giovedì 5 aprile 2012

Il disco rotto, la pioggia e la vera fede


Martedì è successo un fattaccio: il mio 'puter mi ha detto che non si sentiva tanto bene. Era tardi, gli ho detto "per oggi basta parei, ci vediamo domani mattina".

Invece no! Ieri era peggiorato assai, non riusciva a bootare! Il disco! ecco lo sapevo, meno male che ho fatto il back-up (un po' di tempo fa). Ho preso il Sadem (il pullman lo chiamano tutti così, io non lo sapevo ma adesso che lo so mi adeguo) delle 10:07 (partito puntualmente con 10 minuti di ritardo) e sono andato a comprare un disco nuovo. Pioveva, non tanto ma quella pioggia fastidiosa che sarebbe meglio che non ci fosse in quel momento e posto lì.



OK, fatto tutto in fretta, riesco a prendere il pullman Sadem delle 12:05, vado al capolinea che è lì vicino. Manca ancora mezz'ora, c'è tempo e una pensilina, dall'altra parte della strada, quasi vuota, solo un ragazzo che gioca con l'aifon. Vado, mi siedo e capisco tutto: c'erano in agguato due Testimoni di Geova! Anziani, vestiti bene, addirittura con la cravatta. Credo siano sempre i soliti.



"Possiamo farle una domanda?"
"No"
"Perché vede noi in questo mondo..."
Adesso li frego (come si vedrà non è vero, ci sono cascato): "Non è che questa pioggia è l'inizio di un nuovo diluvio?"
"No perché, vede, dopo il diluvio il Signore ha fatto un patto..."
"Si è accorto di aver fatto una cazzata (1)?"
"No ma ha detto che..."
"E questa gente che va in giro senza ombrello! Cosa dice la bibbia dell'ombrello e di quelli che vanno in giro senza quando piove?"
"L'argomento è trattato in vari passi..."


Ecco io a questo punto non so ripetere perché non sono stato attento. Sua Pastosità il Prodigioso Mostro Volante degli Spaghetti -sempre sia condito, RAmen- che da adesso indicherò come FSM (RAmen) mi ha toccato con la sua Pastosa Appendice e mi ha instillato nella mente che se Lui volesse che qualcuno andasse in giro a rompere i coglioni (2) come fanno questi quel giorno non farebbe certo piovere, o troppo caldo, o troppo freddo. No di certo! Ecchecatso! (3)


Ma FSM non è dell'idea che andare in giro a rompere le balle (4) a chi aspetta il pullman Sadem alla pioggia sia una gran bella cosa, Lui è superiore a queste cose, o comunque se ne frega.
A questo punto mi sono accorto che i due evangelizzatori mi stavano guardando, dovevo essere entrato in stato di estasi a contemplare il Pastafarianesimo. Allora gli ho detto, senza salutare:
"Uh il pullman!" (5) e me ne sono andato ad aspettare dall'altra parte della strada.

Ma uno come me quanti punti farebbe per un Testimone di Geova? Se poi sapessi come fare per non attirarli in questo modo sarebbe anche meglio.

Quando sono salito sul Sadem l'orologio dello stesso segnava le 20:53, anche se erano le 12:10, secondo il fuso orario dell'Europa Centrale, ora legale, quella che il mio 'puter indica con CEST.


Ah! sì, il 'puter è quasi a posto, poi vi racconto.


Siccome in questo post si parla diffusamente di FSM conviene chiudere in modo appropriato:
W la Pasta, W la Salsa, RAmen.


Note:
1: scusate il francesismo.
2: scusate il francesismo.
3: facciamo che questa nota vale per questo e tutti gli eventuali francesismi che mi vengono, sapete com'è, l'argomento li attira come le mosche il miele.
4: ecco, vale la nota 3.
5: non so se sanno che si deve dire Sadem.

mercoledì 4 aprile 2012

Fiori


Voglio condividere con voi la bellezza di alcuni fiori. Tutte le foto le ho fatte in questi ultimi giorni, su nel mio terreno in montagna (collina?), per riposarmi tra un lavoro e l'altro.
Incominciamo con questo papavero appena uscito, con i petali ancora raggrinziti: qualche ora dopo li aveva già distesi bene. Non fa tenerezza?



