Il post parte da una domanda apparentemente banale di uno studente: "perché i dipinti dell'epoca Edo sembrano manga?" e Hiromaya spiega che queste stampe rappresentano il risultato di un’evoluzione avvenuta proprio all’interno delle limitazioni tecniche e materiali del Giappone dove si continuava a usare principalmente pennello e inchiostro di china (sumi), con l’aggiunta di pigmenti limitati.
Nel Rinascimento l'introduzione della prospettiva ma anche della pittura a olio che credo arrivasse dalle Fiandre, gli studi di anatomia, il chiaroscuro hanno proiettato l'arte verso la riproduzione realistica, mentre in Giappone, quello che in apparenza sembra uno svantaggio è diventato il punto di partenza per una direzione completamente diversa per esaltare il potere espressivo della linea. Usavano l'inchiostro di china e il pennello per suggerire, piuttosto che per mostrare tutto.
E questa considerazione è stimolante per riflettere su come la tecnologia sia andata a braccetto con l'evoluzione della pittura occidentale e di quella giapponese.
Ovviamente non sono in grado di approfondire ulteriormente la questione e aggiungo che queste "limitazioni" tecniche dell'arte giapponese erano anche scelte funzionali allo scopo delle opere di Hokusai, che dovevano essere opere a basso costo per scopi commerciali e divulgativi. E per questa considerazione, che forse falsa un po' il discorso del post originale, trovo, almeno dal mio punto di vista, abbastanza naturale che i manga moderni siano così simili a quelli che Hokusai stesso definiva manga (schizzi sparsi), mentre l'impatto della potenza espressiva di queste stampe ha ispirato il Japonisme e alcune opere di Van Gogh e Monet.
| Il ponte Ōhashi ad Atake sotto una pioggia improvvisa | |
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| Utagawa Hiroshige | Vincent Van Gogh |
| immagini da Wikipedia | |
Ma nulla toglie che gli artisti giapponesi fossero in grado di usare il minimo indispensabile di linee per far emergere forma, movimento, spazio e persino l’atmosfera.
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