l'altro più distaccato, sceglie un brano dall'i-Pod. La sorellina più piccola ha abbandonato ormai stufa la biciclettina rosa. La famiglia è abbiente e la cerimonia, che avviene con tutta la famiglia nel cortile del negozio del defunto, è nel pieno del suo svolgimento. Il fatto che siano parenti stretti si deduce dalla benda che avvolge loro il capo per consentirgli di dare testate contro il muro per il dolore e la disperazione. Quantomeno questa è la prassi e il significato della bardatura. A parte il fatto che i-Phone, i-Pod e biciclettina sono tutti tarocchi cinesi, secondo voi li stiamo fregando psicologicamente?

domenica 6 aprile 2014

Stile architettonico

Saigon - febbraio 2014
Cosa ha in comune l'urbanistica del Vietnam e quella dell'antica Amsterdam? Eppure non mi sembra che ci siano state influenze dei Batavi da queste parti. Al massimo erano più in giù dalle parti dell'Indonesia. Invece anche a Saigon, ad Hanoi o in ogni parte del paese potete vedere che le case cono costituite da facciate di una sola camera con molti piani, anche una decina e che il resto della casa si prolunga nell'interno per una lunghezza che comprende diverse camere. Molto strano e poco funzionale, o no? Beh, direte voi, per forza, c'è poco spazio e dovendo costruire tra una casa e l'altra preesistente si è dovuta fare di necessità virtù. Niente affatto, a volte potete vedere in aperta campagna, una casa isolata costruita con lo stesso accorgimento, 5 o 6 piani larghi una camera, che si allunga nel campo dietro. Ve lo spiego io il busillis. Cari miei è solo una questione di IMU, argomento che è un po' passato in sottordine, dato che ci sono riforme ben più pressanti in ballo, oltre ai famosi 80 euro. Proprio così, i nostri amici vietnamiti pagavano le tasse sulla casa in base alla larghezza della facciata (come del resto gli abitanti di Amsterdam), ragion per cui secondo il principio della "pianificazione fiscale" che persegue la via di scegliere, qualora legalmente possibile, la strada per pagare meno imposte, hanno cominciato a costruire secondo questo principio. Facciate il più piccole che si potesse, espandendo la casa nelle altre due direzioni. Adesso la legge è cambiata, ma lo stile è ormai entrato nella mentalità. L'uomo diventa geniale, quando occorre non pagare e sfuggire ai tentacoli di Equivietnam!

sabato 29 marzo 2014

Religioni

Cerimonia Cao Dai - febbraio 2014 - Vietnam
L'inventiva umana non ha limiti, altro che software e sistemi di programmazione, è nella religione che si scatena davvero la fantasia. Alzi la mano chi ha già sentito parlare della religione Cao Dai? Eppure è la terza del Vietnam con quasi 3 milioni di fedeli. Un bel sincretismo che mette insieme al tradizionale culto antico delle ninfe del boschi, taotismo, confucianesimo e buddhismo come prima polpetta, poi siccome bisogna contentare tutti, c'è cristianesimo, islam e chi più ne ha più ne metta. Tra i santi si possono contare Giovanna d'Arco, Lenin, Shakespeare, Sun Yat Sen e dulcis in fundo Victor Hugo, raffigurato con tanto di aureola e nominato ambasciatore della propaganda religiosa all'estero. Il tempio è copiato come forma da una chiesa cattolica francese (come ovvio) con due bei campanili davanti e tutti i simboli religiosi possibili, cupole, draghi, fenici, con finale logo del grande fratello, un occhio che tutto vede. La cerimonia di mezzogiorno è molto suggestiva e i sai dei fedeli così accattivanti, comprese le acconciature che quasi quasi mi converto. Forse tra tre giorni esatti, numero magico.

lunedì 17 marzo 2014

Back to the future?