Poi un po' di alberi da frutto misti (i meli no, apriranno i fiori più avanti).

pompelmo

aguacate

arancio



Ha ancora i frutti tardivi della precedente fioritura










alchechengi

boccioli chiusi di fico d'India

Per fortuna si estirpano facilmente: ho fatto l'errore di portare una bustina di semi dall'Italia per far una sorpresa  a mio marito, e ora si sono diffusi ovunque.











I fiori aperti sono simili a tutti i fiori di piante grasse.
melo cotogno

nettarina

pero 
altro pero (o lo vogliamo chiamare Pico, eh, Juhan? per evitare gelosie)

ciliegio

Ogni anno questo ciliegio fiorisce stupendamente, ma non abbiamo mai visto una ciliegia, se non a uno stadio per così dire embrionale. Ce l'hanno venduto come Burlat, varietà autofertile, ma a quanto pare non è così. Abbiamo anche provato a piantarne altri, per l'impollinazione, ma sono morti. 
prugno 
altro prugno con panorama verso nord (mare)

e infine
pesco (in primo piano vigna)
Ma sì, dài, altri due fiori:

anche l'umile prezzemolo merita una foto
Questa pianta non so come si chiami. qualcuno la conosce? per le dimensioni, tenete conto che gli steli più lunghi di colore verde polvere sono di garofano.

la bella misteriosa










martedì 3 aprile 2012

Largo ai giovani, dai, pota!

L'amico Gianluigi --attento, te non sei mica indigeno e vai a spasso per Milan, lo so, fa tensiun!

OK, scusate, dicevo l'amico Gianluigi non ci credeva a questa foto


 eppure è ufficiale, presa dal loro giornale



che trovate qua: http://www.funize.com/La_Padania/2012/4/2

E comunque è una cosa disumana costringere il senatur a continuare a tirare lü la carretta. Vero che continua a non esserci una Padagna libera e indipendente, con i padagni tutti fratelli sul libero suol (cit.) (Gianluigi ti nascondo io, promesso).

E c'è chi se ne approfitta. Per esempio pare --pare nèh-- che il Francesco Belsito abbia fatto una cosa da romano.


Io per adesso non ci credo, sarebbe in ogni caso una cosa non bella ma poi in queste condizioni (cundissiun): niente in confronto al classico rubare caramelle a un bambino, qui c'è di mezzo un rimbambito. O comunque suonato forte.


E pensare che ci sono le giovani generazioni!

Renzo, il Trota ha già dimostrato ampiamente di saperci fare.


in diverse occasioni, te'l chi


e chi


ma c'è anche Roberto, più giovane ma si sta facendo


Dai papi, largo ai giovani, pota!


Te ti ritiri a Gemonio, tranquil, tanto düra minga (non è che te lo auguro, per me ti vorrei eterno, come i diamanti).


Ma non frequentare più certe compagnie


O la gente comincerà a pensare che sei come Rutelli, quello di Roma.

lunedì 2 aprile 2012

Una storia d'amore olandese: il colpo di fulmine


Nel mio post precedente ho fatto riferimento al Fanatico: l'uomo silenzioso che ama indossare calzini bianchi di spugna sin a metà polpaccio e pantaloncini aderenti di tessuto lucido fosforescente sino a metà coscia, mostrando così all'intera popolazione (senza pudore e senza timore) un fitto strato di peli che si stende sulla gamba nodosa.

Nonostante ciò la leggiadra presenza del Fanatico sulle lunghe fietspaden color mattone olandesi suscita sospiri di ammirazione. Il suo mezzo viene domato con sapienza, richiamando remoti saperi tramandati da antiche tribù cavaliere di origine germanica.

La capigliatura leggermente scombussolata dal vento incornicia il viso del Fanatico che mai vedrete contrarsi in una smorfia di fatica. Lui, quasi sempre di sesso maschile, ha l'allegria di Johnny Deep in "Edward mani di forbice" e la loquacità di One-eye in "Valhalla Rising". E' chiaro che al posto di un paio di mani meccaniche egli si ritrova un'intera bicicletta attaccata al sedere.

Insomma non appena giunta in Olanda ho capito la mia vera vocazione: sarei diventata una "Fanatica".

Una volta trovata la mia bicicletta ideale mi sarei trasformata anch'io in una donna robotica, proprio come Edward: metà carne metà bicicletta. Galoppando sul mio mezzo con abilità e fierezza la gente mi avrebbe allo stesso tempo temuta ed ammirata. Le mie due ruote-gambe hi-tech mi avrebbero accompagnato ad esplorare qualsiasi angolo recondito della città.

