martedì 27 novembre 2012

Le castagne



Ho fatto un poco di marmellata di una piccola parte delle nostre castagne. Quest'anno la siccità durata fino ai primi di ottobre (dall'ottobre dell'anno prima!) ha messo a rischio la produzione. Siamo riusciti però, dei nostri numerosi castagni, a irrigarne due o tre a sufficienza perché producessero un po' di castagne, non molto grosse ma pazienza.

Un po' le abbiamo fatte ballotte (lessate intere, con l'aggiunta di un pizzico di sale e qualche foglia d'alloro), altre come caldarroste, ma la preparazione che piace di più a mio marito è la marmellata # (anche i marron glacé, che qui non si trovano in vendita, ma glieli faccio negli anni in cui ottieniamo castagne belle grosse).

Ê di lavorazione un po' laboriosa, ma per il proprio amato bene un piccolo sacrificio si può fare...





Incomincio con il togliere la buccia esterna. Questo serve anche a controllare che siano tutte sane. Poi le peso, e per ogni chilo di castagne mezzo mondate calcolo 1,400 Kg di zucchero.


Le metto a lessare in acqua, fino a che la pellicina si stacchi bene, ma senza che cuociano troppo altrimenti diventa difficile pelarle (si sbriciolano). Con pazienza (devono restare sempre in acqua perché la pellicina non si secchi e si riesca a toglierla) si pelano bene. Fin qui il procedimento va bene anche per i marron glacé, ma per la marmellata non importa se le castagne si rompono un po' mentre si mondano.


Una volta pulite tutte il più possibile si rimettono a bollire con acqua pulita e si fanno cuocere bene, finché si possano rompere con la forchetta.


Allora, sgocciolandole dall'acqua, si passano con lo schiacciapatate. C'è chi preferisce usare il frullatore a immersione, ma rimangono troppo bagnate e occorre poi fare asciugare il passato al fuoco, mescolando continuamente.

Con il passato di castagne così preparato si può fare un altro dolce, il “montebianco”, che ha delle varianti secondo i gusti: a noi piace con il passato al naturale, ammassato a forma di cupola che si ricopre con una generosa porzione di panna montata dolcificata. C'è chi preferisce aggiungere all'impasto zucchero e anche cacao prima di formare il “monte”.



Una volta passate tutte le castagne, in un contenitore fondo ma anche ampio, si aggiunge lo zucchero. Dopo pochi minuti si inizia a mescolare pian piano, fuori dal fuoco.






Noterete che a mano a mano l'impasto diventa molle e poi semiliquido: nulla di strano, lo zucchero (saccarosio, formula C12H22O11) si sta dividendo in acqua e carbonio! A tutti è noto che mettere al fuoco un po' di zucchero asciutto mescolandolo mentre cuoce serve per fare il caramello liquido, se si esagera con la cottura brucia diventando carbone, una volta evaporata tutta l'acqua.


Noterete anche che il colore del preparato è marrone chiaro.


A questo punto occorre portare lentamente a bollore e si lascia sobbollire a fuoco basso circa 30-40 minuti, sempre mescolando.



Nel frattempo la marmellata scurisce prendendo il tipico colore.











Poi si fa la prova del cucchiaio (un cucchiaio di metallo deve uscirne velato) e infine quella del piattino: un po' di marmellata depositata su un piatto inclinato deve rimanere dov'è, senza scivolare giù.



Alcuni sono fautori di aggiungere a questo punto un po' di estratto liquido di vaniglia (poche gocce!) o una cucchiaiata di rum, ma a noi piace al naturale.


Fatto! A riempire i barattoli!
Se ne avanza un po' da mangiare subito, appena fredda, meglio.


Sì, perché a differenza delle marmellata di altra frutta non va lasciata “maturare”, è pronta subito, purtroppo però non ha la serbevolezza delle altre, va mangiata entro pochi mesi, anche se si ha l'accortezza di sterilizzare bene i barattoli dopo riempiti.
Si può usare anche per la preparazione di vari dolci (ad esempio, dare un cuore dolce al “montebianco” non dolcificato, oppure farcire una torta al cioccolato ecc.)

# il nome corretto di queste preparazioni è confettura, ma è una parola che a me non piace, non la uso.

lunedì 26 novembre 2012

Indiana Juhan e l'EnviPark

 L'avevo anticipato, quasi promesso e allora ecco il resoconto dell'avventurosa esplorazione dove nessun Uomo Bianco era mai giunto.
Va detto che manca parecchia roba: avevo un appuntamento, ero quasi in ritardo e allora non ho fotografato tutta la prima parte.
Non so se avete notato come lo spazio-tempo sia diverso se si è in auto o si usano i bus. E a proposito di bus ho ripreso il 52, dopo più di 40 anni (andavo a scuola lì vicino), il bus c'è ancora, da-a come allora ma è cambiato il percorso, dimmi tè, l'evoluzione, panta rei (sì volendo potrei scriverlo in greco ma non esageriamo).