Posso mettere un selfie? (avete visto come sono aggiornato). Son tornato più carico che mai e trovo che tutto qui corre di gran carriera a una velocità che non pareva possibile. Se son rose... dirà qualcuno, qualcun altro chiatta di rabbia, perché ha sempre promesso e non ha mai fatto, altri masticano veleno perché si ruba loro la scena, altri ancora lividi di rabbia prevedono che intanto finirà tutto in cacca. Che bello tornare a casa e vedere che l'italiano è sempre uguale, completamente diverso da quello che gli stranieri immaginano bello e propositivo (infatti io vado in giro per il mondo a titolo di ambasciatore dimostratore). Invece è ipocondriaco, malinconico, disfattista e negativo e soprattutto gli piace parlar male di tutti i suoi connazionali. Dai sono carico come un violino, ho voglia di fare, intanto una bella pasta all'amatriciana, poi me ne vado a dormire, sono troppo stanco.

mercoledì 5 febbraio 2014

Telefonini

Ubundo - Tanzania - agosto 2014

Due parole in fretta prima di partire, che non vorrei che mi cancellaste dato che in effetti latito troppo. La comunicazione, si è capito ormai è fondamentale in ogni parte del mondo, più è povero e più è importante. Provate ad andare in un qualunque mercatino o stazione degli autobus laotiane, honduregne o tanzaniane e vedrete sia sedute su una latta di pelati davanti al banchetto della frutta, sia accucciate sul marciapiede aspettando che passi il bus, donne (ma anche uomini naturalmente), che son tutti lì a compulsare nervosamente il loro smartphone. Che intuizione magistrale quella di chi ha inventato il telefonino! Intanto io ho comprato un minitablet prima di partire, peccato che sono troppo dedigitalizzato e non riesco a sfruttarne granché le potenzialità. Mi dicono che serve per fare tutto, ma io ho i ditoni troppo grossi del contadino, abituato a dividere sementi e mi si impicciano un po' scivolando su 'sta superficie lucida, anzi direi anche già un po' unta. Ci sarà un'app apposta per restringermi le dita? Speriamo bene. A presto.

martedì 28 gennaio 2014

Libertà e indipendenza

Zanzibar - febbraio 2013
Ma a loro interesseranno le preferenze? Sono davvero importanti per la democrazia, come quella che ha portato a preferire Barabba a Gesù? O meglio ancora Fiorito? Eppure quel bel ragazzo in galabeja quasi bianca, ce l'aveva a morte con quei farabutti di Dar es-Salaam ladrona che pretendevano tasse a non finire sapendo solo suonare i bonghi, mentre loro, lì nella radiosa Zanzibar, si facevano un mazzo tanto per pagarle le tasse. Ne aveva abbastanza di quella unione forzata tra paesi diversi, non voluta dalla gente, che è quella che conta, basta, fuori dallo Scellino unico, portatore di disastri, mentre nella capitale sapevano solo far decreti per misurare il diametro dei manghi. Libertà e basta con tutti quegli scansafatiche che arrivavano di soppiatto dalla terraferma a togliere il lavoro ai residenti che da secoli se ne stavano tranquilli appoggiati allo stipite della case, al massimo facendo lavorare gli schiavi che si andavano a scegliersi loro, lì al mercato. Libertà o morte!

domenica 22 dicembre 2013

Auguri anche da me!

Kibaigwa - Tanzania

Per gli auguri a tutti gli amici e lettori del Tamburo, ho scelto questa immagine che mi ha mandato una cara amica, che il Natale e le altre feste comandate le passa da quelle parti a dare una mano. Forza Nina che mi hai insegnato che la vita non è affatto brutta come qualcuno vuol convincerti che sia e Auguri anche a te.

giovedì 12 dicembre 2013

L'odore del jackfruit

Jackfruit - Phnom Penh - Cambogia - aprile 2010

E' un frutto come gli altri, il jackfruit, con una scorza dura e brutta fuori e delizioso dentro, tipo il melone, come mi diceva un finto touareg, con aria profetica, al mercato di Goulimine, cercando di fregarmi appioppandomi a 100 dollari un "antico" pugnale della sua famiglia, che si trovava uguale ai banchetti del mercato ad un dollaro. Solo che puzza peggio di un tartufo e, come per il durian, altro frutto del sudest asiatico suo confratello, è addirittura vietato trasportarlo in treno. Ma perché la roba buona deve fare anche un po' schifo, o far male, o comunque devi sentirti in colpa perché la consumi? E' una specie di contrappasso dantesco o una punizione divina di tipo vagamente vessatorio, che vuole ricordarti che devi morire? Difficile venirne a capo, tuttavia datemi retta, se avrete occasione di mangiarlo, mentre vi mettere in bocca il boccone, si tratta di piccoli pezzi che si staccano da soli dall'interno della buccia, con l'altra tappatevi il naso, un po' come quando andrete a votare.