Avrei danzato sulle piste, curvato con un colpo di anca e frenato con un'abile movimento di pedali. Si, perchè per frenare con le biciclette olandesi non si usano le mani, che potrebbero essere impegnate in altre mille attività, ma i piedi. Ruotando i pedali nel senso contrario a quello di marcia la ruota rallenta.

Il colpo di fulmine

L'estate non era ancora terminata che dal mare già soffiava il freddo vento autunnale. Io mi ero da poco trasferita ad Amsterdam e quel giorno decisi di andare al supermercato più vicino per vedere se vi era affisso qualche annuncio nel quale si proponeva la vendita di una bicicletta.

Lungo la strada la vidi per la prima volta. Piccola e bassa esattamente come me. Me ne innamorai a prima vista. Era chiaramente di seconda mano, il parafango anteriore era spezzato e le barre di ferro che lo avrebbero dovuto fissare al mozzo della ruota non ne volevano sapere di stare al loro posto. Il sellino sembrava esser arrivato direttamente dalla cave di pietra di Bagnolo Piemonte tanto era duro. Entrambe le luci, obbligatorie nelle lunghe notti invernali, ovviamente non funzionavo.

Era perfetta!

Un cartellino arancione, che conservo ancora con gelosia, indicava il suo prezzo:59 euro.
Chiesi al commerciante di farmela provare feci un imbarazzante giro dell'isolato, notai che era dotata di tre marce. Ignoravo il loro funzionamento ma ero fiera di quei tre numerini posti sul parte destra del manubrio. Lei era incredibilmente docile e gentile: la comprai senza esitazioni.

Era la mia prima anzi primissima bicicletta se escludiamo quelle affittate raramente al parco del Valentino durante gli anni Novanta quando scendevamo dalla provincia per passare la domenica pomeriggio e quella rubacchiata di tanto in tanto a mio fratello minore, usata esclusivamente nella zona garage del condominio su obbligo di mia mamma.

Secondo la legge implicita che vige nelle famiglie numerose come la mia, e quando dico numerose faccio riferimento a numero di fratelli compreso tra i 5 e i 9, il fratello minore dovrebbe essere colui che eredita volente nolente i giochi e i vestiti dei fratelli maggiori.
Io una bici non l'ho mai avuta, così come i miei fratelli maggiori, come è possibile che mio fratello piccolo ne avesse una?

Alla prossima puntata!

Serena

Ortodossia locale


Adesso mi è passato ma negli ultimi giorni sono stato arrabbiato con il mondo intero. No con una piccola parte di esso, un solo membro della comunità degli umani, per la precisione.
Adesso mi è passato, forse sono solo permaloso. Da noi permaloso si può dire sia permaluus che muschin. Muschin (moschino) mi piace di più anche se non riesco a capire la metafora. OK, non c'entra con la storia che vi voglio raccontare.


Nel mondo dei 'puters c'è chi sa come fargli fare le cose più varie, anche balzane, i programmi che poi tutti (o parecchi o qualcuno o anche solo chi l'ha fatto) usano. Come il browser, Word, Excel, quello che usate voi.
Ecco questi si chiamano i programmatori perché quello che scrivono si chiamano programmi. A volte invece di programma si dice script ma è una sottigliezza che qui non c'interessa. Io tempo fa avevo fatto uno script simpatico, che funziona. Funziona talmente bene che l'ho dato a un mio amico, lo usa anche lui. Ora questo mio amico salta su con l'idea di modificarlo per fargli fare un'altra cosa ancora, simile a quelle che già fa ma in qualche modo diversa.
E un po' si perde. Non per colpa sua: i programmi si fanno usando linguaggi e di questi linguaggi ce ne sono migliaia. Quelli usati davvero oggi sono molto meno ed è normale che un programmatore ne padroneggi bene uno, due o tre. Raramente di più, come per le lingue: di solito se ne usa una sola, qualcuno a casa o in locale usa un dialetto; poi è bene conoscerne qualcun'altra, di solito meno bene.
Con i linguaggi di programmazione capita un po' come le lingue, ci sono delle regole grammaticali da seguire e linguaggi appartenenti alla stessa famiglia hanno regole simili (pensate a italiano e francese, per dire). Oggi è normale usare un linguaggio simile al C, per esempio Java. Il mio script è scritto con un linguaggio mooolto diverso dal C. Ed è un linguaggio che si presta all'anarchia, ne esistono moltissimi dialetti, tutti simili ma non uguali. Io uso il dialetto migliore perché è bello, semplice, piccolo, veloce, esiste per diversi sistemi operativi (come Windows e Linux).