È tutto un cantiere, la mappa di sopra non è più buona, insomma mi sono messo a esplorare.


Sembra di essere da qualche altra parte, mai visto cose così qui.


Cambia anche quello che c'era già.


La Dora, negli ultimi tempi (diciamo 150 anni) hanno continuato a lavorarci, a deviarla, a fare e disfare.


La sopraelevata è sparita, ecco quello che resta dei pali.


Lì li stanno demolendo. Qui sono stato raggiunto da un signore della mia età: "Doctor Livinston, I suppose". "No sir, Juhan from Pioobes. Nice to meet you". "Ah, mi sun dla Venarìa...".
Insomma ogni tanto viene a vedere come procedono i lavori. Per quelli di fora per noi La Venaria ha sempre l'articolo come L'Aquila, La spezia, Las Vegas, Los Angeles e Den Haag (anche se io preferisco dire 's-Gravenhage).


Da vedere ci sono parecchie cose, la foresta riconquista il territorio che pensava perso.


Vicino a questo canale un bambino piccolo osservava i pesci, la mamma quasi sul preoccupato (non ho avuto il coraggio di fotografarli).

E finalmente ecco il Tempio Perduto che stavo cercando


con tanto di pittura parietale, ottimo stato di conservazione e ottime speranze di riuscire a decifrare i geroglifici, mi sembra di ricordare qualcosa di simile, visto da qualche parte, ci devo pensare su.


Cammina e cammina torno verso la Civiltà.


C'è anche la mappa, sono salvo, torno a casa e pianifico un'altra esplorazione: il mondo è grande. Parecchio (specie se si usano i mezzi pubblici).

sabato 24 novembre 2012

I tre setacci di Socrate

Un giorno Socrate, mentre stava passeggiando con Pico, venne raggiunto da un uomo che gli corse incontro gridando "Socrate ti devo dire una roba del tuo amico che..."
"Fermo lì", lo interruppe Socrate, "la storia che mi stai per raccontare l'hai passata ai tre setacci?"
"Tre setacci?" chiese l'uomo, "quali setacci?"
"Vediamo" disse Socrate.
"Il primo setaccio riguarda la verità, hai esaminato se il fatto che vuoi raccontarmi è vero?" disse Socrate.
"Hmmm, no, l'ho sentito dire" rispose l'uomo.
"Ah! bene, allora hai usato il secondo setaccio, il setaccio della bontà?" chiese Socrate. "È qualcosa di buono quello che stai per dirmi?"
"Ehm no, al contrario" rispose l'uomo.
"Hmmm" disse il saggio "usiamo allora il terzo setaccio, è necessario che tu mi dica quello che sei così voglioso di raccontarmi?"
"No, non è necessario"
"Bene" disse Socrate con un sorriso "se la storia che sei così voglioso di raccontarmi non è vera, buona o necessaria, dimenticala semplicemente e non seccarmi con queste cose".


Tradotta quasi onestamente da qui: The three sieves of Socrates, anche se il sito ha idee un po' diverse dalle mie, non è pastafariano (ma potrebbe esserlo).
E poi l'ho fatto perché andando in cucina per un caffè ho trovato Nonna (la mia mamma, adesso si chiama così), sua sorella e un'altra vicina che stavano guardando "La Vita in Diretta" e commentavano a voce talmente alta che mi sembrava litigassero. Si parlava dei fatti di Avetrana.
Sono stato parecchio indeciso se usare setaccio, filtro o crivello. Crivello si capirebbe?

CATurDOG - 17


Siamo arrivati all'ultimo giro di questa nostra rubrica:  come abbiamo annunciato terminerà con il numero 20, vi abbiamo dato tempo per abituarvi alla brutta notizia perchè ci dispiaceva troncare di netto senza  un saluto.
Non metto commenti alle foto, parlano da sè.









Le 6 domande - come la vedo io

Confesso di non aver letto quasi niente. E poi si sa sono disallineato con lo Zeitgeist, parecchio. Ma qualcosa voglio dire anch'io.


Intanto ancora una volta le donne non hanno saputo / voluto / potuto presentare qualcuna sensata: dai dobbiamo pensare che siano rappresentative della categoria Binetti, Carfagna, Moratti, Minetti, Polverini, Fornero?

