Come dicevo, sono molto testarda.
Perciò ho continuato a cercare una soluzione fattibile per poter produrre un panettone non solo mangiabile ma anche di aspetto decente.
Vista l'impossibilità di trovare in vendita le famose scorzette, ho seguito il consiglio di mio marito e me le sono fatte da me, con le nostre arance - e per soprappiù anche alcune scorzette di limone mezzo acerbo, sperando che rimanessero verdi, ma in realtà non si nota molto il colore diverso. Vabbe'.
Sono riuscita a trovare finalmente uno stampo della misura giusta, su Amazon. In pratica mi è venuto a costare meno dei famosi stampi di carta, e potrò riutilizzarlo finché sarò in grado di cucinare...
Qualche giorno fa, approfittando di una giornata abbastanza libera da altri lavori, mi sono messa all'opera.
Ho seguito la stessa ricetta dell'altra volta, con più attenzione al momento di aggiungere uvetta e scorzette.
L'impasto è lievitato fin troppo bene, come potete vedere.
Anche il fatto di essere così "nudo" senza lo stampo di carta dà al mio panettone l'aspetto di un fungo, ma pazienza, almeno non è venuto tutto storto.
L'ho fatto riposare e raffreddare, fuori dal forno spento per evitare che divenisse troppo asciutto, sospeso con spiedini d'acciaio - più resistenti di quelli di legno- dentro una grossa pentola (ho dimenticato di fare la foto).
Nel complesso mi è piaciuto, perfino mio marito ha voluto assaggiarlo.
Certo, tutto un panettone è troppo per me, una metà l'ho affettata e congelata per mangiarlo più avanti quando ne avrò di nuovo voglia.
Del resto, da domani avrò anche una torta al caffè da smaltire, però per questa mi aiuterà validamente mio marito: apposta per lui l'ho fatta con farina integrale di farro ben setacciata al posto della farina bianca, e l'ho indolcita con xilitolo al posto dello zucchero.
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| no, non è bruciacchiata, l'ho cosparsa di caffé liofilizzato |
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