martedì 6 settembre 2022

Acqua luce e gas

 Scusate, a questo punto sarete ormai stufi di leggere come si cuoce la pasta senza gas...

Molti di voi avranno detto (ho letto molti commenti del genere su Facebook) che il risultato dev'essere schifoso (ma ci avete provato?), che per cuocere la pasta l'acqua deve bollire forte, anzi a pentola scoperta (per forza, bollendo coperta l'acqua traboccherebbe!). Be', sicuramente sarete dei benemeriti delle aziende del gas. 

Personalmente, ho da vari decenni imparato a spegnere il gas prima della cottura completa per esempio delle patate bollite (provo con uno stecchino di legno, quando la parte più esterna è cotta e resta solo un "cuore" ancora duro, si può spegnere il gas, lasciando il coperchio ben chiuso, e aspettare). Anche con molte altre verdure si può risparmiare così, del resto le migliori pentole di acciaio triplo-fondo consigliano di cuocere con meno olio -o addirittura senza- e spegnendo il gas prima della fine della cottura: una buona pentola d'acciaio mantiene a lungo il calore, così come un fornello elettrico o in vetroceramica va spento prima della completa cottura perché resterà sufficientemente caldo.

Per quanto riguarda specificamente la pasta (e il riso bollito) avevo iniziato a usare il metodo di spegnimento anticipato in modo empirico. Poi, quando ho letto e fatto leggere a mio marito il metodo ufficiale, scientifico, suggerito dal prof. Dario Bressanini, ho iniziato a usarlo sempre, in modo più accurato, contaminuti alla mano.

Ma ci sono altri metodi con cui si può risparmiare il gas. Per esempio, molti credono erroneamente che l'acqua bolla prima su un fuoco molto vivace. Invece si scialacqua solo, perché la fiamma che supera il perimetro della pentola va sprecata. Qui un esempio perfetto di cottura sbagliata:


Personalmente, sto anche attenta al fornello che uso: se è nella zona troppo ventilata (ho una finestra abbastanza vicina al piano di cottura) c'è la possibilità che gran parte del calore venga sottratta e allontanata dalla pentola (come soffiare su una minestra calda). 

Qui in Canarias il gas si usa in bombole (di butano per lo più), non esiste una rete di distribuzione di gas "di città", ne usiamo una da 12,5 kg ogni 3-4 mesi (eppure cucino!). A gennaio di quest'anno l'ho pagata 17,75€ a giugno 19,55€, negli anni scorsi era alquanto meno costosa. Un'altra la usiamo per il boiler.



Poi, per chi ce l'ha, anche il boiler a gas può essere usato in modo più economico: c'è chi si fa la doccia lasciando tutto il tempo l'acqua che scorre, invece di chiudere il rubinetto mentre si insapona. (non parliamo poi -sono venuta recentemente a conoscenza di questo fenomeno- delle ragazze che usano il getto per raggiungere il piacere sessuale, sprecando nel tempo occorrente -una ragazza che conosco va avanti anche un'ora e mezza!- centinaia di litri di buona acqua potabile, oltre allo spreco di gas). Ecco, io sono come sapete perfida, però spero che nel futuro di queste donne arrivi il momento di dover bere acqua riciclata da qualsiasi origine, anche l'orina!

Sempre a proposito di acqua, spero che abbiate l'abitudine di lavarvi i denti con un bicchiere d'acqua o poco più: c'è chi non solo lascia il rubinetto ben aperto, ma copre lo spazzolino con 3 centimetri di dentifricio (come mostrano le pubblicità) che poi dovrà essere sciacquato - un mio amico dentista una volta mi insegnò che il dentifricio non c'entra nulla con la pulizia dei denti, che viene invece fatta dal movimento dello spazzolino e dall'acqua, e che in realtà lo si usa solo per il buon sapore e odore che dà alla bocca per cui ne basta una quantità grande quanto un chicco di mais.

Ho avuto da bambina e ragazzina la fortuna di dover imparare  a risparmiare l'acqua. In casa in città avevamo ovviamente l'acqua corrente, ma quando si andava dai nonni in campagna l'acqua doveva essere attinta dal pozzo in piazza (a manovella, poi divenuto automatico, bastava premere un bottone). Per attingere si usavano le brocche di rame: non ho provato a suo tempo a misurarle, a ricordo direi che dovevano contenere 6-8 litri ciascuna, salvo quelle piccole ad uso dei bambini -che così imparavano a non sprecare- di forse un litro e mezzo. Al peso dell'acqua c'è da aggiungere il peso della brocca stessa... era giocoforza non sprecare.

la brocca che usavo da bambina era così


brocca da adulti

Per lavarsi senza sprecare si usava una catinella di metallo (non come l'elegante esempio in porcellana della foto): una volta lavati viso e braccia l'acqua usata di trasferiva in un catino in terra per lavarsi i piedi, e infine trasferita in un secchio che gli adulti provvedevano a portare nell'orto per l'irrigazione, poiché all'epoca si usava il solo sapone, senza gel profumati o altro. Anche mia madre, in città, riciclava l'acqua della vasca da bagno per annaffiare il giardino.




 
Inutile dire che anche l'acqua di cottura della pasta veniva proficuamente riutilizzata: restava nel lavello di cucina in attesa dei piatti sporchi da lavare, per un primo risciacquo.

In ricordo di quei tempi, nella casetta in campagna ho chiesto e ottenuto un lavello di cucina a due seni, dei quali uno -collegato direttamente con un bidone esterno invece che con il pozzo nero- si usa solo per il lavaggio di frutta e verdura, in modo da poter riutilizzare tale acqua per annaffiare.
Qui si nota il tubo grigio proveniente dal lavello, che entra nel bidone nero sulla sinistra; non si vede, sull'altro lato del bidone, il rubinetto d'uscita a due dita dal fondo.


L'acqua piovana invece viene incanalata dai tetti e terrazze in una cisterna decisamente più grande (anche 20 m3 ovvero 20.000 litri!) che abbiamo trovato già costruita, qui usa molto.


E non parliamo dello spreco di elettricità! a parte l'enorme quantità che occorrerà produrne per le auto elettriche (che aiutino l'ambiente è una bufala criminale!), già ora se ne spreca anche in modo evitabile. Per esempio, quanti sono quelli che devono lavare delle tute da meccanico, unte di morchia, a 90º? non molti, credo. Per i miei pantaloni da lavoro nell'orto, ben sporchi di terra e vegetali, bastano 60º. Per lo più in ogni famiglia si lava biancheria da casa, camicie o magliette appena appena non più fresche, al massimo con qualche macchia da trattare prima del bucato con i prodotti appositi. Con le capientissime lavatrici d'oggi, è già difficile arrivare agli 8-9 chili, basta un bucato alla settimana a 50-60º più uno più piccolo (ma non tutte le lavatrici hanno l'opzione del mezzo carico) di tessuti sintetici, che si dovrebbero lavare a 30-40º, come dicono le etichette. Che poi, chi lava tutto a temperatura massima in genere è la stessa geniale persona col carrello del supermercato pieno di bottiglie da 4 litri di ammorbidente concentrato, quantità che dovrebbe bastare per tutta la vita ad almeno due famiglie (e solo per i tessuti sintetici), e che viene invece usata in poco più di un mese inquinando mare e falde acquifere...

Dico la verità: (sempre da perfida nera) non mi fanno molta pena le famiglie che "non hanno da mangiare" quando sprecano in questo modo. 

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