Va dato atto a Matteo Renzi di aver creato un grande interesse per lui, le primarie e lo schierameno anti clero-fascio-berlus-leghista.
Tabacci è preparato e clericale ma non credo sia rappresentativo, anche Vendola (pessimi i manifesti, tra l'altro). Resta Bersani. Che a me non dispiace (ve l'ho già detto, rileggete la prima riga).

Ah, sì, le 6 domande: nessuno è soddisfacente, nessuno si becca la sufficienza. Tanto, al solito, saranno altri gli argomenti decisivi.
Io continuerò a prendermela con i meopatici e gli antiGM, ma da vecchio brontolone à la "mala tempora currunt".

Poi tutto si deciderà come deciderà il dinamico duo Bertone & Bagnasco, per non pagare l'IMU (anche se ce lo chiede chiederebbe l'Europa) e continuare a avere privilegi a scuola e dappertutto.

A proposito  Crocetta (il neo governatore siciliano, vincitore grazie alle divisioni della massa clientelare / parassitaria e all'astensione polemica della Mafia) propone Zichichi ai Beni Culturali --quel Zichichi, Antonino.

Ecco, va a finire che tra qualche mese noi avremo, al posto di Profumo (e chissà se cambierà qualcosa) Giampaolo Giuliani, quello dei terremoti, piace a Beppe Grillo. O, come soluzione di ripiego Paolo Fox, sempre che non si riesca a coinvolgere Lui, tutto il mondo ce lo invidia, chissà se vorrà bere l'amaro calice, Roberto Giacobbo.

Ricordo a tutti cos'è capitato al prof.Rugini, grazie al verde Mario Capanna.
Ecco noi siamo quel paese lì.

venerdì 23 novembre 2012

Dal mio punto di vista: 5 x 6 - parte 2ª


Vi ricordo che sono una profana sia per quanto riguarda le scienze sia per la politica, il mio commento sulle domande e relative risposte apparirà inevitabilmente naïf.

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?
2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?
3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?
Accomuno queste tre domande perché sono quelle le cui risposte sono più fumose. Tutti d'accordo (ci mancherebbe altro!) sull'inadeguatezza dei fondi per la ricerca in percentuale sul PIL, ma non è chiaro come intendano rimediare, a parte gli sgravi fiscali ai privati che intendano sovvenzionare la ricerca (Renzi) o il reperimento dei fondi, oltre che dalle agevolazioni fiscali ai privati, anche attraverso la riduzione del finanziamento ai partiti (il prolisso Tabacci). Nel complesso però su questa domanda molta aria fritta, visto da una persona pragmatica come me.

Anche sulla seconda domanda, tutti (a parte Tabacci) d'accordo sull'eccessiva cementificazione, per questo Bersani e Puppato sono contrari ai condoni edilizi. Bersani pone l'accento sulla messa in sicurezza delle scuole. Nessuno parla del coinvolgimento dei cittadini attraverso una educazione del territorio (conoscenza del proprio territorio, evitare disboscamenti e cementificazione, costruire con criteri antisismici e in luoghi non soggetti per loro natura a inondazioni, infine educare ad affrontare l'eventuale pericolo, per esempio con simulazioni collettive sul tipo di quelle che si fanno – o facevano – nelle scuole).

Sulla terza domanda credo che la risposta corretta, al di là del fatto che una politica efficace sul cambiamento climatico possa essere solo a livello mondiale, sia puntare quanto più possibile sulle energie rinnovabili dette anche alternative. A me è piaciuta di più la risposta di Vendola, benino Bersani, Puppato e Renzi, Tabacci bla-bla.

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?
C'è chi dice che la dicitura corretta è terapie complementari. Finché si parla di osteopatia, riabilitazione motoria ecc. sono d'accordo, sono complementari: non so adesso, ma un tempo erano dispensate dal SSN, mi sta bene che lo siano perché fanno parte della terapia consueta, accettata per la sua efficacia. Anche la frazione efficace della fitoterapia viene già ricompresa nell'allopatia, spesso è alla base di un farmaco.


Se iniziamo a parlare di fiori di Bach, omeopatia, ecc. chiedo: allora perché non inseriamo anche i riti vudu? Perché non si pagano le operazioni fatte con le mani dai guaritori filippini? C'è chi ci crede, c'è chi dice di averne tratto beneficio... o almeno se ne è convinto, salvo poi dover ricorrere in extremis alla medicina e chirurgia tradizionale. Del resto, chi si cura il cancro col bicarbonato tutto sommato non spende un gran che, se lo compra al supermercato invece che dai guaritori...