Allora, tornando a noi, il mio amico mi manda una mail con il suo script che non funziona chiedendo aiuto. Era una cosa semplicissima, bastava non ragionare in C, un po' come se uno traducendo dall'inglese dicesse "il sua libro" perché il libro è di Lalla.
La cosa era talmente bella che mi son detto "perché non ci faccio un post?" su OK, panico, l'altro mio blog, quello noioso.
Detto fatto, ho costruito uno script minimo con l'errore del mio amico e ho raccontato tutto in modo piano, didascalico, in modo che lo capisse anche uno come me.


Immediatamente sono stato redarguito. Non da uno qualunque ma da un Übergeek, un evangelizzatore di questo linguaggio, uno con cui ho già avuto contatti in passato, che stimo moltissimo. È come essere sgridati da Napolitano in persona!
E, in astratto o se si fosse rivolto a un altro, avrebbe avuto tutte le ragioni. Vi riporto cosa ha detto:
Not mysterious really. The behaviour of the comma is well-documented in both the reference manual and the introduction [...]
Siccome ha commentato di sera (e io che mi alzo alle 6 del mattino perché così ha deciso Pico a quell'ora non sono più attivo) ha risposto Giuseppe (grazie!), salvandomi.

Sì perché "e leggere quel c***o di manuale!" non so quante volte l'ho detto e me lo sono sentito dire. Esiste anche un acronimo "RTFM - read the fucking Manual".

Anzi dirò di più: il manuale si deve conoscere come il catechismo. E risolve ogni controversia: Marco Tullio diceva che i pitagorici usavano "ipse dixit", "l'ha detto lui" (Pitagora). Chissà perché i greci dicevano questa frase in latino, mystero.
E poi il manuale, essendo scritto, si dovrebbe dire "ipse scriptum est".

Ma davvero secondo voi sono moschino?



Ma te pensa! ho googlato per il logo di newLISP e a pagina 2 indovinate chi c'è? sì Pico! Lo so che ormai Google mi conosce e mi personalizza i risultati ma non me lo sarei mai aspettato. Non è che per caso sono ripetitivo?



El plátano canario




...ovvero la banana di Canarias.
Purtroppo, in questi quindici anni, abbiamo visto molti cambiamenti nella coltivazione delle banane. Prima erano quelle tipiche, un po' più piccole, non molto “cicciotte”, con la polpa leggermente giallo-rosata, non biancastra, e dolcissime, e saporitissime...
Poi, sapete com'è, le regole del mercato!
Innanzi tutto non ci sono più le sovvenzioni europee alla banana canaria, per cui ora costano di più di una volta. Inoltre, il mercato ora esige le banane grosse e insipide, sul tipo della nota marca: infatti, proprio perché quella marca e analoghe non avessero concorrenza, si è in pratica imposto di non produrre più le altre varietà, con grande nocumento per la diversità della specie. Chiaramente, chi produce solo per sé ha potuto mantenere la varietà o cultivar che preferiva, ma le piantagioni hanno cambiato a poco a poco tutto l'impianto. Vabbè...

Ora vi racconto un po' qualcosa di quel che so sulla banana (Musa paradisiaca).

Il banano non è un albero, ma un arbusto erbaceo, formato da diversi strati di foglie, disposte a spirale una sull'altra, a formare uno pseudofusto (che qui chiamano plantón). Produce un grappolo o casco di frutti alla volta, poi la pianta madre muore, ma al suo piede ne è già nata un'altra che mesi dopo produrrà a sua volta il frutto. Spesso si vede un banano con 3 generazioni di pseudofusti: “nonna” , “madre” e “figlia”. In un anno si possono avere, dalle distinte generazioni della pianta, fino a tre caschi.



Le foglie del banano nascono lisce e tondeggianti, poi il vento e le intemperie le sfrangiano.

Il suo fiore, dalle brattee violacee, è in realtà un grappolo di fiori, dei quali i maschili si trovano nella punta, mentre al disopra si schiudono a poco a poco, arricciandosi, le brattee che ricoprono i fiori femminili, che sembrano dei tubicini bianchi che inverdiscono alla luce una volta scoperti, a sezione quadrangolare con il piccolo insignificante fiore biancastro in cima.


Proprio perché i fiori femminili sono disposti in gruppi sotto queste brattee disposte a spirale, il casco (piña) maturo appare formato da molti giri di gruppi (manos o manitas), che sono poi i grappoli che vediamo esposti dal fruttivendolo, una volta staccati dalla rachide.
Una volta che i fiori femminili sono stati fecondati e le piccole banane iniziano ad ingrandire, viene tagliata la parte residua del fiore maschile, e prima ancora i piccoli fiori femminili appassiti, perché marcendo non sciupino i frutti (detti anche dedos, dita*).


In realtà nel banano si ha una partenocarpia, ovvero il frutto si sviluppa anche senza impollinazione. Del resto, non produce praticamente semi: sono piccolissimi (quei puntolini che si possono apprezzare lungo il cuore del frutto) e non funzionali.
Perché i frutti diventino più grossi (para que granen) il casco viene spesso ricoperto (enfundado) con un sacco microforato di plastica azzurra: non so se vada bene di altro colore, ne ho visti solo di azzurri. Questa ricopertura oltre a sfruttare meglio il calore nei mesi meno caldi ha anche il vantaggio di rendere i frutti meno soggetti all'attacco di parassiti e più puliti.

Il casco stesso poi viene mantenuto separato dal fusto con una canna, perché non lo tocchi e non si ammacchi quindi in alcun punto. Spesso il fusto, quando il casco è già molto ingrandito, viene sorretto con bastoni perché non si rompa per il peso (un casco può pesare fino a una sessantina di chili...).


Una volta raggiunta la dimensione massima dei frutti, rigorosamente ancora verdi, i caschi vengono tagliati e, con cautela perché i frutti non si ammacchino (i camion che li trasportano avvolti in coperte per protezione procedono con lentezza esasperante!), vengono portati all'impianto di preparazione (empaquetado).


Qui sono liberati dai frutti che abbiano iniziato a ingiallire e da quelli ammaccati. Poi i caschi, appesi a ganci, vengono lavati per togliere ogni residuo di pesticida o di materiale vegetale che potrebbe sciupare le “mani”, che vengono separate dalla rachide (tronco) e infine inscatolate per la spedizione, per lo più all'estero.

il casco intero è già stato lavato, ora tocca alle mani

Durante il trasporto inizieranno il processo di maturazione che si concluderà al momento della vendita.
Le mani di banane vanno sempre disposte con la parte convessa verso l'alto, per evitare che si ammacchino, e per permettere nei primi tempi al latice di defluire dal taglio.

scarto (!)

Le banane già leggermente ingiallite, fuori misura e quelle di seconda categoria in genere hanno sbocco nel consumo strettamente locale, mentre quelle sciupate e le rachidi vengono utilizzate come mangimi per animali, soprattutto capre (allevamento molto diffuso in queste isole).


Ma anche il fusto viene riciclato: la sua parte meno coriacea, ridotta a striscioline, viene utilizzata con il nome di badana per legare la vigna, come altrove si usa il giunco.

In questa foto vedete un riassunto: il casco separato per mezzo della canna, il fusto sorretto dal palo, una pianta ancora in fioritura, sulla destra una pianta giovane, senza frutto, con la figlia dalle foglie tuttora non sfrangiate che le cresce al piede...
l'orto di una amica, c'è di tutto un po'


* infatti la parola banana deriva da un termine arabo che significa dito; vattelapesca perché invece in Canarias, ma anche in Península, si chiama soprattutto plátano! che però in spagnolo designa anche l'albero frondoso che tutti conosciamo. Nei paesi latinoamericani, dove sono presenti entrambe le varietà, si fa distinzione tra banana e plátano (che indica il tipo da cuocere, molto grosso e dalla polpa più ricca di fecola), benché alcuni considerino le due parole sinonimi o li usino con significato scambiato!

Ricordate: per apprezzare veramente una buona banana, occorre mangiarla ben matura, quando gli amidi che contiene si son trasformati in zuccheri: se dovete tagliarla con il coltello alla base per staccarla dalle altre,  è probabile che non sia ancora abbastanza matura, dovrebbe bastare la semplice torsione con la mano...

Buon appetito!