È da notare che sono molto critica nei confronti della medicina allopatica, ne ho parlato più volte in questo blog e altrove. Infatti, una parte troppo notevole dei medicinali allopatici ammessi dalla farmacopea ufficiale si dimostra alla resa dei conti o poco efficace (un personaggio con cui ho discusso in Facebook asseriva che il suo farmaco era ottimo, e che lo stava prendendo da 20 anni, mi deve ancora spiegare in cosa consista l'efficacia...) o addirittura pericoloso e deve essere ritirato dal commercio, non senza lasciare dietro di sé parecchie morti o invalidità gravi. Questo si deve all'approccio animale, quanto mai fallace, alla sperimentazione. Non sto qui a ripetere quanto detto da me in 4 post precedenti (**), del resto basta cercare e se ne trovano centinaia di dimostrazioni.

Alla luce di quanto sopra, che io difenda l'allopatia nei confronti dell'omeopatia può apparire contraddittorio, il fatto è che nonostante tutto molti farmaci allopatici, soprattutto quelli basati sulla tradizione centenaria o millenaria (quindi testatissimi clinicamente!) ma perfino, casualmente, un buon numero di quelli testati su animali, sono effettivamente efficaci, e alcuni anche abbastanza innocui. 
La sola innocuità dei prodotti (mi rifiuto di chiamarli farmaci) omeopatici non è motivo sufficiente perché il loro costo venga a ricadere su tutta la comunità, quando è ormai dimostrato e stradimostrato che non sono efficaci  -per non parlare del resto dei rimedi alternativi.  Il solo effetto placebo non mi pare un motivo valido per il finanziamento.

Pertanto, promosso Bersani (che parla anche di controllare la spesa sulla medicina tradizionale), bocciata irrimediabilmente Puppato, Renzi mi è parso un po' “cerchiobottista”, Tabacci, per una volta scarno, accetterebbe il finanziamento di queste “medicine alternative” una volta inserite nella farmacopea ufficiale previ test di efficacia (non glie l'ha mai detto nessuno che già esistono le prove della non-efficacia?), anche Vendola chiede dimostrazioni di efficacia ma non si pronuncia chiaramente sul finanziamento.

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?
Questa domanda ormai  mi interessa direttamente solo per quanto riguarda il testamento biologico.
Per la fecondazione assistita però opino che la normativa dovrebbe adattarsi a quella europea, soprattutto dovrebbe permettere non solo la fecondazione eterologa ma anche la scelta a priori dell'embrione da impiantare: come donna posso ben immaginare cosa rappresenti per una madre in attesa la notizia che il feto ha malformazioni o malattie genetiche. 
D'accordo, esiste l'aborto terapeutico, ma è sicuramente straziante per una madre dover uccidere il figlio in fieri per il suo bene, mentre un embrione è ancora solo un'ipotesi di figlio (quanti embrioni prodotti sia con fecondazione assistita sia con la naturale non arrivano neppure a impiantarsi nell'utero, quanti si riassorbono prima di arrivare allo stadio di feto?). 
Su questo argomento i cinque candidati sembrano tutti sostanzialmente d'accordo sulla necessità di revisione della legge.

Javier Bardem in "Mar adentro"
Per il testamento biologico invece i pareri sono discordanti. Io per me desidererei la possibilità di stilare un testamento biologico, da depositare se è il caso presso un notaio a tutela dei medici, che definisca in modo univoco le mie volontà nel caso in cui non sia più in grado di esprimerle, sia per quanto riguarda le cure palliative, sia nei riguardi dell'accanimento terapeutico, sia infine per l'aiuto attivo, leggi permettendo, a terminare la mia vita. 

Mi rendo conto che siamo ben lungi dal legiferare a favore dell'aiuto attivo (l'eutanasia attiva), ma mi aspetto e auguro che ben presto sia codificato almeno l'aiuto passivo, ovvero l'evitare l'accanimento terapeutico, compresa la nutrizione forzata. Bersani e Tabacci esprimono chiaramente il loro rifiuto all'eutanasia attiva, ma l'unico dei cinque che rifiuta anche il testamento biologico (parla solo di opinione -immagino non vincolante per i medici- del paziente, quindi ancora in grado di esprimerla) per evitare l'accanimento terapeutico è Tabacci: bocciato.

(**)
http://tamburoriparato.blogspot.com.es/2012/03/chimica-salvavita.html
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http://tamburoriparato.blogspot.com.es/2012/05/cani-gatti-criceti-e-bufale-il-modello_07.html
http://tamburoriparato.blogspot.com.es/2012/05/cani-gatti-criceti-e-bufale-il-modello.html